Questione greca ancora irrisolta, ma l’euro è salito e potrebbe rafforzarsi ulteriormente in caso di
soluzione positiva.. …..
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La BoE ha aumentato l’APF e nell’Inflation Report di mercoledì rivelerà le nuove proiezioni di crescita e inflazione. Queste dovrebbero contenere i presupposti per una correzione della sterlina entro 1m-3m. Lo yen ha mostrato buona sensitivity rispetto all’evoluzione del sentiment di mercato: inversione ribassista già in atto… se la questione greca si risolve positivamente. Mercoledì si riunirà la Banca centrale svedese: sotto-performance della corona svedese rispetto a quella norvegese, con o senza taglio dei tassi. La Reserve Bank of Australia ha sorpreso i mercati non tagliando i tassi: l’AUD si è rafforzato, ma i rischi rimangono.
EUR – L’euro è andato apprezzandosi questa settimana mano a mano che sembrava avvicinarsi il
raggiungimento di un accordo sulla Grecia. E così il cambio è salito da 1,30 a 1,33 EUR/USD. Qui però si è fermato quando l’Eurogruppo ha deciso di rinviare la decisione definitiva a mercoledì prossimo, dopo che la proposta del Governo greco sia stata approvata dal Parlamento entro domenica. Su tale rinvio l’euro è sceso un po’, tornando a 1,32. Se entro la settimana prossima si riuscirà a trovare una soluzione (positiva) definitiva potrebbe esserci spazio per un ulteriore rafforzamento verso 1,34-1,35. Resistenze a 1,3322 – 1,3354 – 1,3386 – 1,3434 – 1,3487 – 1,3521 – 1,3548. Tecnicamente l’upside dovrebbe restare contenuto entro l’area 1,34 EUR/USD, ma dato che il problema greco si è dimostrato più complesso del previsto l’eventuale reazione rialzista del cambio potrebbe essere più ampia. La BCE ha lasciato i tassi fermi e potrebbe non tagliarli più. Questo potrebbe sembrare un elemento a favore della moneta unica, ma – salvo sorprese positive dal lato della crescita – non esenta l’euro dal rischio di una ricaduta (poco) sotto 1,30. Qualora la questione greca andasse complicandosi anziché risolvendosi, l’euro rischierebbe di perdere quanto guadagnato questa settimana tornando a 1,30 o poco sotto (supporto chiave 1,3026).
GBP – Anche la sterlina, seguendo l’euro, è salita contro dollaro, portandosi da 1,57 a 1,59 GBP/USD. Ma dal lato dell’economia britannica non sono emersi segnali che portino a prospettare un rafforzamento ulteriore della sterlina contro dollaro. Anzi, dalla BoE sono semmai giunti indizi che lasciano pensare a un’almeno temporanea correzione. Come da attese, infatti, la Bank of England ha lasciato il bank rate invariato a 0,50% ed ha aumentato l’APF di 50 miliardi di sterline. Nel comunicato emesso dalla BoE si legge che in base alle nuove proiezioni della Banca centrale (che verranno pubblicate nell’Inflation Report di mercoledì prossimo, 15 febbraio) la crescita dovrebbe essere debole nel breve termine, ma rafforzarsi gradualmente più avanti in corso d’anno. A guidare tale rafforzamento saranno (1) lo stimolo monetario in essere e (2) un leggero recupero dei redditi reali delle famiglie dovuto al calo atteso dell’inflazione. I rischi però sono verso il basso, per (1) le condizioni restrittive del credito, (2) il consolidamento fiscale in atto, e (3) i problemi dell’area euro. L’inflazione è attesa in rapido calo nel breve e in ulteriore declino successivamente – anche per il permanere di un margine abbastanza ampio di capacità inutilizzata. La lettura dell’Inflation Report la prossima settimana ci aiuterà a comprendere meglio se vi sia spazio per un ulteriore aumento dell’APF nei prossimi mesi. Riteniamo che nel messaggio della BoE vi siano i presupposti per una breve fase di correzione del cambio GBP/USD entro 1m-3m, con rientro verso il range 1,55-1,50 GBP/USD.
JPY – Lo yen ha inaspettatamente mostrato una buona sensitivity al ridimensionarsi dell’avversione al rischio mano a mano che sembrava avvicinarsi una conclusione sulla Grecia. Si è così indebolito un po’, riportandosi da 76 a 77 USD/JPY. Un esito positivo per la vicenda greca consentirebbe di migliorare ulteriormente il sentiment di mercato e – in tal caso – questo pur modesto calo dello yen potrebbe rappresentare il tratto iniziale della lungamente attesa inversione ribassista.
