Generali Investments

Generali Investments – La FED lascia la festa

Generali Investments: La stretta monetaria della Fed inizierà a marzo: si prevede sarà rapida, non graduale e quindi meno prevedibile, più dipendente dai dati e probabilmente più veloce.


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Commento di Thomas Hempell, Head of Macro & Market Research di Generali Investments


    Restiamo ancora convinti che l’incompiuta ripresa globale ed una discreta crescita degli utili supporteranno gli asset rischiosi. Tuttavia, due rischi chiave si stanno materializzando: una Fed più aggressiva e l’aumento dei prezzi dell’energia. Abbiamo pertanto ridimensionato la nostra posizione di Overweight sull’azionario.

    Nel reddito fisso manteniamo l’Overweight nel credito, alla luce del sostegno residuo della BCE e della resilienza dei fondamentali; rimaniamo Underweight sui titoli governativi a lunga scadenza. Entrambe queste posizioni stanno ripagando nell’attuale contesto.

    Il dollaro USA ha ancora potenziale grazie al supporto della Fed, ma ci aspettiamo un’inversione di marcia nel corso dell’anno.

È difficile mantenere viva una festa quando la musica si spegne all’improvviso. Molti investitori hanno imboccato l’uscita quando la Fed ha dato segno di una svolta molto più netta verso la normalizzazione nella sua politica a gennaio. L’aumento di quasi 30 punti base nei rendimenti dei Treasury a 10 anni ha creato un contraccolpo nelle azioni, con l’indice MSCI World sceso del -7% al 28 gennaio scorso. Nonostante i crescenti venti sfavorevoli in arrivo dalla Fed e dai prezzi dell’energia, continuiamo a comprare sul calo temporaneo delle valutazioni.

La ripresa globale si rafforzerà ancora nel 2022, più che nel 2018, riferimento spesso citato in relazione ai rialzi della Fed ed al Quantitative Tightening. Siamo invece più preoccupati dalle crescenti incertezze legate alla politica monetaria. Ci aspettiamo ora almeno quattro rialzi della Fed, a partire da marzo, ed una riduzione del bilancio verso la metà dell’anno, con il mercato che prezza attualmente tra quattro e cinque rialzi. Il recente rifiuto di Powell di escludere un inasprimento ancora più rapido comporta rischi sostanziali per le valutazioni di mercato.

Anche le tensioni geopolitiche in Ucraina non aiutano. Una vera e propria invasione russa e sanzioni dirompenti possono essere evitate, ma le persistenti preoccupazioni riguardo la fornitura energetica all’Europa aggiungono pressioni ai prezzi, mentre le strozzature della catena di approvvigionamento globale si stanno solo lentamente alleggerendo. La situazione è più delicata negli Stati Uniti, dove un mercato del lavoro rovente e l’aumento nel costo delle case rischiano di rendere più radicato l’aumento dei prezzi.

Ancora opportunità approfittando dei cali sul mercato

Il picco del tasso di interesse di riferimento della FED – prezzato al di sotto del 2%, il che implica rendimenti reali costantemente negativi – rimane troppo basso. Ciò lascia spazio per un ulteriore rialzo dei rendimenti statunitensi, anche se a un ritmo più contenuto rispetto a quanto visto di recente. L’aspettativa di un rialzo dei tassi da parte della BCE nel 2022 sembra esagerata: tuttavia, il richiamo dei rendimenti dei Treasury USA ed i preparativi per il rialzo dei tassi della BCE nel 2023, continueranno a gravare sul reddito fisso europeo, mentre l’esito delle elezioni presidenziali italiane aiuterà ad allentare la pressione sui BTP.

L’aumento dei rendimenti reali a lungo termine rappresenta un ostacolo per le valutazioni azionarie. Detto questo, i multipli azionari sono diminuiti più velocemente di quanto siano aumentati i rendimenti reali. Il PE forward a 12 mesi per l’indice MSCI World è sceso a 17.5, dal picco superiore a 21.0 registrato un anno fa. La politica della Fed resterà tutt’altro che restrittiva nel 2022, e la crescita degli utili sta rallentando ma non è in stallo. Questo lascia spazio per un rialzo delle azioni, anche se in un contesto molto più volatile. Continuiamo a preferire il segmento Value al Growth. Ci aspettiamo inoltre che il credito rimanga resiliente nonostante il recente aumento dell’avversione al rischio, beneficiando ancora del sostegno della BCE, di tassi di default contenuti e di solidi profitti. Il Dollaro USA potrà registrare ulteriore upside rispetto alla Fed, ma prevediamo un’inversione di tendenza nel corso dell’anno poiché la ripresa globale porrà un freno alla valuta anticiclica.

Fonte: BondWorld.it


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