La settimana passata è stata contrassegnata da un buon recupero per le attività rischiose, un elemento che ha determinato in larga parte anche i movimenti sui principali tassi di cambio. Appare sostanziale in questo contesto mantenere un atteggiamento cauto sulla questione del debito sovrano UE, dove non….
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si è giunti ancora ad una completa e definitiva risoluzione (parafrasando Angela Merkel, “bisognerà seguire un approccio passo-passo orientato al lungo periodo”). In virtù di ciò, le tendenze della scorsa ottava appaiono più reazioni tecniche ai passati movimenti piuttosto che nuove dinamiche strutturali.
DOLLARO. La settimana è stata complessivamente negativa per il Dollar Index, che ha rintracciato di circa un punto correggendo in parte il forte rialzo della passata ottava. Ma sul mercato dei cambi il deprezzamento è avvenuto principalmente contro la divisa europea, e in maniera residua verso lo yen. All’opposto, si è registrato un apprezzamento contro la sterlina, comunque di lieve entità, e le principali emerging currencies asiatiche (soprattutto rupia indonesiana e won coreano). In parte si tratta di una correzione che segue un lungo trend di apprezzamento per queste divise, ma la tendenza in atto nasconde anche preoccupazioni più fondamentali: i flussi di portafoglio verso tali paesi dopo mesi di ininterrotti incrementi (che hanno spinto i rendimenti dei sovereign bond verso il basso) stanno evidenziando un generale arretramento. E’ possibile che nelle prossime settimane la Fed possa reintrodurre gli swap valutari con le banche centrali locali, come fatto già in passato durante le fasi più acute della crisi (fine 2008), garantendo un’adeguata fornitura di dollari e limitando le potenziali tensioni rialziste sui tassi interbancari USA. Da seguire attentamente in settimana la riunione del FOMC, che al termine di due giorni di consiglio mercoledì potrebbe fornire nuovi indizi sull’eventuale lancio di un nuovo piano di stimolo quantitativo.
EURO. L’annuncio di Barroso è stato un formidabile catalizzatore, ed ha esteso il rimbalzo oltre i livelli di inizio settimana, complessivamente modesti, per le attività denominate in euro, e segnatamente per azioni e titoli di Stato della periferia. Il sentiment è così lievemente migliorato per la moneta unica, anche se il quadro rimane comunque sfidante, e questo potrebbe tradursi in rinnovate tensioni nelle ottave a venire. Operativamente la mancata violazione di 1,3900, livello brevemente superato nella seduta di giovedì, rinforza l’eventualità che il cambio euro/dollaro si muova nelle prossime sedute all’interno del range 1,3500-1,3900 (con 1,3700 come livello intermedio), in attesa di un consolidamento verso il basso (target a 1 anno a 1,3300).
YEN. Sostanziale stabilità in settimana per la divisa nipponica, con un lieve arretramento contro euro e un piccolo rafforzamento contro dollaro, un movimento legato più a tecnicismi (cross rates) che a veri e propri impulsi direzionali. In questo contesto il Paese asiatico sembra volersi defilare; la BoJ non ha partecipato all’ultima iniziativa delle principali banche centrali, e rimane fortemente impegnata nel sostenere – per quanto possibile – il sistema finanziario locale, tramite programmi ad-hoc di fornitura di credito. Il quadro macro interno rimane debole, e questo dovrebbe favorire in futuro un più marcato deprezzamento della divisa, che ancora rimane sui massimi di periodo. Difficile pensare a un’estensione stante uno stato di allerta per Governo e Banca centrale, pronti a contrastare ogni possibile evoluzione al di sotto di 75,00-76,00 nel cambio contro dollaro, come avvenuto tramite gli interventi di mercato del recente passato.
FRANCO. La Banca Nazionale Svizzera (SNB) mantiene un forte commitment sul franco, e il mercato sembra volergli credere: in settimana si è appoggiato sul livello chiave di 1,2000 contro euro. La riunione di Politica Monetaria si è conclusa con la conferma dell’attuale ZIRP, accompagnata da una generale presa d’atto di come il ciclo congiunturale stia rallentando, in un contesto di prezzi al consumo che il prossimo anno torneranno a scendere (la stima per l’intero2012 è di un tasso di inflazione a -0,3%). Lo status di valuta rifugio però limiterà ogni velleità ribassista per la divisa, attesa consolidare sugli attuali livelli per le ottave a venire.
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