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I mercati valutari: In agosto l’euro si è ripreso dalle pesanti perdite di luglio

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Quest’anno il mese di agosto non ha riservato brutte sorprese ai mercati valutari, ma la resa dei conti sarà a settembre……..


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Se la prossima settimana la BCE dovesse disattendere le aspettative che in agosto hanno consentito all’euro di recuperare le perdite di luglio, il cambio rischia di tornare indietro verso 1,20 EUR/USD. Gli sviluppi nell’area euro potranno incidere significativamente anche su sterlina e yen.

Quest’anno il mese di agosto non ha riservato brutte sorprese ai mercati, e per quanto riguarda il valutario si può quasi dire che le acque si siano in parte calmate. Non bisogna però attribuire ai movimenti di agosto un valore segnaletico: si tratta sempre, infatti, di un mercato sottile, quindi la cautela nell’interpretazione è più che mai d’obbligo. Settembre invece sarà il mese della verità.
La prossima settimana i riflettori saranno puntati sulla crisi dell’area euro: l’appuntamento principe è giovedì 6 con la riunione della BCE, ma anche gli altri giorni potrebbero offrire spunti – attraverso dichiarazioni o rumours – in merito allo stato di avanzamento dei lavori sul fronte delle misure/piani anti-crisi in Grecia, in Spagna e a livello sovra-nazionale.

EUR – In agosto l’euro si è ripreso dalle pesanti perdite di luglio, che aveva visto il cambio precipitare da 1,26 a 1,20 EUR/USD – minimo abbandonato due anni fa (a giugno 2010, ai tempi della prima crisi greca). L’euro, infatti, è gradualmente risalito di fatto fino a 1,26. Tale recupero non è stato generato da buone nuove notizie, quanto semmai da voci e dichiarazioni di fonte BCE e/o governativa, che complessivamente lasciavano intendere che le autorità erano
ininterrottamente al lavoro (1) per poter sfornare a settembre iniziative anti-crisi efficaci, per di più (2) senza cedere all’eventuale tentazione di una rottura dell’euro. Si sono così generate delle attese sull’agenda del mese di settembre che hanno favorito il mantenimento di un sentiment moderatamente ottimista che, in un contesto di corto euro, ha permesso alla moneta unica di risalire. Vale la pena tuttavia ricordare che si tratta di una risalita da minimi abbandonati due
anni fa, ovvero da 1,20: sarebbe improprio definirlo un rally. Inoltre, il driver sono state appunto le aspettative: questo implica che se dovessero venire disattese, il cambio sarebbe esposto a una rapida correzione (verso 1,20-1,18 almeno). Se però, e magari già a partire dalla settimana prossima, inizieranno ad arrivare risposte concrete contro la crisi, l’euro dovrebbe poter consolidare il recupero di agosto. Sotto il profilo tecnico l’inaugurazione del fronte rialzista si ha
con lo sfondamento in senso proprio del corridoio 1,2531-1,2564.

GBP – Anche la sterlina si è rafforzata contro dollaro (da 1,55 a 1,59 GBP/USD), ma meno dell’euro, rispetto al quale infatti è arretrata leggermente (da 0,78 a 0,79 EUR/GBP). Il movimento della sterlina, per quanto contenuto, è però meno “autentico” di quello dell’euro, perché il quadro fondamentale dell’economia britannica non è andato migliorando nel mese di agosto. Pertanto – la prossima settimana e/o quelle successive – la sterlina si ritroverà esposta a un maggiore rischio di correzione. Per quanto riguarda la prossima settimana non ci attendiamo che alla riunione della Bank of England (giovedì) vengano annunciate variazioni, né sui tassi né sull’APF, che potrebbero però essere rivisti a ottobre o novembre. A condizionare la sterlina dovrebbero essere quindi sia i movimenti dell’euro sia i dati domestici (PMI di agosto lunedì e mercoledì, nonché produzione di luglio venerdì). Le attese di consenso sui dati sono per un
complessivo miglioramento. Se però dovessero deludere la sterlina arretrerebbe sia contro dollaro sia contro euro.

JPY – Nessuna vera novità in agosto per lo yen: contro dollaro si è mantenuto all’interno dello stesso range di luglio, tra 78 e 80 USD/JPY. Il sentiment moderatamente positivo dei mercati sull’area euro non è stato sufficiente a sbloccare lo stallo della valuta nipponica, in quanto più che controbilanciato dalle incertezze/preoccupazioni sui rischi verso il basso dell’economia globale. Eventuali sviluppi positivi sul fronte della crisi del debito europea potrebbero bastare da
soli perlomeno a dare avvio a un indebolimento dello yen.


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