AUD – Contrariamente alle attese di consenso per un taglio dei tassi, la Reserve Bank of Australia li ha lasciati invariati a 4,25% martedì. La reazione iniziale del dollaro australiano è stata di rafforzamento (rispetto al dollaro USA). Il cambio è salito da 1,06 a 1,08 AUD/USD. oltre tale livello tuttavia non è riuscito a portarsi. Ricordiamo che i massimi storici sono stati raggiunti in area 1,10 AUD/USD a luglio 2011. In vicinanza di tali livelli si osserva quindi una certa saturazione. La RBA ha lasciato intendere che alla base della decisione è stato un leggero miglioramento dello scenario complessivo, sia a livello domestico, ma soprattutto a livelloglobale. Tuttavia ha comunicato esplicitamente che, essendo lo scenario di inflazione benevolo, è pronta a tagliare ancora i tassi se le condizioni della domanda dovessero dare segnali di debolezza. Manteniamo di conseguenza attese di indebolimento dell’AUD in corso d’anno, riconoscendo però che i rischi del nostro scenario centrale sono verso l’alto (ovvero i livelli del profilo centrale del cambio AUD/USD potrebbero essere un po’ sottovalutati, v. tab.).
SEK – Si riunisce la prossima settimana la Banca centrale svedese, che annuncerà la decisione sui tassi giovedì 16 febbraio. Al precedente incontro di politica monetaria (dicembre) la Riksbank aveva tagliato i tassi da 2,00% a 1,75% a causa dell’impatto negativo sulla crescita svedese derivante dal deterioramento del quadro esterno, in particolare dell’area euro. A dicembre la Banca centrale ha, infatti, rivisto al ribasso le proiezioni di crescita 2012 da 1,5% a 1,3% – un drastico rallentamento rispetto al 4,6% stimato per il 2011. Contestualmente ha rivisto al ribasso il profilo atteso di inflazione 2012 da 1,9% a 1,5% – un dimezzamento rispetto al 3,0%
registrato nel 2011. Due componenti del board avrebbero voluto un taglio più ampio, di 50pb.
Gli ultimi dati sull’economia svedese danno segnali un po’ confusi, ma complessivamente non sono incoraggianti. Non è quindi escluso che la Riksbank possa tagliare ancora i tassi entro i prossimi mesi. Tuttavia lo spazio non dovrebbe essere molto: probabilmente ci sarebbe spazio per un solo taglio di 25pb. Questo, unitamente alle incertezze che ancora riguardano l’area euro, espone la corona svedese a rischi verso il basso nel breve (arretramento verso 8,90 EUR/SEK o sopra, v. tab.), soprattutto dopo il recupero messo a segno dalla corona contro euro da dicembre in poi. Il periodo dove più si dovrebbero concentrare i rischi verso il basso è la prima parte dell’anno, quella in cui si collocherebbe un eventuale taglio dei tassi. Successivamente, ipotizzando una stabilizzazione nell’area euro, si avrebbe una stabilizzazione anche del quadro economico-finanziario svedese. La corona – forte anche di un differenziale tassi favorevole rispetto all’euro – dovrebbe beneficiarne recuperando terreno, per puntare almeno verso 8,70 EUR/SEK sull’orizzonte a un anno circa (v. tab.). La Riksbank a dicembre prospettava una riaccelerazione dell’economia nel 2013 a 2,3% dall’1,3% atteso quest’anno. I rischi rispetto allo scenario centrale sono che nel breve il calo atteso possa risultare più pronunciato del previsto e successivamente, all’opposto, che il recupero atteso possa essere più ampio.
NOK – Più favorevoli dovrebbero essere le prospettive della corona norvegese, di cui abbiamo, infatti, rivisto al rialzo le proiezioni contro euro. Anche l’economia norvegese risente negativamente dei problemi dell’area euro, ma la risorsa petrolifera offre alla NOK un vantaggio sulla SEK, in ragione della tenuta delle quotazioni fino ad ora e delle prospettive complessivamente favorevoli sull’ulteriore tenuta, soprattutto nella prima parte dell’anno. Anche la Banca centrale norvegese ha tagliato i tassi a dicembre, per ragioni analoghe alla Riksbank, portandoli allo stesso livello di quelli svedesi, attuando però un taglio di 50pb. Non è da escludersi che anche la Norges Bank possa tagliare ancora, ma – a meno di una caduta dei prezzi del petrolio, ipotesi che non rappresenta lo scenario centrale – le entrate a esso collegate dovrebbero rendere l’economia meno vulnerabile ai problemi della vicina area euro rispetto all’economia svedese. L’idea è quindi quella di una sovra-performance attesa in corso d’anno (più nella prima parte e meno nella seconda) della NOK rispetto alla SEK.
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