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Il Punto: Germania: si apre una stagione difficile per Angela Merkel, nonostante il successo di domenica.

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Francia: il Governo rivede al ribasso le stime sul PIL 2013-14. ….

La CDU/CSU guidata da Merkel, con il 41,5% dei consensi alle elezioni di domenica, ha ottenuto 311 seggi, 74 in più che nel 2009, ma cinque in meno rispetto ai 316 necessari per governare in autonomia. Lo scenario più probabile rimane quello di una grosse Koalition con l’SPD che ha ottenuto il 25,7% dei consensi e 192 seggi (solo 46 in più rispetto al 2009). Per la prima volta dal dopo-guerra, l’FDP è rimasto fuori dal Parlamento. Una coalizione CDU-Verdi rimane poco probabile, non solo perché i sondaggi mostrano che l’elettorato CDU preferirebbe una coalizione con i socialdemocratici, ma anche perché il Bundesrat è controllato dall’SPD e quindi Merkel si troverebbe a dover governare con Camere spaccate. I negoziati con l’SPD (che mentre scriviamo tiene una convention di partito) non sono ancora iniziati e potrebbero rivelarsi ancora una volta lunghi e tesi.

Nel 2005, ci vollero 65 giorni per trovare un’intesa tra CDU e SPD. Come abbiamo già dibattuto (si veda il Weekly Economic Monitor del 06/09/2013) una coalizione con l’SPD non dovrebbe portare a cambiamenti dell’austerity in Europa né dell’approccio gradualista sulle questioni europee. Il dibattito sarà più incentrato sui temi di politica interna, data la divergenza di posizioni tra i due schieramenti. Nonostante la ferma opposizione in campagna elettorale, negliultimi giorni la CDU ha aperto su modifiche della tassazione. Al centro dei negoziati vi sarà anche la distribuzione dei ministeri chiave.

Ci sembra assai probabile che verrà confermato Schauble alle Finanze, dal momento che ha avuto un ruolo chiave nella gestione della crisi del debito e perché non è chiaro chi potrebbe prendere il suo posto tra i banchi dell’SPD. Pensiamo che, al di là dell’incertezza tipica delle fasi di negoziato, una coalizione di larghe intese sarebbe positiva per l’Europa. In questa legislatura, Merkel dovrà anche spingere sul fronte delle riforme interne, dal momento che fino ad ora la performance economica tedesca ha beneficiato delle riforme dei primi anni Duemila ma vi sono nuove sfide da affrontare per garantire una tenuta della crescitapotenziale nel medio periodo (1,3% nelle ultime stime OCSE rispetto all’1,9% medio per i paesi avanzati).

Il budget 2014 presentato mercoledì mattina dal Governo Hollande al Parlamento prevede una manovra da 15 miliardi di euro, pari a 0,9% di PIL.

Il taglio delle spese contribuirà per 0,7% (11,4 mld circa) e le nuove entrate per 0,2% (3,6 mld circa). I tagli saranno distribuiti a tutti i livelli dell’Amministrazione Pubblica, mentre il grosso delle nuove entrate saranno sostenute dalle famiglie. La pressione fiscale sulle imprese è stata rimodulata, ma non alleggerita. Per quanto attiene alla riduzione dei costi dello Stato, i risparmi complessivi saranno di 5,2 mld: 2,6 mld saranno reperiti attraverso l’ottimizzazione delle strutture centrali, 0,9 mld dalla riduzione degli effettivi (al netto circa 2.000 dipendenti in meno) e altri 1,7 mld saranno recuperati tramite riduzioni salariali. Altri 3,3 mld saranno reperiti dalle Amministrazioni locali. Infine, 2,9 mld proverranno principalmente dall’annullamento di progetti d’investimento, dalla riduzione di sussidi e agevolazioni e dalla riduzione di coperture per malattia. Nel complesso, il “peso” dello Stato scenderà dal 57,1% del PIL al 56,7% nel 2014 (era però il 56,6% nel 2012). Le nuove entrate (3,6 mld) peseranno pressoché del tutto sulle famiglie, dal momento che la pressione fiscale sulle imprese è stata “stabilizzata” per il 2014.

Le misure principali a questo riguardo sono un intervento sui quozienti familiari (1 mld), l’eliminazione della riduzione d’imposta sulle spese scolastiche (0,4 mld) e sulle casse sanitarie collettive (1 mld), la tassazione sul 10% di bonus destinato alle pensioni dei genitori di famiglie numerose (1,2 mld). Si prevede che l’anno prossimo la pressione fiscale raggiungerà il picco al 46,1% dal 46,0% di quest’anno: per cui la “pausa fiscale” promessa da Hollande di fatto è una semplice stabilizzazione. Il Governo ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita per l’anno corrente e il prossimo: per il 2013 il PIL è atteso crescere di 0,1% (da 0,2%), mentre per il 2014 la crescita dovrebbe essere dello 0,9% (da 1,2%). Di conseguenza, anche il rapporto deficit/PIL viene rivisto, passando al -4,1% (da -3,7%) per il 2013 e al -3,6% (da -2,9%) per il 2014. Il saldo strutturale passerà dal -2,6% del 2013 al -1,7% del 2014.

Il debito pubblico è previsto quindi salire ancora dal 93,4% di quest’anno al 95,1% nel 2014. In sintesi, il documento presentato dal Governo non è particolarmente coraggioso, ma non dovrebbe creare problemi nelle sedi europee. Le aspettative riguardo al forte rilancio di competitività che era stato promesso per l’anno prossimo rischiano di essere in parte deluse


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