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I mercati valutari: Crollo dell’euro su “rinvio” da parte di Trichet del prossimo rialzo dei tassi

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Crollo dell’euro da 1,49 a 1,45 EUR/USD su “rinvio” da parte di Trichet del prossimo rialzo dei tassi: l’1,50 si allontana per un po’. Per la sterlina molto importante sarà mercoledì l’inflation report. Non basta una semplice perforazione di quota 80,00 USD/JPY per far intervenire la BoJ.


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EUR – Ennesima conferma di quanto in questo periodo siano le aspettative sui tassi a guidare i cambi. In un giorno soltanto, infatti, l’euro è crollato da 1,4900 a 1,4510 EUR/USD, perché al termine dell’incontro BCE di ieri Trichet ha lasciato intendere che avendo già alzato i tassi il mese scorso ora non è più così urgente un altro rialzo già a giugno. Abbiamo mantenuto a 1,50 la proiezione a 1m perché continuiamo ad aspettarci un aumento del refi a luglio. Ma prima di allora, nel brevissimo termine, un rimbalzo a 1,50 appare poco probabile, mentre sembra più verosimile un andamento in range con oscillazioni concentrate perlopiù nella fascia tra 1,44 e 1,47. Importanti saranno la settimana prossima i dati di PIL dell’area euro, che dovrebbero mostrare un’accelerazione nel 1° trimestre. Questo dovrebbe favorire una ripresa dell’euro, ma parziale. Più ampio sarebbe invece l’ulteriore calo in caso di un dato inferiore alle attese.

GBP – In questi giorni la sterlina ha perso contro dollaro quanto aveva guadagnato la scorsa settimana, scendendo da 1,67 a 1,63 GBP/USD. A scatenare la correzione è stata una serie di dati inaspettatamente molto negativi, soprattutto i PMI di aprile. I dati di aprile sono importanti perché relativi all’inizio del 2° trimestre, quindi in grado di fornire un’idea più verosimile dello stato e delle prospettive dell’economia britannica. I dati di PIL del 1° trimestre infatti sono già stati pubblicati, ma il +0,5% t/t della stima preliminare dopo il -0,5% del 4° trimestre dello scorso anno, non è un risultato sufficiente a indicare che l’economia si sta riprendendo. Quanto alla Bank of England, anche questo mese ha lasciato invariati sia il bank rate sia l’APF. Molto importante sarà mercoledì prossimo l’inflation report. Qualora, infatti, alla luce dei dati recenti (non incoraggianti quelli di attività economica e ultimo dato di inflazione sorprendentemente in calo) la BoE rivedesse verso il basso le proiezioni di crescita e/o di inflazione, anche solo per una parte dell’orizzonte previsionale, la sterlina proseguirebbe il calo intrapreso in direzione di 1,62-1,60 GBP/USD. Qualora invece la BoE dovesse rivedere al rialzo il profilo di crescita, anche se solo per una parte dell’orizzonte considerato, la valuta britannica raggiungerebbe/supererebbe il massimo recente a 1,67 GBP/USD. Complessivamente tra le due ipotesi quest’ultima ci appare molto meno probabile. Più verosimile ci sembrerebbe invece che la BoE mantenesse sostanzialmente invariati i profili di crescita e inflazione, segnalando semmai che i rischi sull’inflazione, pur restando verso l’alto, potrebbero essere un po’ inferiori rispetto a tre mesi fa. In tal caso la sterlina correggerebbe, soprattutto contro dollaro.

JPY – Anche questa settimana lo yen ha continuato a salire contro dollaro, portandosi da 81 a 79 USD/JPY. Riteniamo che la perforazione di quota 80,00 USD/JPY non faccia scattare, come se fosse un automatismo, un intervento diretto sul mercato dei cambi per arrestare il rafforzamento dello yen. La situazione, infatti, è ben diversa rispetto a quella del terremoto: in quel caso un intervento era giustificato dalla violenza del movimento e dalla straordinarietà dell’evento (non dal livello dello yen). Inoltre a guidare il cambio continua ad essere il confronto tra i rendimenti a breve USA e quelli giapponesi, ancora in calo i primi e stabili i secondi. Dato lo spazio limitato di ulteriore discesa dei rendimenti USA, e la probabilità sostanzialmente nulla di salita di quelli giapponesi, lo yen non dovrebbe indugiare a lungo su livelli di forza e tra 80,00 e 78,00 la BoJ non dovrebbe intervenire. L’inversione ribassista della divisa nipponica si lascia ancora desiderare ma è sempre più vicina.



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