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I mercati valutari: L’euro ha recuperato rispetto ai minimi della settimana scorsa

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La BCE ha fatto bene all’euro, ma adesso ci sono le “altre” sfide: banche spagnole e Grecia. USD (cambio effettivo nominale) – Dopo un mese intero di apprezzamento (maggio), questa settimana il dollaro ha corretto……


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Il riemergere della possibilità che la Fed debba riprendere il quantitative easing è stato uno dei fattori principali dietro questo ritracciamento del biglietto verde, insieme ad un parziale rientro dell’avversione al rischio (v. sotto euro e BCE). La prossima settimana sarà fitta di dati USA – attesi perlopiù sfavorevoli – e di discorsi Fed. Non necessariamente però questi penalizzeranno ulteriormente il dollaro, se non in misura modesta. Infatti, la parte di avversione al rischio derivante dall’incertezza sulla crescita USA dovrebbe tenere la divisa statunitense almeno parzialmente al riparo da perdite importanti.

EUR – L’euro ha recuperato rispetto ai minimi della settimana scorsa in area 1,22 EUR/USD, salendo fino a 1,26 all’indomani dell’incontro BCE, ma alla fine ha ceduto di nuovo, fermandosi comunque in area 1,24. La riunione BCE ha avuto effetto positivo sulla moneta unica, perché Draghi ha lasciato intendere che la Banca centrale è pronta a intervenire con i mezzi che le sono propri se questo si dovesse rendere necessario. Il Presidente della BCE ha anche menzionato esplicitamente l’ipotesi di un taglio dei tassi. Prima però della prossima riunione BCE sono molte le sfide che l’area euro si troverà ad affrontare, a partire da quella del sistema bancario in Spagna, per il quale sembra che nel fine settimana il Governo spagnolo intenda chiedere formalmente aiuto. Poi, la domenica successiva (17 giugno) ci saranno le elezioni in Grecia, e il 18-19 giugno il vertice G20. La prossima settimana sarà il flusso di notizie su Spagna, Grecia e crisi dell’area euro in generale a influenzare la dinamica del cambio. A meno di sviluppi positivi potrebbero tornare a dominare le pressioni ribassiste. Tuttavia, salvo notizie negative, l’euro non dovrebbe inaugurare nuovi minimi sotto l’1,2288 dell’1 giugno. Evoluzioni favorevoli per le banche spagnole potrebbero invece riportare il cambio a 1,26 EUR/USD.

GBP – Anche la sterlina si è ripresa dai minimi a 1,52 GBP/USD, raggiungendo un massimo a 1,5601 GBP/USD dopo l’annuncio della BoE. Questa infatti ha lasciato i tassi fermi e non ha annunciato aumenti dell’APF. Poiché i rischi verso il basso sulla crescita provengono perlopiù dalla crisi dell’area euro, la BoE vorrà presumibilmente attendere gli sviluppi (imminenti) su quel fronte. Il recupero della sterlina non è quindi da ritenersi definitivo e in caso di delusioni dai dati si potrebbe rivederla tra 1,54 e 1,52 GBP/USD e tra 0,8100 e 0,8200 EUR/GBP.

JPY – Il parziale rientro dell’avversione al rischio e le dichiarazioni di Azumi sulla dannosità di un cambio troppo forte hanno fatto indebolire lo yen da 77 a 79 USD/JPY. La prossima settimana si terrà la riunione BoJ, in occasione della quale le Autorità giapponesi potrebbero alzare il tiro – almeno a livello verbale – contro l’eccessiva forza della valuta. Eventuali reazioni rialziste in caso di eventi sfavorevoli sulla crisi dell’area euro dovrebbero quindi avere spazio e tempo contato.


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