La Germania rimane potenzialmente la locomotiva d’Europa. Le stime di crescita per il 2013 risentono di una dinamica inferiore alle attese tra fine 2012 e i primi mesi di quest’anno…
Tuttavia, i fondamentali rimangono solidi e le politiche economiche accomodanti. La Germania dovrebbe quindi tornare a crescere a pieno regime già da fine 2013 e al di sopra del potenziale in media 2014. Tuttavia, affinché la ripresa si consolidi la domanda estera dovrà accelerare nei mesi estivi. Una politica fiscale marginalmente più espansiva, in vista delle elezioni politiche del 22 settembre, contribuirà a sostenere il ciclo ed in particolare la domanda interna.
La Germania crescerà di 0,4% nel 2013 dopo il +0,9% del 2012. La previsione per l’anno in corso risente di un’uscita più debole del previsto del PIL dal 2012 (-0,7% t/t) e di un’apertura d’anno piuttosto fiacca (+0,1% t/t). La Germania non è rimasta immune dal calo di domanda dal resto della zona euro, solo in parte controbilanciato dall’export verso il resto del mondo e dall’accelerazione dei consumi domestici. L’economia tedesca dovrebbe essere tornata ad una crescita più sostenuta già in primavera, dal momento che ordini e output nell’industria e nelle costruzioni hanno più che recuperato tra marzo e aprile. Tuttavia, affinché la ripresa si consolidi, è necessario un più deciso rimbalzo delle esportazioni che pensiamo arrivi in estate. Da fine 2013, l’economia tedesca tornerà a crescere a pieno regime, sostenuta dalla domanda estera, da condizioni finanziarie ancora ampiamente favorevoli e da una politica fiscale leggermente espansiva. Se dalle elezioni del prossimo 22 settembre dovesse emergere una coalizione CDU e SPD (che ha fatto del tema della redistribuzione il fulcro della campagna elettorale) o Verdi, è possibile che il focus si sposti maggiormente su programmi di spesa sociale e su un riforma fiscale che renda la tassazione più progressiva, ma è improbabile che la politica fiscale diventi significativamente più espansiva.
Il prossimo anno la crescita del PIL è vista all’1,7%, poco sopra le ultime stime di potenziale dell’OCSE. La composizione della crescita continuerà spostarsi dalle esportazioni nette alla domanda interna ma la chiusura del surplus di bilancia commerciale rimarrà comunque molto graduale. Nel complesso, la nostra valutazione dell’economia tedesca rimane positiva e le stime incorporano soltanto la dinamica più debole del previsto a cavallo del nuovo anno. I rischi per lo scenario di previsione sono ancora verso il basso e derivano in particolare da una ripresa più blanda rispetto a quanto da noi assunto per il resto della zona euro e della domanda globale.
Gli indici di fiducia hanno seguito un andamento altalenante da inizio anno. A giugno, l’indice IFO (105,9) era ancora al di sotto del livello di febbraio (107,4) anche il PMI manifatturiero (48,6) rimaneva al di sotto del livello di inizio anno. Le attese per i prossimi mesi sono più caute rispetto all’inizio dell’anno, mentre la valutazione sulla situazione corrente è migliorata. Il forte rimbalzo di produzione industriale a marzo e aprile ha alzato la crescita a +2,5%t/t nel 2° trimestre, dopo lo stallo di inizio anno. L’industria offrirà, dunque, un largo contributo positivo (0,5%) alla crescita del PIL in primavera. Anche la produzione nelle costruzioni è in rotta per un recupero dopo i cali invernali legati al clima eccezionalmente rigido. I servizi potrebbero, però, vedere ancora una lieve contrazione di attività. Nel complesso ci aspettiamo, quindi, una crescita del PIL nel 2° trimestre di 0,4-0,5% t/t dopo il +0,1% t/t di inizio anno. Il peggio di questo ciclo dovrebbe quindi essere alle spalle.
