La BCE non ha deluso e l’euro è salito in area 1,26 EUR/USD inoltrata. Tuttavia manteniamo ancora per prudenza l’1,20 a 1m,……..
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perché resta ancora qualche altra prova da superare, in particolare la prossima settimana. Giovedì prossimo importante sarà l’esito del FOMC: un annuncio di QE3 dovrebbe complessivamente risultare favorevole all’euro. La Bank of England ha lasciato tutto invariato e la sterlina ha seguito l’euro, rafforzandosi contro dollaro. Così dovrebbe fare anche la prossima settimana, salvo sorprese dai dati, beneficiando anch’essa di un allentamento quantitativo da parte della Fed. Lo yen finalmente ha dato segnali di vita e di cedimento, raggiungendo quota 79 USD/JPY. Un QE3 da parte della Fed dovrebbe agevolare la
continuazione del calo intrapreso con almeno tentativo di raggiungimento di quota 80. La prossima settimana si riuniscono la Reserve Bank of New Zealand e la Swiss National Bank (non
si attendono variazioni).
– EUR – La BCE non ha deluso, anche se sostanzialmente non ha rivelato nulla di nuovo rispetto a quanto era stato rivelato mercoledì attraverso le “anticipazioni”. Così l’euro è salito ulteriormente, superando, come ipotizzavamo, i massimi recenti, per portarsi fino a 1,2652 EUR/USD, livello abbandonato a inizio luglio. Tecnicamente il corridoio 1,2531-64 che inaugura il fronte rialzista è stato sfondato ed è stata rotta la prima resistenza 1,2629. Le resistenze successive sono collocate a 1,2726 e 1,2824.
– Possiamo dire che ora la strada verso 1,30 è spianata e possiamo dunque eliminare la proiezione di 1,20 a 1m (v. tabella)? Non ancora: c’è qualche altra prova importante da superare nei prossimi giorni (v. calendario eventi), e ci sembra necessario che venga superata favorevolmente affinché l’euro possa proseguire, senza cedimenti, la propria strada verso l’alto. Basta un passo falso e la moneta unica fa ancora in tempo ad arretrare. Ci sono infatti ancora in sospeso la questione greca e spagnola: domenica 9 settembre la Troika incontra il ministro delle finanze greco, venerdì 14 il governo greco presenta il pacchetto di misure aggiuntive e si riunisce l’Eurogruppo e sabato 15 l’Ecofin. C’è poi da portare avanti la causa “unitaria” del programma anticrisi: mercoledì 12 si attende la sentenza delle Corte tedesca su ESM e Fiscal Compact e lo stesso giorno Barroso presenta la proposta di Unione Bancaria. Per tenere conto del rischio che qualcosa non fili liscio o che vi sia qualche altro intoppo, attendiamo almeno la settimana prossima prima di rimuovere l’1,20 EUR/USD a 1m in tabella, ma nel frattempo ci sembra di poter dire che il rischio di un calo importante è diminuito.
– A parte gli aspetti tecnici del programma di acquisto titoli – Outright Monetary Transactions (OMTs) – varato dalla BCE, Draghi è riuscito questa volta a fare una buona sintesi della situazione, chiarendo attori e ruoli nel contesto della crisi e indebolendo, a nostro avviso, le argomentazioni di chi ancora si oppone o mostra scetticismo di fronte all’operato della BCE, impedendo che i mercati tornino ad avere piena fiducia. Tre sono i punti che in sintesi riteniamo importanti in tal senso:
– (1) “Noi (la BCE: NdR) puntiamo ad assicurare che la trasmissione delle nostre decisioni di politica monetaria si trasmettano in modo appropriato all’economia reale dell’area euro”;
– (2) “il programma di acquisto titoli (OMTs) ci consentirà di correggere gravi distorsioni sui mercati dei titoli di stato, che derivano, in particolare, dalle paure infondate degli investitori che l’euro sia reversibile”;
– (3) “il rispetto degli impegni assunti dai governi e l’osservanza da parte di EFSF/ESM del proprio ruolo sono condizioni necessarie affinché gli acquisti di titoli possano essere condotti e siano efficaci”.
