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I mercati valutari: L’euro potrebbe muoversi in laterale

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L’euro ha corretto dopo che Trichet ha lasciato intendere che a luglio potrebbe esserci un secondo rialzo…..

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La prossima settimana quindi non ci sarà più il tema del “rialzo di luglio” a condizionare il cambio, che funzionava da fattore rialzista. L’euro potrebbe muoversi in laterale.
La sterlina potrebbe avere l’occasione di correggere, portandosi in una fascia di oscillazione un po’ più bassa, se i dati in uscita si confermeranno deboli. Lo yen potrebbe scendere in caso di dati USA positivi.
EUR – Questa settimana l’euro è salito fino a sfiorare 1,4700 EUR/USD, ma poi ha corretto tornando a 1,44 al termine dell’incontro BCE. Trichet ha lasciato intendere che a luglio potrebbe esserci un rialzo dei tassi, ma il mercato già lo scontava. (1) Il fatto che il mercato già lo scontasse, (2) le incertezze sul fronte Grecia e (3) la presa di posizione della BCE in merito hanno
fatto scattare la correzione. La prossima settimana non ci sarà più il tema del “rialzo di luglio” a condizionare il cambio, tema che prima dell’incontro BCE forniva sostegno verso l’alto. Quindi verrebbe meno un fattore rialzista. Resta però aperto il caso greco, che potrebbe generare un po’ di volatilità a seconda che sul sentiero verso una possibile soluzione ci sia qualche intoppo o fili tutto liscio. Infine, il cambio potrebbe essere influenzato anche dai dati, salendo su dati USA favorevoli e/o dati europei favorevoli e viceversa. Nel complesso potrebbe quindi muoversi lateralmente tra 1,46 e 1,43/1,42 circa.
GBP – La prossima settimana la sterlina potrebbe avere l’occasione di correggere, soprattutto contro dollaro, ma anche contro euro. Infatti, i dati in uscita (inflazione, mercato del lavoro e vendite al dettaglio) dovrebbero andare nella direzione di allontanare nel tempo la necessità di iniziare ad alzare i tassi. Salvo sorprese in senso contrario dai dati, il calo atteso della sterlina potrebbe essere – in questo caso – di natura permanente, esprimendosi con un leggero abbassamento del range di oscillazione (verso 1,60 GBP/USD). La natura mista dei dati recenti aveva, infatti, mantenuto in range la divisa britannica. Quelli di questa settimana invece sono stati più omogenei: produzione industriale e manifatturiera hanno registrato un’ampia contrazione e i prezzi alla produzione hanno mostrato una decelerazione. La BoE infine ha lasciato ancora una volta tassi e APF invariati, e le attese di rialzo dei tassi implicite nei future di mercato si sono ridimensionate un po’, così come sono scesi ancora i rendimenti a due anni.
JPY – Lo yen è rimasto praticamente fermo in un intorno stretto di 80,00 USD/JPY. Dall’incontro BoJ della settimana prossima non dovrebbero emergere spunti sufficienti a imprimere una direzione ribassista alla divisa nipponica. Quanto al livello corrente del cambio, ci sembra poco probabile che la Banca centrale segnali disponibilità a un intervento per far indebolire lo yen. Più probabile che anche la prossima settimana il cambio USD/JPY si muova in relazione ai dati USA, con una leggera asimmetria di risposta, ovvero salendo su dati USA positivi più di quanto non scenderebbe su dati negativi. Un fattore, per quanto secondario, favorevole alla tenuta dello yen potrebbe essere l’eventuale aumento delle preoccupazioni sulla questione greca

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