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I mercati valutari: La prossima settimana potrebbe rivelarsi cruciale nell’impostare le tendenze del mese di agosto

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La prossima settimana potrebbe rivelarsi cruciale, attraverso l’operato della Fed e quello della BCE, nell’impostare le tendenze del mese di agosto. Gli interventi attesi dalla Fed dovrebbero contribuire a migliorare il sentiment di mercato, con l’effetto che il dollaro potrebbe parzialmente arretrare dopo i rialzi di luglio…….


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Se la BCE non deluderà le attese che ha generato negli ultimi giorni, all’euro potrebbe essere evitata una caduta sotto 1,20 EUR/USD. Se la crisi dell’area euro verrà affrontata “più adeguatamente” il mercato è disposto a ridare fiducia alla moneta unica, e il conseguente calo di avversione al rischio permetterebbe allo yen di iniziare a deprezzarsi.

Dopo le novità emerse nel corso della settimana che si chiude oggi, le riunioni di Fed e BCE – mercoledì e giovedì prossimo – potrebbero rivelarsi cruciali nell’impostare le principali tendenze di mercato del mese di agosto.

USD (cambio effettivo nominale) – Il deterioramento del quadro nell’area euro, a causa anche della crisi, è stato uno dei principali fattori che hanno contribuito all’ulteriore rafforzamento del dollaro trade-weighted questo mese. Con le nuove misure attese dalla Fed al termine del FOMC dell’1 agosto – e a patto che la BCE non deluda le aspettative che ha generato sui mercati negli ultimi giorni (v. sotto) – il biglietto verde potrebbe iniziare ad arretrare, almeno in parte. Questo non sarebbe da interpretarsi come un segnale di debolezza del dollaro, perché dovrebbe essere semmai l’effetto del miglioramento di sentiment generato da (1) migliori prospettive per l’economia USA grazie all’operato della Fed e da (2) minori preoccupazioni per la crisi dell’area euro se la BCE e le altre istituzione europee non rinviano troppo il da farsi.

EUR – Dopo essere scivolato a un passo dal nostro obiettivo ribassista a 1,2000 EUR/USD, l’euro questa settimana si è inaspettatamente ma giustificatamente ripreso, riportandosi – in fase di rimonta – fino a 1,23. A far scattare il recupero è stato un insieme di dichiarazioni di esponenti BCE che hanno ingenerato fiducia nella volontà/capacità delle autorità europee di intervenire adeguatamente per affrontare la crisi. L’intervento chiave è stato quello di Draghi che, a una settimana esatta dalla riunione BCE del 2 agosto, ha dichiarato che la BCE (1) farà tutto il possibile, nei limiti delle proprie competenze, per salvare l’euro, e che (2) “questo basterà”, ovvero funzionerà.

Manteniamo pertanto come proiezione di breve 1,20 in quanto, (1) se la BCE manterrà l’impegno preso e (2) se le altre autorità nazionali e sovranazionali affronteranno tempestivamente i nodi cruciali della crisi dell’area, l’euro potrebbe riuscire ad evitare di scivolare sotto 1,2000 EUR/USD, iniziando un graduale consolidamento. In assenza di tali condizioni, il cambio resterebbe invece esposto al rischio di una discesa sotto 1,2000 con downside che dovrebbe essere contenibile entro 1,15 e target ribassista principale a 1,1877 (minimo di giugno 2010: prima crisi greca). Cruciali saranno dunque gli sviluppi sul fronte della crisi in merito all’orientamento delle istituzioni, a cui i mercati sembrano reagire coerentemente, come mostrano i movimenti registrati dall’euro negli ultimi giorni.

GBP – Giovedì si riunirà anche la Bank of England, che – essendo già intervenuta a luglio aumentando l’APF – riteniamo stavolta lasci i termini della politica monetaria invariati. È vero che i dati di PIL del 2° trimestre pubblicati questa settimana sono stati molto peggiori del previsto (-0,7% t/t, terza contrazione di fila), ma buona parte di questo dato è influenzato da fattori una tantum (festività per il giubileo della regina, maltempo, chiusura di piattaforme sul Mar del Nord). Inoltre – e diversamente dall’area euro – nel caso del Regno Unito il Tesoro e la banca centrale hanno messo a punto un piano di stimolo per la crescita abbastanza composito, il Funding for Lending Scheme (FLS), che è partito a luglio. Almeno temporaneamente quindi la BoE non dovrebbe trovarsi a sopportare da sola il carico di adoperarsi per sostenere l’economia. La prossima settimana, la non-azione della BoE a fronte di un’azione attesa invece sia dalla Fed sia dalla BCE potrebbe temporaneamente sfavorire la sterlina sia rispetto al dollaro sia rispetto all’euro. Un ribasso contro dollaro dovrebbe però rappresentare un’occasione di rientro in vista di un graduale consolidamento e successivo rafforzamento. Un ribasso contro euro potrebbe invece offrire l’opportunità per puntare a una rivisitazione dei minimi recenti di EUR/GBP in area 0,77 o poco sotto nei momenti di “stasi” istituzionale sul versante della crisi dell’area euro e in virtù dell’invece più completo e tempestivo programma anti-crisi predisposto dalle autorità britanniche.

JPY – Un’azione tempestiva e implicitamente coordinata nell’area euro contro la crisi sarebbe la prima condizione per arrestare l’apprezzamento dello yen, che nel mese di luglio si è solo rafforzato, abbandonando di nuovo quota 80 USD/JPY e stabilizzandosi intorno a 78,00

USD/JPY. Le autorità domestiche hanno dato più di un segnale di preoccupazione per il protratto rafforzamento del cambio, che rischia di compromettere la ripresa dell’economia. Il ministro delle finanze Azumi ha dichiarato che dopo la pubblicazione dei dati di Pil (in uscita il 13 agosto) il governo prenderà in considerazione l’opportunità di introdurre nuovo stimolo fiscale. A minare la tenuta dello yen potrebbe però iniziare a contribuire la settimana prossima già l’attesa azione della Fed in occasione del FOMC. Il miglioramento delle prospettive per l’economia USA che ne deriverebbe dovrebbe, infatti, – a patto che sull’altra sponda la BCE non deluda – aiutare a ridurre l’avversione al rischio, che da molto tempo rappresenta uno dei principali fattori di sostegno per la valuta nipponica.


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