Tuttavia, va notato che la differenza fra PMI ordinativi e scorte suggerisce che il rimbalzo di produzione e PIL dei mesi primaverili potrebbe in parte rientrare in estate in assenza di una accelerazione della domanda. Una delle cause della crescita più debole delle attese a inizio 2013 (0,1% t/t rispetto ad attese di consenso di 0,2%-0,3% t/t) è stata il calo delle esportazioni, in particolare verso la zona euro. Continuiamo a pensare che una più decisa accelerazione della domanda estera arriverà in estate e che fino al 2014 la spinta verrà principalmente da Paesi al di fuori della zona euro. La crescita dell’export, come quella dell’import, sarà nulla in media 2013, per effetto della debole entrata nell’anno. Nel 2014, l’export accelererà al +4,4%. Le importazioni cresceranno di 5,8% nel 2014. Nel complesso, il commercio estero offrirà un contributo nullo alla crescita del PIL nel 2013 e sottrarrà 0,3 punti nel 2014. Si confermerà sull’orizzonte di previsione il maggior contributo alla crescita del PIL della domanda interna: 0,6% quest’anno e +1,9%, più del PIL, nel 2014.
La dinamica della domanda interna sarà sostenuta da condizioni monetarie che sono attese rimanere ampiamente espansive sull’orizzonte di previsione e da una politica fiscale moderatamente espansiva in vista delle elezioni del prossimo 22 settembre.
I tassi attivi alla clientela sono calati negli ultimi tre mesi. È possibile che da fine 2013 il trend si inverta, ma le condizioni sui prestiti rimarranno comunque favorevoli. L’indagine sul credito della Bundesbank relativa al 1° trimestre di quest’anno ha evidenziato condizioni al credito più favorevoli nei primi tre mesi dell’anno e una stabilizzazione per il 2° trimestre. La percentuale di imprese che riporta difficoltà di accesso al credito rimane bassa. Tra le misure di politica fiscale la più significativa, in termini di impatto sul ciclo, è la riduzione dei contributi previdenziali dal 19,6% al 18,9%. Ulteriore stimolo verrà dall’innalzamento della soglia di esenzione, dall’introduzione di crediti per i figli nonché dall’abrogazione dei ticket sulle visite mediche.
L’accelerazione della domanda interna sull’orizzonte di previsione è spiegata in larga misura dal recupero degli investimenti fissi che sono visti in crescita di 4,7% nel 2014 dopo una contrazione del 2,0% nel 2013. Nei primi mesi del 2013, gli investimenti aziendali si sono contratti di 0,7% per effetto del clima ancora incerto e di una revisione al ribasso delle vendite, in particolare verso il resto della zona euro. Ci aspettiamo che il clima più disteso sui mercati e gli sviluppi positivi sul fronte della crisi del debito, unitamente a prospettive di accelerazione della domanda globale, inneschino un recupero della spesa in macchinari già dai mesi primaverili.
Inizialmente la spesa sarà limitata alla sostituzione degli impianti esistenti, ma con l’aumentare dell’utilizzo della capacità produttiva dovrebbero ripartire anche gli investimenti di ampliamento.
Nel complesso, gli investimenti aziendali sono visti in crescita del 4,9% nel 2014 dopo una contrazione del 2,4% nel 2013, spiegata dalla debolezza di fine 2012 / inizio 2013.
Gli investimenti in costruzioni sono attesi rimbalzare tra la primavera e l’estate dopo il calo più forte delle attese a inizio 2013 dovuto al clima eccezionalmente rigido. La spesa in costruzioni e in particolare gli investimenti residenziali, rimangono ben orientati sull’orizzonte di previsioni data la crescita dei premessi ancora al di sopra della norma storica anche se inferiore al 2010.
Nel 2014 gli investimenti in costruzioni sono attesi in crescita del 2,8% dopo il -1,6% del 2013. Gli investimenti pubblici, dopo il calo del 2012 associato al venir meno dei programmi di stimolo, dovrebbero rimbalzare nel 2013 dal momento che è previsto un temporaneo aumento della spesa in infrastrutture.
