La dinamica del cambio EUR/USD è influenzata principalmente da due fattori: (1) gli sviluppi sul caso “Grecia”, e (2) le decisioni di politica monetaria di BCE e Fed rispettivamente….
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Il primo appuntamento sarà la riunione BCE del 9 giugno.
Fino a qualche tempo fa ci si aspettava che in tale occasione la BCE avrebbe segnalato il prossimo rialzo dei tassi, atteso a luglio (da 1,25% a 1,50%). Ma il complicarsi del quadro greco rende più incerto l’esito di tale incontro. Trichet potrebbe infatti ammorbidire i toni in merito all’opportunità di intervenire prontamente con un altro rialzi dei tassi. Questo sarebbe verosimilmente un segnale che in quel momento la ricerca di una soluzione per la Grecia non ha fatto passi avanti e che la BCE non è sicura di potersi permettere un altro aumento del refi già a luglio. Se questa sarà la retorica usata da Trichet l’effetto sull’euro dovrebbe essere ribassista, dando potenzialmente adito ad una discesa sotto 1,4000 EUR/USD.
Qualora invece Trichet non esitasse a usare la retorica della strong vigilance, anticipatrice di un nuovo rialzo dei tassi a breve (luglio), questo potrebbe significare anche che sul fronte greco si è sulla buona strada per pervenire a una soluzione accettabile. Quindi l’euro dovrebbe rafforzarsi, e in tal caso potrebbero porsi i presupposti per un tentativo di sfondamento rialzista di 1,4500 EUR/USD e accelerazione verso 1,49-1,50.
A prescindere dai toni che verranno usati in conferenza stampa, le trattative per trovare una soluzione al caso “Grecia” dovranno comunque proseguire e le tempistiche sono già stabilite. La missione UE-FMI-BCE in Grecia dovrebbe essere a buon punto: il presidente dei ministri delle Finanze area euro Jean-Claude Juncker ha dichiarato ieri di aspettarsi che il rapporto della missione venga consegnato entro i prossimi giorni/inizio della prossima settimana. Ha anche etto che i leader UE decideranno su un eventuale nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia entro la ine di giugno, aggiungendo che è stata esclusa l’opzione di una ristrutturazione totale del ebito greco. Queste notizie hanno fatto rafforzare l’euro negli ultimissimi giorni, portandolo da ,42 a 1,44 EUR/USD.
Le altre due scadenze già note entro le quali si deve trovare una soluzione per la Grecia sono l’incontro dell’Ecofin (20 giugno) e il Consiglio Europeo (23-24 giugno).
Posto che la soluzione venga presa per fine giugno, e quindi approssimativamente sull’orizzonte a 1 mese, e vada nella direzione di concedere un altro prestito a condizioni molto severe, dovrebbero rientrare le preoccupazioni sul fronte periferici e di conseguenza anche le pressioni ribassiste sull’euro. Contemporaneamente, non avrebbero più molta ragion d’essere le remore che Trichet avesse eventualmente mostrato all’incontro del 9 giugno in merito all’opportunità di alzare i tassi o meno. Si aprirebbero dunque le porte per il secondo aumento del refi rate, da 1,25% a 1,50%, all’incontro BCE del 7 luglio. La combinazione di (1) rientro delle tensioni sui periferici, e (2) nuovo rialzo dei tassi BCE favorirebbe l’euro. Pertanto è l’orizzonte a 1 mese o poco oltre la finestra temporale in cui l’euro dovrebbe esprimere al meglio il proprio upside, con potenziale rialzista fino a 1,49-1,50
EUR/USD.
La fase favorevole all’euro potrebbe estendersi eventualmente fino a coprire una parte dell’orizzonte a 3 mesi, periodo in cui dovrebbero maturare le condizioni per un terzo rialzo dei tassi BCE.
Abbiamo stimato che in fase di avvio del ciclo di rialzo dei tassi BCE la sensitivity del cambio EUR/USD rispetto ai rendimenti a 2 anni EUR (proxy delle aspettative di rialzo del refi rate) è positiva e pari a 1,8% circa. Quindi, 25pb di rialzo dei tassi BCE equivarrebbero ad approssimativamente tre figure in più di cambio, ad es. da 1,40 a 1,43 EUR/USD. La sensitività è tanto maggiore quanto più si è all’inizio del ciclo e va diminuendo al procedere dei rialzi.
Oltre che all’evoluzione delle attese sui tassi BCE il cambio EUR/USD risponde anche all’evoluzione delle aspettative sui tassi Fed. In questo caso la sensitivity è negativa e pari a 1,4% circa, corrispondente a circa un paio di figure di euro in meno per 25pb di rialzo dei Fed Funds, ad es. da 1,40 a 1,38. Anche in questo caso la sensitivity è più elevata al primo formarsi delle aspettative di rialzo sul mercato e/o all’inizio del ciclo di aumenti dei tassi, e tanto più nel caso USA dato che i Fed Funds sono prossimi a zero (0-0,25%) laddove il refi rate BCE a 1,25% è ben più elevato.
Con la Fed che a giugno porrà fine al QE2, i mesi successivi rappresenteranno l’anticamera per l’avvio del ciclo di rialzo dei tassi, collocabile tra fine 2011 (ultimo FOMC dell’anno il 13 dicembre 2011) e primo trimestre 2012. Oltre l’orizzonte a 3 mesi e prima di fine anno dovrebbero quindi iniziare a formarsi aspettative di rialzo dei Fed Funds, con conseguente effetto ribassista sull’euro. Cumulando una serie consecutiva di rialzi iniziali, considerata la sensitivity di cui si è detto sopra, lo spazio di discesa si spingerebbe sotto 1,40 raggiungendo almeno 1,35. Non è da escludersi un tentativo di incursione all’interno del range 1,35-1,30
EUR/USD – soprattutto se si realizzerà lo scenario centrale di decelerazione della crescita area euro nella seconda parte del 2011 a fronte di una stabilizzazione/consolidamento invece negli Stati Uniti.
Il periodo estivo ed eventualmente poco oltre, ovvero quando inizierebbero a formarsi le aspettative di rialzo dei tassi USA, potrebbe rappresentare l’ultima possibilità significativa per un ultimo colpo di coda (rimbalzo/eventuale raggiungimento di nuovi massimi) delle commodity in generale (eccezion fatta per i dovuti distinguo), petrolio ed energy in particolare. I mercati infatti percepirebbero l’avvio dei rialzi dei Fed Funds come una sorta di dimostrazione che la crescita USA rimane soddisfacente anche dopo la crisi e dopo la fine delle politiche espansive. Poiché spesso quest’anno nell’accezione dei mercati la crescita globale è stata sintetizzata come crescita Cina + crescita USA, dato l’elevato livello della prima è la seconda a fare la differenza e a fare da banco di prova.
Nel 2012 invece si attende un rallentamento, seppure modesto, della crescita globale, che dovrebbe giustificare un ridimensionamento dei prezzi delle materie prime, anche se non necessariamente un crollo.
Nell’atteso rallentamento globale del 2012, si prevede un consolidamento/modesta accelerazione dell’economia USA, a fronte invece di un rallentamento visibile dell’area euro. Questa è la ragione di fondo a cui si associano aspettative di indebolimento dell’euro, o comunque di assestamento su livelli più bassi con minimi collocabili in un intorno di 1,30 o eventualmente anche poco sotto, tra 1,30 e 1,25. La questione “periferici” infatti, oltre a ripresentarsi a più riprese anche l’anno prossimo, rappresenta non solo un fattore ribassista per l’euro, ma agisce anche da fattore restrittivo per la crescita dell’area euro.
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