– Draghi quindi ha chiarito in poche parole che (1) l’euro è irreversibile e i timori degli investitori che invece l’euro sia reversibile sono infondati, (2) il programma OMTs è pienamente coerente con il mandato della BCE, (3) per poter risolvere la crisi non è sufficiente l’azione della BCE se non adeguatamente accompagnata da quella dei governi.
– Importante per i mercati valutari la prossima settimana sarà giovedì 13 l’incontro della Fed: il FOMC dovrebbe rivedere verso il basso le proiezioni di crescita e inflazione e introdurre nuovo stimolo monetario (QE3). Quale potrebbe essere l’impatto sul cambio EUR/USD?
Complessivamente pensiamo che l’effetto possa essere favorevole alla moneta unica: la stessa BCE ieri ha ammesso che i rischi sulla crescita restano verso il basso e che, a prescindere dalla crisi del debito, la performance dell’economia globale pone anch’essa un rischio per l’area euro. Pertanto un miglioramento delle condizioni di crescita a livello internazionale dovrebbe produrre ricadute positive sull’economia reale dell’area e quindi un contesto più favorevole anche per affrontare la crisi in senso stretto.
– GBP – Come da attese (1) la Bank of England ha lasciato tutto invariato, sia il bank rate (a 0,50%) sia l’APF e (2) la sterlina si è mossa seguendo l’euro, ovvero rafforzandosi contro dollaro (area 1,59 GBP/USD inoltrata), ma (diversamente dalle nostre aspettative) restando sostanzialmente invariata contro euro (area 0,79 EUR/GBP). La prossima settimana verranno pubblicati, tra gli altri, i dati di bilancia commerciale (martedì) e sul mercato del lavoro (mercoledì): i primi sono attesi in lieve miglioramento, poco variati invece i secondi. Pertanto, salvo effetti immediati e di breve durata in caso di sorprese/delusioni forti dai dati, a guidare la sterlina sarà ancora la dinamica dell’euro nonché l’esito del FOMC. Similmente a quanto detto sopra sulla moneta unica, l’annuncio di un QE3 da parte della Fed dovrebbe rivelarsi favorevole anche alla sterlina rispetto al dollaro.
– JPY – Come avevamo ipotizzato, lo yen finalmente ha dato “segnali di vita” e ieri si è deprezzato raggiungendo quota 79,00 USD/JPY, livello che anche questa mattina sta cercando di rompere. A indebolire la valuta nipponica è stato sostanzialmente il miglioramento di sentiment derivante (1) dall’esito dell’incontro BCE, (2) ma anche in parte dai buoni dati USA. Se effettivamente la prossima settimana la Fed procederà con un QE3, il calo dello yen dovrebbe proseguire con almeno il tentativo di raggiungere la prima tappa necessaria per intraprendere un trend ribassista, ovvero quota 80,00 USDJPY.
–CHF – La prossima settimana, giovedì 13 settembre, si riunisce la Swiss National Bank: non sono attese variazioni dei tassi (attualmente a 0-0,25%). Interessante sarà comunque la lettura del comunicato per trarre indicazioni sulla visione che la banca centrale ha del franco. Non è attesa, perlomeno in questa occasione, alcuna revisione del floor del cambio EUR/CHF (attualmente a 1,20).
– NZD – Mercoledì 12 (sera) anche la Reserve Bank of New Zealand annuncerà la propria decisione sui tassi: il consenso è per tassi invariati a 2,50%. Questo dovrebbe consentire di mantenere la correlazione positiva tra dollaro neozelandese e dollaro australiano: anche la banca centrale australiana il 4 settembre ha lasciato i tassi invariati a 3,50%.
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