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I mercati valutari: La tanto attesa inversione ribassista dello yen è avvenuta, grazie alla nuova strategia di policy introdotta della BoJ

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Ennesimo rinvio sulla questione greca. Difficile dire se, dopo tutti questi rinvii, una conclusione rapida potrebbe ancora favorire l’euro. Complessivamente però ci sembra possa esserci ulteriore spazio verso l’alto, almeno come reazione di impatto. …..


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La tanto attesa inversione ribassista dello yen è avvenuta, grazie alla nuova strategia di policy introdotta della BoJ. Sterlina asimmetrica: sale se l’euro sale contro dollaro, non scende se escono dati negativi sul fronte domestico. Corona svedese indebolita dal taglio dei tassi.

È stata un’altra settimana in cui a tenere banco sui mercati valutari è stata ancora – quasi esclusivamente – la vicenda greca. “Quasi esclusivamente” perché, dopo tempo immemorabile, qualcosa altrove è invece cambiato: per lo yen.

EUR – Nemmeno questa settimana la vicenda greca ha trovato una conclusione definitiva, e l’euro ne è stato penalizzato per giorni, scendendo da 1,33 a 1,29 EUR/USD. Poi, giovedì, sono bastate poche notizie positive, anche se non si è ancora arrivati all’erogazione degli aiuti, per restituire fiducia al mercato e l’euro è risalito fino a metà strada. Per l’estenuante trascinamento della questione greca e gli effetti non lineari che questo ha prodotto sul cambio, non è facile dire se un’eventuale conclusione definitiva all’Eurogruppo di lunedì possa innescare un’accelerazione rialzista ulteriore o un ritracciamento opposto. Dal punto di vista puramente tecnico la configurazione non presenta delle indicazioni direzionali forti. Al di sotto del corridoio 1,3233-1,3165 vige il fronte ribassista che a gennaio ha visto l’euro scendere fino a 1,26.

Poiché, qualora la vicenda greca non si chiudesse lunedì, ci sarebbe tempo fino al successivo Eurogruppo di inizio marzo, potrebbe forse esserci una maggiore probabilità di risposta rialzista nel caso invece in cui la soluzione definitiva venisse trovata subito. Lo spazio potrebbe estendersi fino ai massimi recenti a 1,3322 (eventualmente fino in area 1,34). Al contrario, in caso di nuove complicazioni e di ulteriore rinvio il cambio dovrebbe correggere almeno fino in area 1,28 tecnicamente lo spazio verso il basso arriverebbe fino a 1,26).

JPY – Importanti novità invece in Giappone. La BoJ ha, infatti, introdotto un inflation target ampliato ulteriormente lo stimolo quantitativo. Questo ha contribuito a sbloccare finalmente lo yen dalla situazione di stallo in cui si trovava, facendolo schiodare da 77 USD/JPY e conducendolo in area 79 USDJPY – livello che il cambio aveva toccato il 31 ottobre solo perché la BoJ era intervenuta direttamente sul mercato vendendo yen contro acquisto di dollari, portando il cambio – per un giorno – da 75 a 79 USD/JPY. Questa novità nella gestione della politica monetaria consente di non agganciare più il lungamente atteso deprezzamento della valuta giapponese al calo della risk aversion indotto da una soluzione della crisi del debito nell’area euro. Ci sembra pertanto che la tanto attesa inversione ribassista dello yen sia iniziata. Eventuali nuovi problemi sul fronte greco potrebbero temporaneamente rallentare il movimento in atto, ma non dovrebbero negarlo.

GBP – I temi domestici non fanno invece presa sulla sterlina, che continua a muoversi in base alla forte correlazione positiva tra GBP/USD ed EUR/USD. L’inflation report ha confermato i rischi verso il basso sulla crescita e sull’inflazione, ma sulla valuta britannica hanno prevalso ancora i temi dell’area euro. Così contro dollaro la sterlina è scesa fintantoché scendeva l’euro, per poi risalire con esso tornando in area 1,58 GBP/USD. I dati poi sono stati di tenore misto, ma la sterlina sta rispondendo in modo asimmetrico: non scende su quelli negativi e sale su quelli positivi (come sulle vendite al dettaglio di gennaio che hanno mostrato un’accelerazione contro le attese di contrazione). La prossima settimana verranno pubblicati i verbali dell’ultimo incontro BoE. Ci aspettiamo che la decisione di aumentare l’APF sia stata presa all’unanimità. Essendo già stato pubblicato l’inflation report appare poco probabile che i verbali possano contenere novità di rilievo, e quindi soprattutto che siano essi a far scendere la sterlina. Anche la prossima settimana quindi la sterlina dovrebbe andare a traino dell’euro, con una maggior predisposizione ad approfondire l’incursione in area 0,82 EUR/GBP.

SEK – Come da attese di consenso la Riksbank ha tagliato i tassi da 1,75% a 1,50%, rivedendo al ribasso la crescita dell’economia svedese attesa quest’anno da 1,3% a 0,7%. La SEK ha reagito subito al ribasso contro euro, portandosi da 8,77 a 8,84 EUR/SEK. Possibile ulteriore indebolimento sull’orizzonte 1m-3m, complici i rischi verso il basso sulla crescita derivanti dai problemi dell’area euro. La Banca centrale, che pubblica anche le previsioni sul tasso di intervento, si aspetta di lasciare i tassi fermi per il resto dell’anno. Due componenti del board avrebbero comunque preferito un taglio di 50pb invece di 25pb questa settimana e il calo subito dalla SEK sembrava riflettere il dubbio che nei prossimi mesi potrebbe invece arrivare un altro taglio dei tassi. Intanto, mercoledì 29 febbraio verranno pubblicati i verbali della riunione di ieri.


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