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I mercati valutari: L’euro è sceso questa settimana, penalizzato da dati europei negativi.

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L’euro è sceso, ma meno di quanto “potrebbe”: ultima chiamata per 1,3000 EUR/USD dopo le elezioni di domenica. Importante la riunione BoE di giovedì: in assenza di ulteriore stimolo monetario il range di oscillazione della sterlina dovrebbe stabilizzarsi più in alto…..


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EUR – L’euro è sceso questa settimana, penalizzato da dati europei negativi. Il calo però è stato di dimensione contenuta: da un massimo a 1,3284 fino a un minimo, temporaneo, a 1,3095 EUR/USD. Il messaggio della BCE (rischi sull’inflazione passati da bilanciati a verso il basso e permanenza rischi verso il basso sulla crescita) ha contribuito a indebolire il cambio, ma in misura molto limitata. Lo sfondamento del supporto 1,3165 predispone tecnicamente l’euro a ulteriore discesa in caso di esito negativo delle elezioni di domenica – principalmente quelle in Grecia. Gli obiettivi di un ulteriore movimento ribassista sono collocati a 1,3030-1,3000. Tuttavia da più tempo si osserva una certa resistenza dell’euro a scendere, per cui il rischio è che pur in presenza di spunti negativi il cambio rimanga in range. Nell’ultimo mese l’intervallo di oscillazione è stato molto stretto: 1,30-1,32. Pertanto manteniamo l’aspettativa che nel breve l’euro possa correggere sotto 1,3000 EUR/USD, ma sottolineiamo il rischio che un tale movimento possa farsi attendere ulteriormente. Il confronto tra la dinamica del cambio e la dinamica nonché i livelli dei rendimenti a breve europei e statunitensi può fornire una parziale spiegazione di questa resistenza verso il basso del cambio. Infatti, i rendimenti EUR sono quasi a zero, e non possono quindi scendere oltre, mentre quelli USA non possono salire perché la Fed ha ribadito l’intenzione di tenere i tassi fermi fino al 2014 inoltrato. Altro fattore che contrasta le pressioni ribassiste sul cambio derivanti dagli sviluppi sfavorevoli sia sul fronte macro sia su quello della crisi del debito è rappresentato dalla persistenza dell’ampio corto euro di mercato. I rischi comunque, almeno nel breve, sembrano essere più verso il basso che verso l’alto.

GBP –
L’opposto potrebbe invece essere per la sterlina, ovvero prevalere di rischi verso l’alto nonostante il flusso dei dati recenti sia stato più negativo delle attese. La BoE si riunisce, infatti, giovedì prossimo. Le aspettative di consenso, così come le nostre, sono per l’assenza di ulteriore espansione monetaria, nonché tassi fermi. Se la BoE rinuncia a una mossa espansiva a maggio è probabile che intenda chiudere “definitivamente” con tale opzione. Questo rappresenta un
fattore favorevole per la sterlina, non necessariamente nel senso di dare avvio a un trend rialzista quanto nell’innalzare leggermente il range di oscillazione, ostacolandone il ritorno sotto 1,60 GBP/USD e soprattutto impedendone il ritorno sotto 1,56-1,55 GBP/USD. Pertanto la nostra proiezione a 3m sotto 1,55 GBP/USD potrebbe essere rivista verso l’alto. Cruciali in merito saranno (i) l’esito della riunione BoE del 10 maggio e (ii) l’inflation report del 16 maggio.

JPY –
Scarseggiano gli spunti per lo yen, che potrebbe restare stabile intorno a 80 USD/JPY. Non escluse rotture sotto 80,00 ma le Autorità giapponesi sono pronte a intervenire in caso di movimenti profondi sotto tale soglia.


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