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I mercati valutari: la divisa unica europea, schiacciata dalle rinnovate tensioni del mercato del debito

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Settimana cruciale quella passata per la divisa unica europea, schiacciata dalle rinnovate tensioni presenti sul mercato del debito e sul clima di incertezza politica. Gli spiragli che si sono aperti nelle ultime sedute hanno favorito un modesto recupero,. …..


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ma l’outlook di fondo rimane sfavorevole, e il mercato seguirà con molta attenzione gli sviluppi politici del weekend in Italia. Il ruolo difensivo di yen e franco svizzero sta alla base dei rispettivi apprezzamenti, ma tempistica e magnitudine degli interventi da parte delle rispettive autorità sono in grado (nel breve) di modificare le spinte rialziste esogene.

EUR – Abbiamo rivisto al ribasso il profilo atteso dell’euro, che passa da 1,45-1,35-1,32 a 1,35- 1,30-1,36 rispettivamente per le proiezioni a uno, tre e dodici mesi. Le evoluzioni recenti della crisi debitoria UE hanno nuovamente confermato che i problemi di fondo che attanagliano alcuni paesi sono ardui da affrontare con i mezzi attualmente a disposizione, e gli sforzi messi in atto dalle istituzioni non sembrano al momento risolutivi. L’attuazione degli interventi concordati si sta rivelando un processo più lungo di quanto previsto inizialmente, con rischi crescenti relativamente al processo di implementazione delle misure di sostegno ai singoli stati. Parallelamente ai parossismi del mercato del debito (con i rendimenti dei titoli italiani su nuovi massimi dalla creazione della moneta unica) si è assistito ad un marcato deprezzamento dell’euro, scivolato fino a 1,3480 nella seduta di giovedì, salvo poi recuperare qualche posizione in scia al migliorato sentiment di mercato. Il recupero è stato alimentato in parte dalla nomina del nuovo premier greco (Papademos), dopo giorni di rinnovate incertezze e tensioni sul fronte politico, nonché dalle voci di un imminente accordo anche sul fronte italiano, presumibilmente con la nomina di Mario Draghi a capo di un governo di unità nazionale, per la quale si attendono conferme nel fine settimana, una volta che Berlusconi rassegnerà ufficialmente le proprie dimissioni. La fitta agenda di annunci ed eventi dei prossimi giorni determinerà gran parte dei movimenti di breve, tuttavia eventuali rimbalzi dell’euro sarebbero a nostro avviso grandemente imputabili a movimenti tecnici, in quanto il quadro fondamentale rimane molto delicato e sfavorevole per la moneta unica. La crescita è prevista in ulteriore indebolimento (come confermato dalle stime aggiornate della Commissione Europea, che indicano il 2012 a +0,5%), e comparativamente più debole rispetto agli USA, verso cui potrebbero ridursi anche i differenziali di rendimento presenti sui tassi del mercato monetario, stante una nuova manovra al ribasso per la BCE (attesa entro marzo 2012). Da un punto di vista prettamente tecnico, un eventuale rimbalzo di breve durata troverebbe gli scogli più importanti a 1,4163 e 1,4249, la cui violazione, se confermata, modificherebbe evidentemente il quadro sopra delineato. Verso il basso, il supporto più importante transita per 1,3137.

GBP – La prossima settimana sarà ricca di spunti propri per la sterlina, anche se, fintantoché tengono banco i temi della crisi del debito sovrano nell’area euro, la dinamica della sterlina nei confronti del dollaro andrà fondamentalmente a traino di quella dell’euro (correlazione positiva tra GBP/USD ed EUR/USD). Interessante sarà mercoledì la pubblicazione dell’inflation report, che dovrebbe contenere una revisione verso il basso delle proiezioni di crescita su quest’anno e sul prossimo nonché di inflazione sul prossimo. Questo tuttavia potrebbe non essere in grado di produrre un impatto ribassista significativo, perché già scontato dal mercato, a meno che la revisione verso il basso su crescita e/o inflazione per l’anno prossimo non sia particolarmente marcata. A nostro avviso però è probabile che le proiezioni 2012 saranno caratterizzate da un grado di incertezza più elevato del solito, con l’effetto che il messaggio di rischi verso il basso potrebbe non essere abbastanza forte. Informazioni più aggiornate dovrebbero invece giungere dai dati in uscita su inflazione mercato del lavoro e vendite al dettaglio, tutti relativi a ottobre, primo mese del 4° trimestre.

JPY – Il clima di incertezza che attanaglia i mercati si riflette in un generale aumento della risk aversion, e da queste dinamiche si avvantaggia la divisa nipponica, in generale rafforzamento nella passata ottava. L’USD/JPY si muove così verso il basso, puntando con decisione area 76,00- 76,25 dove transita un supporto significativo, in grado di arrestare (e invertire) questa tendenza di breve. In un’ottica più allargata (mensile), permangono le attese di un deprezzamento della divisa, con target la resistenza chiave posta a 78,6 ovvero il massimo relativo post-overshoot di fine ottobre (quando si è registrato un massiccio intervento delle autorità nipponiche sul mercato dei cambi).

CHF – “Le condizioni degli esportatori rimangono molto difficili” e “Il franco svizzero è massicciamente sopravvalutato”; di questo tenore sono le ultime dichiarazioni da parte della SNB (Jordan) e Governo (Schneider-Ammann), che puntano ancora il dito contro un cambio EUR/CHF giudicato ben oltre i valori di equilibrio. Il limite di 1,20 non è mai stato toccato dallo scorso 6 settembre, ovvero dall’esplicitazione del forte commitment anti-rivalutazione lanciato dalla Banca Centrale elvetica. Le speculazioni degli ultimi giorni sono per un nuovo intervento verbale verso livelli più elevati (1,25-1,30?) ma al momento non vi sono conferme in tal senso. Considerando il quadro globale (e i precedenti storici), la SNB può ritenersi soddisfatta di essere riuscita ad arrestare, quantomeno temporaneamente, il cambio. Fino a quando le principali variabili macroeconomiche e finanziarie non torneranno a una configurazione di equilibrio, le disfunzionalità presenti sul mercato dei cambi tenderanno a supportare la divisa elvetica, ancora safe-heaven per eccellenza. In un’ottica temporale più allargata, il rallentamento ciclico e le pressioni al ribasso sui prezzi (e sui tassi di interesse) dovrebbero favorire un graduale deprezzamento della divisa elvetica, verso livelli giudicabili più fair in base alla PPP (Purchasing Power Parity.


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