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I mercati valutari: Aspettando la Grecia: euro sotto 1,30 EUR/USD, ma quanto sotto?

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Aspettando la Grecia: euro sotto 1,30 EUR/USD, ma quanto sotto? La Bank of England non ha attuato nuovo stimolo monetario ma la sterlina è salita poco: attesa per l’inflation report….


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EUR – L’euro ha continuato a scendere questa settimana, infrangendo finalmente la soglia psicologica di 1,3000 EUR/USD, penalizzato dagli esiti elettorali di domenica. Se entro questo fine settimana non si sarà riusciti a formare un nuovo governo in Grecia, la maggior incertezza che ne deriverebbe in merito agli scenari di risoluzione della crisi del debito nell’area euro dovrebbe far scendere ulteriormente la moneta unica. Tecnicamente i target dell’onda ribassista di inizio maggio restano 1,2827 e 1,2624. Dopo il test “Grecia”, la prossima settimana sarà fitta di dati sia europei sia statunitensi. Quanto peggiori dovessero risultare i primi rispetto ai secondi, tanto più il cambio dovrebbe esserne penalizzato. Ricordiamo però che potrebbe permanere ancora un certo attrito verso il basso, per le già menzionate ragioni dell’ampio corto euro di mercato e del quasi “azzeramento” dei rendimenti a breve euro, sia in termini assoluti sia in rapporto a quelli USA.

GBP – La prossima settimana dovrebbe essere importante per la sterlina. L’appuntamento chiave sarà l’inflation report di mercoledì. Intanto giovedì la Bank of England ha lasciato i tassi invariati – come scontato – ma soprattutto non ha annunciato alcun ulteriore stimolo monetario. La decisione sull’APF non era completamente scontata: negli ultimi giorni si era insinuato qualche dubbio che la BoE potesse decidere un atto di “generosità” all’ultimo momento, in considerazione degli ultimi sviluppi negativi nell’area euro. A nostro avviso, l’inazione della Banca centrale potrebbe segnare la fine della fase espansiva. Questo sarà più chiaro alla luce dell’inflation report. Ci aspettiamo che le proiezioni di inflazione vengano riviste al rialzo mentre quelle di crescita al ribasso su quest’anno. Sostanzialmente invariate dovrebbero invece restare quelle sull’anno prossimo. In uno scenario alternativo la BoE potrebbe non rivedere affatto verso il basso le prospettive di crescita, né sul breve né sul medio termine. In tal caso modificheremmo le nostre proiezioni sulla sterlina, eliminando livelli inferiori a 1,55 GBP/USD sugli orizzonti a 1m e 3m (v. tab.). Se invece qualche rischio verso il basso sulla crescita verrà mantenuto nello scenario della BoE e questa lasciasse intendere che le porte a ulteriore stimolo monetario non sono ancora state chiuse definitivamente, terremmo aperta la possibilità di una correzione verso 1,55 GBP/USD o poco sotto, ma probabilmente solo a 1m o a 3m, non su entrambi gli orizzonti temporali. In entrambi i casi non intravvediamo però i presupposti per l’avvio di un trend rialzista tra 1,60 e 1,65 che faccia innalzare a 1,60 GBP/USD la base del range di oscillazione del cambio sull’1m-3m. Un’ipotesi del genere sarebbe coerente infatti con l’avvio di un’exit strategy, che appare poco probabile a breve. Anche l’incapacità della sterlina di varcare la soglia di 1,6200 GBP/USD dopo l’annuncio BoE ci è sembrato un segnale di scarso vigore della valuta britannica.

JPY – Rimangono scarsi gli spunti per lo yen. In caso di permanere di incertezza/tensione sulla questione greca il cambio USD/JPY potrebbe far fatica a sfondare definitivamente verso l’alto quota 80,00 – a meno di dati giapponesi sorprendentemente negativi che stimolino l’intervento (almeno verbale) della BoJ o a meno di dati USA particolarmente positivi.


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