Nei prossimi giorni il tema del debito europeo dovrebbe tornare temporaneamente in secondo piano……
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Il tema della settimana è stato il “panico” sul debito europeo, esploso già la scorsa settimana, salito lunedì e poi contrastato dalla BCE con il suo programma di acquisti. Ciò è bastato a rovesciare la tendenza degli spread sovrani e a favorire un buon accoglimento dell’offerta di titoli di stato da parte di Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Molto importante per il clima generale è stata anche l’ammissione del Ministro tedesco alle finanze che si sta finalmente discutendo un salto di qualità per l’EFSF, come già richiesto da BCE e Commissione Europea, anche se è pressoché escluso che un’intesa possa emergere già alla riunione di lunedì 17 dell’Eurogruppo. Uno sguardo al legame fra lo spread medio dei periferici e il cambio EUR/CHF illustra con evidenza quanto la percezione del rischio abbia pesato in questi giorni.

Nei prossimi giorni dovrebbe instaurarsi una pausa, vista l’assenza di eventi di rischio specifici, e la ripresa dell’euro dovrebbe arrestarsi in prossimità delle soglie tecniche più importanti. La riunione di Eurogruppo ed Ecofin potrebbe cercare di capitalizzare il successo con qualche dichiarazione di principio a favore di una riforma dell’EFSF, ma la strutturale riluttanza della Germania consiglia di non eccedere in ottimismo.
Un secondo tema che potrebbe però modificare il quadro è stato introdotto ieri da Trichet con il giudizio meno positivo sui rischi di inflazione, che ha stimolato un netto rimbalzo dei tassi di interesse a termine sull’euro. Poiché il quadro americano rimane bloccato, uno spostamento di focus del mercato di nuovo sul differenziale di tasso potrebbe accentuare il rimbalzo dell’euro. Ma vista la situazione dei periferici e le ripercussioni della crisi sulle banche, sembra improbabile che il rialzo dei tassi di interesse a termine possa estendersi oltre.
Infine, il calo della tensione può far tornare l’attenzione sulla situazione fiscale americana. In primo luogo, il surreale dibattito sulla revisione del limite al debito si sta incancrenendo per il tentativo dei Repubblicani di usarlo come arma di ricatto per far accettare all’Amministrazione proprie misure di contenimento della spesa. Poi Moody’s ha ribadito che in assenza di interventi sui conti pubblici americani “la probabilità di un outlook negativo nei prossimi due anni aumenterà”. Moody’s ha detto che per ora USA, UK, Francia e Germania hanno fondamentali coerenti con il rating di AAA, ma in futuro dovranno mettere sotto controllo il sentiero della spesa sanitaria e previdenziale per mantenere il rating invariato. Anche S&P ha detto di “non poter escludere un cambiamento dell’outlook” del rating sovrano degli Stati Uniti.
EUR – Per il momento il vertiginoso rialzo si è fermato a 1,3388, sotto le resistenze di 1,3411/33 (e poi 1,3498) che dovrebbero dar luogo a una correzione. Supporto a 1,3300 e 1,3260. Torna ad emergere la correlazione con il differenziale di tasso, scomparsa durante la nuova ondata “panico” sul debito dei periferici. I dati macroeconomici dei prossimi giorni dovrebbero beneficiare di numeri positivi dalle indagini tedesche sulla fiducia (Zew, Ifo).
CHF – La violenta ripresa dell’euro ha modificato le prospettive. Toccato ormai 1,2918, ben oltre le nostre aspettative, ora l’EUR potrebbe continuare a salire fino a 1,3075 ed eventuali arretramenti diventano occasioni di acquisto. L’andamento dovrebbe tranquillizzare le Autorità monetarie elvetiche, che cominciavano a mostrare disagio per la forza del franco. Oggi era prevista un incontro del Governo con i rappresentanti dell’industria per discutere proprio della sopravvalutazione del cambio.
GBP – La ripresa dell’euro potrebbe avere ancora spazio anche nei confronti della sterlina, con primo riferimento a 0,8500. La riunione del MPC non ha riservato sorprese e nessuno crede seriamente a un rischio imminente di rialzo dei tassi. La sterlina beneficia invece del tema rischio nei confronti del dollaro.

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