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I mercati valutari: Euro: bilancio della settimana negativo.

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Il cambio è sceso da 1,31 a 1,29 EUR/USD. Questa correzione è soprattutto un ritracciamento tecnico: fino a 1,2765 si può parlare di rintracciamento “fisiologico”. Nel Regno Unito l’irrinunciabile necessità del risanamento dei conti rappresenta una spada di Damocle pesantissima sulla crescita………


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Questa è una delle ragioni per cui riteniamo sopravvalutata la sterlina sopra 1,62 GBP/USD e sotto 0,8000 EUR/GBP. Yen: ancora stallo nonostante l’azione della BoJ. Lo sbloccarsi autonomo di questo stallo, essendo i tassi statunitensi e giapponesi ormai a zero entrambi da molto tempo, può avvenire solamente quando i primi riprenderanno a salire rispetto ai secondi.

EUR – Questa settimana l’euro ha corretto. Partito lunedì poco sotto 1,3200 EUR/USD, non ha fatto altro che scendere, fino a raggiungere ieri un minimo a 1,2920. La correzione di questa settimana non va però interpretata come l’avvio di una correzione più estesa destinata a negare l’ampio apprezzamento dell’ultimo mese. Il calo infatti è coerente con una sorta di ritracciamento tecnico, giustificabile in una settimana sostanzialmente povera di spunti reali, dopo due-tre settimane cariche invece di novità favorevoli.

Tanto è vero che l’arretramento dell’EUR/USD è andato di pari passo con il rimbalzo del dollaro (in termini di cambio effettivo. Inoltre, in assenza di spunti nuovi e positivi è comprensibile che il mercato sia tornato a nutrire qualche preoccupazione in merito alle questioni ancora critiche: Grecia e Spagna in primis. Non ci aspettiamo pertanto che l’ulteriore calo di ieri sotto 1,3000 sia l’anticamera di una nuova immediata discesa verso/sotto 1,25. Tra l’altro il movimento ieri è stato amplificato dai dati area euro di settembre (PMI flash e fiducia dei consumatori) che hanno mostrato un deterioramento, deludendo le attese.

Infine, sotto il profilo tecnico, affinché venga abbandonato il fronte rialzista è necessario che venga sfondato al ribasso il corridoio 1,3006- 1,2946. E quest’ultimo livello per ora è stato solo rotto temporaneamente ieri. Comunque, al di là dei fattori tecnici, nei prossimi giorni saranno le questioni sostanziali a guidare la dinamica del cambio e, a parte i dati, il tema principale resta la crisi dell’area euro (sotto i riflettori in particolare la Spagna, con l’approvazione del budget 2013 in programma giovedì 27). Pertanto, se su questo fronte dovessero verificarsi degli intoppi, l’euro potrebbe indebolirsi ancora. Tecnicamente fino a 1,2765 si può parlare di normale ritracciamento. Salvo delusioni, al momento appare più probabile che il cambio ripristini quota 1,3000 piuttosto che scivoli oltre fino a 1,27.

GBP – La sterlina invece è scesa solo contro dollaro (di poco) tra lunedì e giovedì, mentre contro euro ha recuperato le perdite della settimana scorsa. Il principale fattore di debolezza autonoma della sterlina è imputabile ai rischi verso il basso sulla crescita dell’economia britannica, anche in ragione del programma di correzione fiscale. Su quest’ultimo tema il governatore della BoE Mervyn King ha dichiarato che se l’economia britannica cresce meno del previsto si può accettare che il governo non riesca – temporaneamente – a centrare gli obiettivi programmati di riduzione del disavanzo pubblico, ma se l’economia mondiale si riprende, mettendo l’economia britannica in grado di trarre vantaggio da questa situazione allora in quel caso il mancato rispetto degli obiettivi di risanamento fiscale non sarebbe più giustificabile.

King ha toccato un punto importante in questa fase, perché, similmente a quanto sta accadendo negli Stati Uniti, l’irrinunciabile necessità del risanamento dei conti rappresenta una spada di Damocle pesantissima sulla crescita. E, tornando alla crescita, questa settimana sono stati pubblicati i verbali della riunione BoE di inizio settembre. Dai verbali è emerso che questo mese le decisioni su tassi e APF sono state prese all’unanimità, ma (1) uno dei membri stava quasi per votare per un altro aumento immediato dell’APF, e (2) un gruppo (non maggioritario) ritiene probabile che ulteriore stimolo si renderà necessario prossimamente. Quindi il messaggio principale è che la BoE ritiene che potrebbe esserci ancora bisogno di allentare la politica monetaria.

È comunque emersa una novità alla quale il mercato non ha dato peso, ma che sarà da monitorare: per la prima volta infatti dopo lungo tempo la BoE ha rilevato che potrebbero iniziare a presentarsi dei rischi verso l’alto per l’inflazione, derivanti non solo dall’aumento dei prezzi dell’energia ma anche dalla dinamica decrescente della produttività. Quindi ora la banca centrale si attende un calo dell’inflazione inferiore e più lento a quanto previsto precedentemente. Il quadro complessivo sull’economia britannica rappresenta una delle ragioni per cui riteniamo sopravvalutata la sterlina sopra 1,62 GBP/USD e sotto 0,8000 EUR/GBP.

JPY – Questa settimana la BoJ ha annunciato un ulteriore allentamento della politica monetaria, ma lo yen, salvo un cedimento iniziale da 78 a 79 USD/JPY è poi tornato al punto di partenza. La BoJ ha ampliato il programma di acquisto titoli di circa 10mila miliardi e per quanto riguarda lo yen ha comunicato che “starà attenta agli effetti su attività economica e prezzi delle evoluzioni sui mercati finanziari e valutari”. La resistenza a scendere dello yen, nonostante l’ulteriore stimolo monetario fornito dalla BoJ, testimonia il permanere di un substrato irriducibile di avversione al rischio legata alle preoccupazioni per la crescita in generale.

Lo sbloccarsi autonomo di questo stallo, essendo i tassi statunitensi e giapponesi ormai azero entrambi da molto tempo, può avvenire solamente quando i primi riprenderanno a salire rispetto ai secondi. Altrimenti è probabile che si debba attendere qualche ulteriore intervento BoJ.


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