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I mercati valutari: la divisa unica europea, schiacciata dalle rinnovate tensioni del mercato del debito

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La crisi dell’area euro resta la preoccupazione di fondo dei mercati valutari internazionali. Il dollaro, infatti, ha goduto di un rafforzamento generalizzato. …..


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L’euro al contrario si è deprezzato da 1,38 a 1,34 EUR/USD, e in assenza di sviluppi positivi sul fronte della crisi la prossima settimana resta esposto a ulteriore calo. Anche la sterlina è scesa, ma di meno, nonostante un inflation report molto poco rassicurante. Può accelerare verso il basso contro dollaro solo se lo fa l’euro. Per lo yen invece non sembrano ancora intravedersi spunti di inversione ribassista.

La crisi del debito nell’area euro ha rappresentato, di fatto, il tema dominante di fondo dei mercati internazionali anche questa settimana. Così sarà verosimilmente la prossima.

USD (cambio effettivo nominale) – L’effetto netto sul dollaro è stato positivo, perché è salita ulteriormente l’avversione al rischio derivante dall’incertezza sui futuri sviluppi della crisi europea. Questo fattore dovrebbe agire ancora a sostegno del biglietto verde la prossima settimana, favorendone un ulteriore apprezzamento se i dati USA in uscita saranno positivi, una stabilizzazione nel caso opposto.

EUR – L’euro invece è il diretto interessato. Questa settimana è sceso da 1,38 a 1,34 in attesa di novità dalla Grecia e dall’Italia nonché all’emergere di nuove preoccupazioni su Francia e Spagna. In Grecia il nuovo Governo Papademos ha ottenuto la fiducia e in Italia è nato il nuovo Governo tecnico di Monti, “fiduciato” anch’esso. L’euro ne ha un po’ beneficiato, ritornando in area 1,35 EUR/USD, ma si tratta di movimenti perlopiù di natura tecnica. Ora, infatti, in Italia ci sarà da lavorare sulle misure correttive di una nuova manovra, e sarà su questo che verrà testata, da parte dei mercati, la credibilità del Paese. Analoga attenzione per la Grecia. Mentre non sarà facile placare le preoccupazioni per Spagna (che va alle elezioni nel weekend) e Francia.

Complessivamente, la prossima settimana potrebbe proporre vari spunti sul fronte politico istituzionale sia a livello di singolo Paese sia a livello comunitario. Qualora non vi fossero sviluppi positivi l’euro sarebbe esposto a ulteriore calo, soprattutto se anche i dati in uscita, importanti (PMI e IFO), dovessero deludere.

Il calo potrebbe risolversi in un’accelerazione ribassista sotto 1,3500 EUR/USD. Il supporto chiave a 1,3558 – che apre tecnicamente il fronte ribassista verso 1,30 – è stato sfondato in senso proprio. I supporti intermedi cruciali restano 1,3385 e 1,3126 EUR/USD.

GBP – Questa settimana la sterlina è scesa ancora contro il dollaro, ma è salita contro l’euro. Complessivamente è rimasta salda la correlazione positiva tra GBP/USD e EUR/USD, ma i dati sull’economia britannica sono stati di tenore misto, non così negativi come ci si aspettava. Questo ha impedito un indebolimento più significativo della sterlina. L’inflation report (IR) invece ha parlato chiaro, proponendo un’ampia revisione verso il basso delle proiezioni di inflazione e di crescita sul 2012. Questo apre la strada ad ulteriore quantitative easing da parte della BoE, ma evidentemente l’effetto di mercato è stato pressoché nullo perché il messaggio dell’IR era piuttosto scontato, dato l’aumento dell’APF effettuato a ottobre. La prossima settimana verranno pubblicati i verbali dell’ultima riunione BoE, nei quali però non si leggerà molto di nuovo rispetto all’inflation report. L’unica nota potrebbe essere un eventuale voto contrario di Posen, qualora avesse votato per aumentare ulteriormente l’APF anche a novembre. Ma nemmeno questo sarebbe sufficiente a sferrare un colpo pesante alla sterlina. Laprossima settimana dunque l’eventuale raggiungimento dell’obiettivo ribassista a 1,55-1,54 GBP/USD si avrebbe non tanto a seguito di spunti propri, quanto, semmai, a fronte di un’accelerazione ribassista dell’EUR/USD.

JPY – Il permanere delle incertezze a livello economico internazionale e dell’avversione al rischio, ha fatto rafforzare leggermente lo yen, che è passato da 77 a 76 USD/JPY. Ricordiamo che fu in area 75 che le Autorità giapponesi intervennero il 31 ottobre per arrestare l’apprezzamento del cambio, riconducendolo in prossimità di 80,00 USD/JPY. Da allora dunque la valuta nipponica si è mossa solo verso l’alto. Non sembrano intravedersi elementi per un’inversione di tendenza nei prossimi giorni.


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