Benetti Carlo GAM

GAM: With a little help from AI

GAM: “With a little help from AI”, oggi possiamo ascoltare una canzone incisa da John Lennon negli anni Settanta; l’intelligenza artificiale è la parola dell’anno, un indizio del potere di trasformazione esercitato dalla tecnologia nel rimodellare il mondo.


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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR


L’AI costituisce insidia e occasione di crescita, fa paura eppure rivela enormi potenzialità. Anche nei mercati finanziari

L’intelligenza artificiale ne ha combinata un’altra. È stata recuperata una vecchia registrazione di John Lennon, una canzone accennata al pianoforte, è stata mixata con arrangiamenti degli altri del gruppo e l’esito finale, un po’ malinconico, è “Now and Then”, l’ultima incisione dei Beatles. Lennon aveva inciso il brano alla fine degli anni Settanta, in quel periodo la relazione con Yoko Ono era tormentata, il testo è un addio e insieme una speranza di ripresa (“non voglio perderti, o costringerti o confonderti …”). Una ventina d’anni dopo Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr la recuperarono e tentarono degli arrangiamenti ma la tecnologia dell’epoca non consentiva di ottenere un risultato pulito con la voce e il pianoforte di Lennon. Fino a oggi.

I sistemi di machine learning hanno riconosciuto e isolato la voce di John Lennon, l’hanno mixata con gli arrangiamenti registrati negli anni Novanta e hanno restituito un brano pulitissimo che conserva la sonorità originale delle voci e degli strumenti.

“With a little help from AI”, oggi possiamo ascoltare, con struggimento, l’ultima canzone dei Fab Four, cinquantatre anni dopo lo scioglimento del gruppo. Chissà, in un prossimo futuro l’applicazione alla musica dell’intelligenza artificiale potrà evitare l’imbarazzante scivolone di Francesca Michielin che chiede a Colapesce del “duetto pazzesco con Ivan Graziani”, il cantante ha gestito con eleganza la gaffe evitando di ricordarle che il cantautore ci ha lasciato nel 1997.

Potenza della tecnologia che negli anni in cui John Lennon abbozzava Now and Then entrava nelle catene di montaggio con la robotizzazione e l’automazione. I colletti blu sono stati i primi a fare i conti con l’innovazione tecnologica e dopo mezzo secolo la tecnologia sembra minacciare anche il lavoro creativo.

Le star temono le potenzialità del nuovo avanzamento tecnologico, gli sceneggiatori delle produzioni di Hollywood hanno scioperato per giorni contro l’insidia al loro lavoro rappresentata dall’intelligenza artificiale generativa. “Non è la prima volta che la tecnologia cambia le regole del gioco” scrive l’Economist, anche la radio e il cinema vennero percepite come una minaccia allo star system dell’epoca, qualche anno dopo si pensava lo stesso della televisione. Ma, a dispetto delle paure, la radio, il cinema e la televisione aumentarono la popolarità delle star, posero le basi per lo sviluppo e l’affermazione dello star system.

È probabile che con l’intelligenza artificiale accadrà la stessa cosa. Taylor Swift è artista di indubbio talento (appena scalzata dalle classifiche di Spotify da “Now and Then”!) ma non ha esitato a sperimentare le potenzialità dell’intelligenza artificiale generativa nella composizione di nuovi brani. Taylor Swift ha esplorato nuovi territori musicali senza rinunciare alla sua distintiva cifra stilistica, usa gli algoritmi dell’AI generativa come fonte creativa dalla quale estrarre spunti di ispirazione.

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la fruizione della produzione musicale, piattaforme streaming come Spotify e Apple Music utilizzano algoritmi per raccogliere e analizzare i modelli di ascolto degli utenti e Taylor Swift, intelligentemente, ha cominciato a collaborare con quelle piattaforme per personalizzare l’esperienza dell’ascoltatore.

Nel 2023 “AI”, abbreviazione anglosassone di intelligenza artificiale, è stata scelta dal Collins Dictionary come parola dell’anno. Non si tratta solo di una tendenza linguistica, la decisione degli esperti del Collins è un barometro culturale che indica il potere di trasformazione esercitato dalla tecnologia nel rimodellare il mondo, l’influenza pervasiva dell’intelligenza artificiale nei vari aspetti della nostra vita quotidiana. Dalle case intelligenti agli assistenti virtuali, dai veicoli autonomi all’analisi predittiva, l’AI è diventata una forza che sta modificando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare.

Il cambio di paradigma è avvenuto con Chat-GPT. L’intelligenza artificiale è nelle nostre vite da tempo ma è stata Chat-GPT, così facile da usare, a portare l’avanzamento digitale nella quotidianità, ha favorito la dimestichezza con le potenzialità degli algoritmi generativi, ha avviato una nuova fase nella Rivoluzione Industriale 4.0.

