Euro: prima prova (greco) superata. La seconda – e ultima – sarà tra il vertice a quattro di oggi e il Consiglio del 28-29 giugno……
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Rivediamo le aspettative sulle prossime mosse della Bank of England dopo che a giugno 4 membri su 9 hanno votato per un aumento dell’APF. Il dollaro si è rafforzato dopo il FOMC e lo yen, di riflesso, è sceso, ripristinando quota 80 USD/JPY.
USD (cambio effettivo nominale) – L’esito del FOMC ha fatto bene al dollaro, che ha invertito al rialzo rispetto al calo in atto dall’inizio del mese. Oltre a beneficiare dell’attivismo della Fed il biglietto verde trae vantaggio anche dall’incertezza riguardo alla crisi dell’area euro. In caso di sviluppi negativi su quest’ultimo fronte la divisa statunitense dovrebbe proseguire il rialzo. Nel caso opposto dovrebbe limitarsi a consolidare il recupero degli ultimi giorni e riuscire a evitare il raggiungimento di nuovi minimi.
EUR – L’euro ha reagito bene lunedì all’esito delle elezioni greche, salendo da 1,25 a 1,27 EUR/USD. Questo è il range in cui poi si è intrattenuto per tutta la settimana, ripercorrendolo al ribasso nella giornata di giovedì. L’assenza di novità concrete dall’Eurogruppo e il formarsi di attese di taglio dei tassi BCE sul mercato hanno, infatti, contribuito a far arretrare il cambio. Tuttavia il movimento ha anche una buona componente tecnica. Dopo l’incontro a quattro Monti-Hollande-Merkel-Rajoy di oggi, l’ultimo vero test per l’UEM e l’euro sarà il vertice del Consiglio Europeo del 28-29 giugno. La settimana prossima le dinamiche di mercato saranno condizionate – eventualmente anche distorte – dall’attesa per l’esito di questo evento cruciale.
Se dall’incontro a quattro di oggi emergeranno spunti importanti l’euro potrebbe avviare la settimana al rialzo tornando verso 1,26-1,27. Nel caso opposto correggerebbe e la avvierebbe al ribasso, tra 1,24 e 1,23. Le resistenze/i supporti da monitorare per un’eventuale accelerazione rialzista/ribassista sono rispettivamente 1,2576-95/1,2461-41. Successivamente, in caso di sviluppi positivi sul fronte della crisi il cambio potrebbe superare i massimi di questa settimana testando 1,2800. Nell’ipotesi opposta si prospetterebbe invece un rientro verso il minimo del 1° giugno a 1,2288, con downside fino a 1,20.
GBP – Altre importanti novità dall’economia britannica, in ragione delle quali rivediamo le nostre aspettative sulla Banca d’Inghilterra e ci aspettiamo un altro intervento monetario espansivo alla prossima riunione del 4-5 luglio, con un aumento dell’APF da 325 a 375 miliardi di sterline. Infatti, dai verbali dell’ultimo incontro BoE è emerso che 4 membri su 9, incluso il governatore Mervyn King, hanno votato a favore di un incremento dell’APF a giugno. Questa presa di posizione netta da arte della Banca centrale è stata spiegata con (1) la diminuzione dei rischi verso l’alto sull’inflazione e (2) l’aumento dei rischi verso il basso sulla crescita perlopiù riconducibili alla crisi dell’area euro. La sterlina è scesa di conseguenza da 1,57 a 1,55
GBP/USD. Il calo è stato più contenuto di quanto avrebbe potuto essere altrimenti grazie all’annuncio di BoE e Tesoro – la settimana scorsa – sull’implementazione a breve di un programma di stimolo dell’economia alla luce del deterioramento del quadro “di confine”. La prossima settimana la dinamica della sterlina rischia però di essere guidata perlopiù da quella dell’euro in risposta agli sviluppi sul fronte della crisi. Tra i dati in uscita il più importante è la stima finale del PIL de 1° trimestre, che però non dovrebbe avere implicazioni di mercato, a meno di revisioni. Per il resto gli spunti autonomi della sterlina sono rinviati alla settimana successiva, quella in cui si riunisce la BoE (4-5 luglio).
JPY – Lo yen si è mosso solo sulla risposta del dollaro al FOMC, e così è sceso portandosi da 78 USD/JPY fino in area 80 inoltrata. Probabilmente per avere uno sfondamento “definitivo” di quota 80 USD/JPY sarebbe necessario che la prossima settimana gli sviluppi sul fronte della crisi dell’area euro fossero “conclusivi” e positivi.
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