Gli investitori sono tornati a caccia di rendimenti, e il dollaro si è indebolito. Per risollevarlo almeno in parte ci vorrebbe una Fed meno attendista a questo FOMC. Attesa per il PIL britannico del 1° trimestre: ci vorrebbe una delusione per far scendere una sterlina che oppone resistenza. …..
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USD – Gli investitori sono tornati a caccia di rendimenti e, con i tassi USA di fatto a zero e non prossimi a risalire, il dollaro ne sta venendo penalizzato. Per questo sarà importante il FOMC di mercoledì. Qualora, infatti, la Fed si stesse orientando a favore di un’anticipazione del ciclo di rimozione dello stimolo fiscale, il biglietto verde avrebbe modo di recuperare terreno. Giovedì poi importante sarà anche la prima stima del PIL del 1° trimestre 2011. In caso di delusione il dollaro non dovrebbe venirne penalizzato perché eventuali preoccupazioni sulla crescita USA genererebbero timori su quella globale, con conseguente ridimensionamento della caccia ai rendimenti. Complessivamente dunque il calo in atto della divisa statunitense potrebbe avere almeno una breve tregua.
EUR – Il tema tassi ha permesso all’euro di salire fino a 1,46 EUR/USD, al graduale rafforzarsi delle aspettative che la BCE continuerà ad alzare il refi rate, contrariamente a Fed e BoE che ancora non hanno messo mano ai tassi. In termini di livelli, l’attuale valore del cambio già sconta un secondo aumento del refi rate entro due/tre mesi. Non si può comunque escludere che possa esservi un breve overshooting. L’upside dovrebbe però essere limitato dal fatto che i dati di crescita USA dovrebbero mostrare un rallentamento nel 1° trimestre – ed eventuali dubbi sulla crescita USA/globale si trasmettono a quella dell’area euro. Se poi i dati europei attesi nei prossimi giorni dovessero deludere, allora l’euro potrebbe correggere moderatamente dai livelli correnti tornando sotto 1,45.
GBP – Importante mercoledì sarà la prima stima del PIL britannico del 1° trimestre. Dopo la grave contrazione del 4° trimestre 2010 (-0,5% t/t) la stessa BoE ha ammesso di essere in difficoltà nella valutazione delle prospettive di crescita, preferendo di conseguenza fare wait and see sui tassi. Dai verbali tuttavia è emerso che potrebbero essere leggermente aumentati i rischi verso il basso sulla crescita. Invece il profilo di breve dell’inflazione è probabile che debba essere rivisto verso l’alto. Complessivamente si può dire che le minutes siano state dovish, anche perché è venuto meno quello che fino al mese precedente aveva rappresentato un grosso fattore di incertezza e di rischio verso il basso sulla crescita, ovvero il budget, che invece è risultato neutrale e non restrittivo. Ciononostante la sterlina, a parte un calo iniziale, ha poi recuperato, mentre i tassi impliciti di mercati sono scesi. Affinché la divisa britannica possa correggere dai livelli raggiunti è necessario che il dato di PIL deluda rispetto alle aspettative.
JPY – Vanno aumentando i fattori a favore di un deprezzamento dello yen, ma questo ancora tarda a manifestarsi. I dati in uscita nei prossimi giorni sono attesi negativi, a causa dell’impatto del terremoto, e la BoJ manterrà di conseguenza condizioni il più possibile accomodanti. Dopo due settimane di recupero, in cui l’USD/JPY si è portato da 85 a 81, un FOMC meno “attendista” potrebbe essere d’aiuto per indebolire lo yen. Nelle ultime due settimane, infatti, il rafforzamento della valuta giapponese rispetto a quella statunitense è stato perlopiù il riflesso del calo dei rendimenti a breve USA (bassi) a fronte di rendimenti giapponesi stabili (su livelli ancora più bassi).
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