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H – Analisi del piano annunciato al summit UE la settimana scorsa

Con il comunicato diramato lo scorso giovedì i Capi di Stato UE hanno lanciato un messaggio forte: essi faranno tutto il possibile per riuscire a mantenere coesa l’unione, nel tentativo evidente di calmare i nervosismi che in questi giorni caratterizzano i mercati finanziari. Infatti, Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo, ha aperto il suo…

Commento settimanale a cura di Chris Bullock, co-manager del fondo Henderson Horizon European Corporate Bond


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discorso chiarendo che lo scopo del programma è di allineare le azioni politiche con i movimenti del mercato (questione di tempo, direbbero alcuni). Di sicuro, ha avuto l’immediato risultato di una ripresa dei mercati sia durante che dopo l’annuncio. Come al solito, il problema sta nei dettagli (o piuttosto nella loro mancanza) e infatti rimane qualche incertezza sulle modalità in cui queste misure saranno implementate, sulla loro condizionalità e su quanto realmente esse saranno in grado di centrare il fulcro del problema. Come sempre nei mercati obbligazionari, questo nuovo piano d’azione è “molto buono fino a quando non lo si prova”.

Prima gli aspetti positivi: i Capi di Stato sono apparsi tutti d’accordo su un punto, che un default greco sia “inevitabile”. La partecipazione del settore privato per ridurre il debito greco soddisferà la Germania e i suoi alleati, mentre i termini dei prestiti più lunghi e i tassi di interesse più bassi per Grecia, Portogallo e Irlanda, sottintendono che un allentamento del peso del debito avrà bisogno contestualmente di decise politiche di austerity. Il mercato chiedeva a gran voce di sviluppare un’azione preventiva e coordinata, e a tal scopo l’annuncio ha avuto degli effetti positivi. Inoltre, ci sembra che l’aumento della flessibilità del veicolo finanziario European Financial Stability Facility (EFSF) e dell’European Stability Mechanism (ESM) sia una buona idea, e un provvedimento assolutamente necessario per placare la prossima fase della crisi del debito sovrano. Questo sembra essere il primo passo verso quella “transfer union” che molti specialisti del mercato ritengono essere l’ipotesi da prendere maggiormente in considerazione per riuscire a risolvere realmente la crisi. Tuttavia, crediamo che sebbene vi sia l’intento, la realtà potrebbe poi rivelarsi diversa con il rischio di perdere di vista il quadro completo.

Quindi quali sono le nostre preoccupazioni?

– Innanzitutto, queste linee generali si limitano appunto ad essere linee generali, una bozza di un piano che ha l’intento di trasmettere un forte messaggio, ma che è povero di dettagli e che presuppone moltissime pratiche burocratiche prima della messa in atto;

– In secondo luogo, tutto è soggetto a condizioni. La Grecia e gli altri paesi periferici nella stessa situazione dovranno necessariamente sviluppare i loro programmi con successo, compito di certo non facile che presenta dei rischi di fallimento elevati;

– In terzo luogo, le dimensioni dell’EFSF rimangono invariate e continuerà ad essere un mezzo non sovvenzionato, il che ne limiterà la velocità di azione. Un cambiamento di statuto per l’EFSF avrebbe bisogno della ratificazione da parte di tutti gli stati membri, che porterebbe al rincorrersi delle notizie, all’analisi di tutte le soluzioni alternative e in alcuni casi al disaccordo tra le parti.

– Infine, le questioni strutturali presenti all’interno dell’Eurozona sono rimaste anch’esse invariate. I deficit sono troppo elevati, ma riuscire a far raggiungere i target fiscali anche a quei Paesi non coinvolti nel programma potrebbe essere molto impegnativo. La propensione al rischio è in crescita, ma un nuovo rallentamento in Europa potrebbe far naufragare anche il migliore dei piani.

Significativi passi avanti nella creazione dell’unione fiscale sembrano essere inverosimili visti il periodo e il clima politico avverso, ma per adesso l’annuncio ha già fatto abbastanza per andare incontro alle aspettative del mercato. Tuttavia, la nostra visione di lungo termine rimane invariata: vi è uno sbilanciamento strutturale all’interno dell’area dell’euro e ci sembra che il difficile avanzamento verso una maggiore integrazione fiscale sia necessario per evitare all’Europa una crisi di sistema di dimensioni maggiori. Da ciò che abbiamo visto fin qui, sarà sempre più necessario nel futuro che l’Eurozona riesca a raggiungere una situazione di maggiore stabilità.

Fonte: BONDWorld – Henderson Global Investors


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