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I mercati valutari: Dollaro e yen unici ripari dalla crisi dell’area euro. Attesa per la riunione BCE.

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È stata un’altra settimana caratterizzata da un ulteriore aumento dell’avversione al rischio e il dollaro ne ha integralmente beneficiato…..


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USD (cambio effettivo nominale) – È stata un’altra settimana caratterizzata da un ulteriore aumento dell’avversione al rischio e il dollaro ne ha integralmente beneficiato, con riferimento (i) sia alla crisi dell’area euro (ii) sia a quei dati USA che hanno deluso. Il ruolo del biglietto verde come safe haven dovrebbe venire confermato nel breve, almeno fintantoché permane lo stato di incertezza sulla crisi dell’area euro.

EUR – L’euro si è deprezzato ulteriormente sfondando al ribasso 1,25 e raggiungendo un nuovo minimo a 1,22 EUR/USD. Oltre alle preoccupazioni per la Grecia si sono intensificate quelle per  la tenuta del sistema bancario spagnolo: vi è attesa, in particolare, per la proposta di ricapitalizzazione di Bankia. Cruciale sarà mercoledì l’esito della riunione BCE. In assenza di nuove iniziative o aperture volte ad affrontare direttamente gli sviluppi recenti della crisi, il cambio potrebbe indebolirsi ulteriormente. Supporto chiave prima di 1,2000 è 1,2150 EUR/USD.
Il downside, salvo sviluppi “gravi”, dovrebbe essere contenuto entro 1,18 EUR/USD, minimo raggiunto all’apice della crisi greca nel giugno del 2010. Nel caso in cui invece la BCE dovesse tagliare i tassi la reazione immediata d’impatto potrebbe essere ribassista, ma in un secondo momento il calo potrebbe dare origine a un rimbalzo, come effetto “fiducia” per il ruolo attivo della Banca Centrale, agevolato altresì dall’elevato corto costo? euro di mercato.

GBP – Anche la sterlina si è deprezzata da 1,57 a 1,52 GBP/USD, sia per l’elevata correlazione positiva con l’EUR/USD, sia per alcune delusioni dai dati domestici: il PMI manifatturiero di maggio è crollato da 50,2 a 45,9. C’è un po’ di attesa anche per la riunione della Banca d’Inghilterra giovedì, non tanto per i tassi, attesi ancora fermi a 0,50%, quanto per l’eventualità di un aumento dell’APF, in ragione del recente deterioramento della situazione nell’area euro.
Noi continuiamo a non aspettarci alcuna variazione dell’APF, in linea con il consenso (che però non è unanime). In tal caso la sterlina non dovrebbe risentirne. Se al contrario la Banca Centrale decidesse di aumentare l’APF, dovrebbe indebolirsi ulteriormente, sia contro dollaro (tra 1,52 e 1,50 GBP/USD) sia contro euro (tra 0,81 e 0,82 EUR/GBP).

JPY – Come il dollaro anche lo yen ha tratto beneficio dall’ulteriore aumento dell’avversione al rischio, portandosi da 79 a 77 USD/JPY. Non è da escludersi che la BoJ aspetti che il sentiment di mercato si stabilizzi prima di intervenire per arrestare l’ascesa dello yen. Quindi è possibile che
non intervenga prima della riunione della BCE. In termini di livelli, l’intervento del 31 ottobre scorso è stato condotto quando il cambio era tra 75 e 76 USD/JPY.


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