L’euro potrebbe esitare in una dinamica laterale, ma dovrebbe durare poco e non dovrebbe precludere l’atteso calo sotto 1,3500 EUR/USD. La sterlina è scesa solo per “un momento” dopo che la…..
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BoE ha rivisto verso il basso il profilo di crescita. Mercoledì si attende la lettura dei verbali. Anche se i mercati sembrano credere di più alla lettura dei dati, il calo verso 1,55 GBP/USD resta lo scenario centrale per il trimestre in corso.
– USD (cambio effettivo nominale) – Dopo il recupero di quella passata, questa settimana il dollaro si è stabilizzato. Restiamo dell’idea che il trend ribassista di gennaio si stia esaurendo, ma nel breve potrebbe prevalere una dinamica di tipo laterale.
– Il calendario della prossima settimana non dovrebbe essere sfavorevole. Non sembra però presentare spunti sufficienti per un’accelerazione rialzista. A prevenire un arretramento dovrebbero comunque contribuire gli sviluppi sul fronte dell’economia cinese. La PBoC, infatti, dopo aver alzato i tassi la scorsa settimana, oggi ha alzato di nuovo anche i coefficienti di riserva obbligatoria. L’adozione di misure restrittive di politica monetaria in Cina suggerisce che la crescita procede bene, ma nell’immediato fa mantenere dei dubbi sulle prospettive effettive della performance dell’economia. Questo genera timori per la ripresa in varie economie avanzate, ma in termini relativi tali timori dovrebbero essere più blandi per gli Stati Uniti che altrove.
– EUR – L’esempio più evidente si ha nel confronto con l’area euro, dove dalla crisi del 2008 in poi le politiche economiche sono state decisamente meno espansive che negli Stati Uniti, e altrettanto sono ora le condizioni monetarie. In semplici termini di rendimenti a breve, però, i differenziali si sono stabilizzati nell’ultima decina di giorni, e questo non aiuta a sbloccare il cambio dallo stallo nell’area pivot di 1,35 EUR/USD.
– Dal punto di vista tecnico i segnali direzionali di brevissimo sono un po’ confusi. Tuttavia, la configurazione sembrerebbe più sbilanciata verso una nuova più ampia incursione sotto 1,3500 che non verso una riappropriazione di quota 1,37-1,38 EUR/USD, a meno che i dati dell’area euro di febbraio (PMI e IFO) non riservino sorprese particolarmente positive.
– GBP – Nell’inflation report la BoE ha rivisto verso il basso le proiezioni di crescita. Nell’immediato la sterlina ha corretto scendendo poco sotto 1,6000 GBP/USD. Ma sull’ampio rimbalzo delle vendite al dettaglio di gennaio ha più che recuperato salendo sopra 1,6200 GBP/USD. Quota 1,63 GBP/USD dovrebbe fare da resistenza. Il mercato non crede ancora ai rischi sulla crescita, perché dai dati non emerge un’evidenza chiara. Crede invece a quelli dell’inflazione, che parlano da sé, e nell’inflation report la BoE ha anche rivisto al rialzo il profilo di inflazione. Mercoledì prossimo l’attenzione sarà sui verbali BoE. Probabilmente i due dissenzienti, che a gennaio avevano votato per un aumento immediato dei tassi, non hanno cambiato idea. Ma a livello di discussione interna è possibile che si sia preso maggiormente atto dei rischi sulla crescita. Questo dovrebbe impedire che la sterlina sfondi al rialzo l’1,63 GBP/USD. manteniamo lo scenario centrale di calo verso 1,55 GBP/USD nel trimestre in corso.
– JPY – Lo yen ha ceduto leggermente, registrando un doppio top ad un soffio da 84,00 USD/JPY. Resta non facile lo sfondamento di tale soglia. E se si pensa che la BoJ ha rivisto in senso migliorativo lo scenario sull’economia giapponese per la prima volta dopo nove mesi, mantenere attese di indebolimento ora potrebbe sembrare più incomprensibile. Ma la dinamica della divisa nipponica pare dipendere più da dinamiche esterne che dagli sviluppi sul fronte dell’economia domestica. Per quanto riguarda la prossima settimana gli spunti parrebbero solo i dati USA: sorprese positive potrebbero agevolare almeno una prima rottura di 84,00 USD/JPY.
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