La spesa per consumi ha fatto meglio del previsto a inizio 2013 accelerando al +0,6% t/t dopo il +0,2% t/t osservato in media nella seconda metà dello scorso anno. Ci aspettiamo una crescita media dei consumi dell’1,1% nel 2013 e dell’1,4% nel 2014, grazie al clima più disteso sui salari alla crescita dell’occupazione, al calo dell’inflazione e alla politica fiscale. Il reddito disponibile da lavoro reale è atteso crescere di quasi l’1,0% quest’anno e accelerare all’1,6% il prossimo. La dinamica occupazionale ha fatto meglio del previsto tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013. Il numero di occupati soggetti a contribuzione sociale è salito di 171 mila unità tra novembre e marzo, ad aprile si è vista una stabilizzazione. L’aggiustamento della domanda di lavoro al ciclo continua a passare per il numero di ore lavorate piuttosto che per il numero di occupati. La Bundesbank nel bollettino di maggio indicava come possibile spiegazione l’aumento delle assunzioni di lavoratori immigrati dall’Est Europa. Le indagini congiunturali indicano un rallentamento delle intenzioni ad assumere, ma rimangono su livelli coerenti ancora con una crescita degli occupati. È quindi possibile che la dinamica dell’occupazione rallenti soltanto su base annua dall’1,1% del 2012 allo 0,5% quest’anno. Il prossimo anno non ci aspettiamo un’accelerazione della dinamica occupazionale ma tutt’al più un aumento del numero di ore lavorate. Dato l’andamento migliore del previsto dell’occupazione non escludiamo che il tasso di disoccupazione possa salire solo di pochi decimi di qui all’autunno. In media annua il tasso di disoccupazione dovrebbe restare al 6,9% invariato rispetto al 2012. Non sono previsti cali significativi dal 2014 in avanti, a meno di una forte accelerazione della forza lavoro che la Bundesbank ritiene improbabile anche assumendo flussi migratori di circa 300 mila unità all’anno. La dinamica del reddito disponibile sarà sostenuta da una crescita dei salari di poco inferiore al 3,0%, stando agli accordi stipulati tra fine 2012 e inizio 2013. Il salario base è rallentato al 2,6% a marzo dal 3,0% di dicembre. Le retribuzioni sono attese crescere meno dei salari per effetto del calo delle ore lavorate. Il costo del lavoro crescerà del 2,5% quest’anno e del 2,6% il prossimo, in parte per effetto dei minori oneri contributivi. La dinamica del costo unitario del lavoro sarà penalizzata da una crescita della produttività strisciante anche nel 2013 e nel 2014, mettendo pressioni sulla dinamica dei prezzi interni.
L’inflazione è calata all’1,5% a/a in maggio dal 2,0% di dicembre scorso, in parte grazie a minori pressioni della componete energia. In media annua l’inflazione è attesa all’1,7% sia quest’anno che il prossimo dal 2,1% del 2012. La dinamica sottostante potrebbe accelerare dall’1,6% all’1,8% nel 2014 per effetto dell’accelerazione del costo del lavoro.
Finanze pubbliche. Il saldo di bilancio ha chiuso in lieve surplus nel 2012: +0,2% del PIL in miglioramento dal -0,9% del 2011 e ben meglio del -0,9% del PS 2012. Il saldo strutturale ha chiuso in surplus già nel 2012 al +0,3% del PIL. Il debito è salito all’81,9% del PIL dall’80,5% del 2011 per effetto del pagamento dei contributi all’ESM (29 miliardi di garanzie da stanziare per l’EFSF e 27 miliardi per l’ESM), nonché per la liquidazione della Banca Regionale WestLB. Nel 2013, il saldo di bilancio potrebbe tornare in lieve deficit, -0,1%-0,2%. Il ciclo avrà difatti un peso al margine negativo sulla dinamica dei saldi, dato il rallentamento tra fine 2012 e inizio 2013. Inoltre la politica fiscale è attesa in lieve espansione per effetto delle misure di politica fiscale adottate dal Governo in vista delle elezioni d’autunno riduzione dei contributi previdenziali al 18,8% dal 19,6%; l’allargamento della base imponibile su cui si applicano deduzioni delle aliquote IRPEF; l’eliminazione del ticket sulle visite specialistiche; l’introduzione di incentivi fiscali sulle ristrutturazioni solo in parte bilanciate da tagli di spesa. I principali risparmi deriveranno dai minor oneri da interessi dal momento che il calo dei rendimenti si trasmette tipicamente con un ritardo. Ci aspettiamo un pareggio di bilancio nel 2014, quando l’effetto positivo del ciclo sarà controbilanciato da una stance di politica fiscale marginalmente più espansiva. Il saldo strutturale è atteso rimanere circa sul livello del 2012 sia nel 2013, sia nel 2014. Il debito è visto in calo al 78,8% del PIL nel 2014.


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