E infatti il panorama dell’intelligenza artificiale è stato ridisegnato in questi anni dalla costituzione di numerose start-up di AI generativa. Guidate da algoritmi innovativi queste nuove, piccole società stanno mostrando il molto che potrà essere fatto dalla produzione autonoma di contenuti. Un aiuto impensabile fino a poco tempo fa per artisti, scrittori e designer e utilissima negli ambiti della sanità, della ricerca scientifica e dell’analisi dei dati. Nell’ultimo decennio gli investimenti nell’AI sono stati ingenti e in costante crescita fino alla battuta d’arresto dell’anno scorso. Nel 2022 gli investimenti sono stati poco meno di 190 miliardi di dollari, grossomodo un terzo meno rispetto al 2021.

Siamo vicini al rischio bolla? La domanda è lecita, è già accaduto che vere innovazioni, autentici mutamenti strutturali nella crescita siano stati anche volano di improvvisazioni e speculazioni, centinaia di società farlocche che hanno travolto migliaia di investitori troppo fiduciosi o mal consigliati. È accaduto nella metà dell’Ottocento con lo sviluppo delle ferrovie, lo abbiamo sperimentato poco più di vent’anni fa con la formazione e l’esplosione della bolla di Internet.

È dunque ragionevole chiedersi se qualcosa del genere accadrà anche con l’intelligenza artificiale. “Noi crediamo di no” scrive Mark Hawtin di GAM Investments “l’impatto sarà molto meno drammatico ma c’è comunque qualche motivo di cautela nel breve termine”. Il dubbio lo hanno anche le società del settore, i manager si chiedono se stanno staccando assegni per investimenti esposti al rischio bolla ma, dall’altra parte, c’è anche la convinzione che “l’AI sia così importante che non investire significherebbe perdere una tecnologia dirompente, potrebbe essere più grande di Internet dieci o quindici anni fa” scrive Hawtin.

Nonostante la battuta di arresto del 2022, l’AI conserva un enorme potenziale economico: per aumentare la produttività, i margini o semplicemente difendere le proprie posizioni di mercato le aziende dovranno adeguarsi ai nuovi standard tecnologici. Il grafico sotto riporta il tasso di crescita annuale composto (CAGR): il 75% dal 2022 al 2025 (stimato) è “assolutamente senza precedenti nei cicli delle infrastrutture IT” (Mark Hawtin, nov 2023).

Anche il professor Paolo Legrenzi si sta occupando di intelligenza artificiale nelle Lezioni settimanali de “I soldi in testa” di queste settimane. Nella Lezione 515 del 12 ottobre scorso il professore metteva in guardia dall’illusione che l’intelligenza artificiale possa venire assimilata all’intelligenza umana, come tendono a fare le narrazioni distopiche del cinema. L’uomo tende “a antropomorfizzare tutto: a vedere le cose a nostra immagine e somiglianza” scrive l’amico Paolo, una tendenza che è “un vantaggio ma anche una trappola: nel caso specifico un fraintendimento innescato anche dal fatto che meno di un secolo fa si è deciso di classificare come ‘intelligenti’ i calcoli fatti dalle macchine che avevano iniziato ad aiutare le menti umane”. Ma non c’è da averne paura, la narrazione cinematografica dell’intelligenza artificiale è molto lontana dalla prosaicità della scienza. Nel complesso, possiamo immaginare che l’AI generativa, per le sue caratteristiche “disruptive”, costituirà uno dei motori della crescita economica.

Nel breve termine restano due grandi incertezze. La prima riguarda la distribuzione nell’economia e nella società dei benefici dell’avanzamento tecnologico. Ricardo e Keynes non nascosero il timore sulle possibili conseguenze delle innovazioni tecniche, Daron Acemoglu e Simon Johnson dimostrano, nel loro Power and Progress (2023), come non ci siano automatismi nella ripartizione dei vantaggi economici favoriti dall’avanzamento tecnologico.

L’altra incertezza, che interpella tanto le imprese quanto le leadership politiche, riguarda le conseguenze nel mondo del lavoro, ci saranno lavoratori colpiti positivamente e altri negativamente, tra questi ultimi probabilmente coloro con formazione scolastica o professionale non adeguata ai nuovi standard. Il contributo dell’intelligenza artificiale alla crescita economica incrementerà i profitti, rispetto alla sua assenza, in tutti i settori, sarà dunque ancor più necessaria la selezione attiva delle società per valutare quelle che investiranno nell’AI per migliorare ricavi e utili.

Nell’ultimo periodo le cose non sono andate bene neppure per i titoli del settore tecnologico ma gli indicatori di momentum segnalano il possibile trend rialzista di breve termine, c’è voglia di non perdere l’appuntamento con l’atteso rally di fine anno, il fatto che i settori difensivi abbiano relativamente sottoperformato è conferma di uno scenario favorevole. I tassi di interesse al plateau (“usate quella parola con prudenza” direbbe il fantasma di Irving Fisher), l’inflazione in discesa e valutazioni più ragionevoli profilano condizioni favorevoli, alimentano le speranze nelle ultime settimane dell’anno.

Fonte: InvestmentWorld.it


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