Le dinamiche dei mercati valutari in agosto saranno influenzate principalmente dalla decisione che si prenderà negli USA in merito all’innalzamento del tetto del debito………
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Un eventuale downgrade del merito di credito USA indebolirebbe il dollaro, andando a favorire però soprattutto yen e franco svizzero, meno invece euro e sterlina. In caso di downgrade e/o (qualche “forma” di) default USA le pressioni rialziste sullo yen potrebbero indurre le autorità giapponesi a intervenire sul mercato per indebolire la divisa nipponica. Dall’economia britannica e dalla BoE dovrebbero giungere complessivamente segnali ribassisti. Ma la sterlina potrebbe non “recepirli” nel caso in cui ci fosse un downgrade e/o default USA. Gli sviluppi sul fronte del debito USA e sul fronte Grecia/periferici hanno all’incirca la stessa importanza in termini di impatto atteso sull’euro. Complessivamente, alla fine, sull’euro dovrebbero prevalere gli spunti ribassisti, ed eventuali movimenti verso l’alto dovrebbero essere di corto respiro.
di mercato, attualmente divergenti rispetto ai fondamentali, dovessero spingere lo yen verso livelli ancora più forti, si prenderebbe in considerazione l’ipotesi di interveni livelli ancora più forti, si prenderebbe in considerazione l’ipotesi di interveni livelli ancora più forti, si prenderebbe in considerazione l’ipotesi di interveni livelli ancora più forti, si prenderebbe in considerazione l’ipotesi di intervenire re re re per riportare la divisa nipponica su valori più deboli.
A marzo, quando il cambio si era violentemente portato da 80 a 76 USD/JPY dopo il terremoto, le autorità nipponiche erano intervenute, e il giorno successivo si sono aggiunte anche le altre banche centrali del G7, riconducendo il cambio a quota 82 USD/JPY. L’area 80-82 USD/JPY potrebbe restare l’area obiettivo nel caso dovessero rendersi necessari nuovi interventi. Il ministero delle finanze ha comunque comunicato che in luglio le autorità non sono mai intervenute. L’ultimo intervento, a parte quello di marzo, risaliva a settembre. Noda ha nel frattempo nominato Nakao come nuovo responsabile della politica valutaria in sostituzione di Tamaki.
Nello scenario (1) sopra menzionato per il dollaro Nello scenario (1) sopra menzionato per il dollaro Nello scenario (1) sopra menzionato per il dollaro Nello scenario (1) sopra menzionato per il dollaro, ovvero assenza di default e di downgrade, lo yen potrebbe anche portarsi brevemente a 76-75 USD/JPY nell’attesa “finale” della decisione delle autorità USA e poi arretrare autonomamente verso 80-82, senza che si renda necessario un intervento. Invece, nello sc Invece, nello sc Invece, nello sc Invece, nello scenario (2) si fa più elevato il rischio che le autorità debbano enario (2) si fa più elevato il rischio che le autorità debbano enario (2) si fa più elevato il rischio che le autorità debbano enario (2) si fa più elevato il rischio che le autorità debbano intervenire intervenire intervenire intervenire per arrestare un possibile movimento violento del cambio sotto quota 75 USD/JPY.
Non è escluso che si possano rendere necessari più interventi, eventualmente coordinati, prima che si riesca a reindirizzare lo yen verso 80-82 USD/JPY. In tal caso il ripristino di tali livelli avverrebbe però più tardi rispetto al caso dello scenario (1).
Nel caso dello scenario (1) per il dollaro, l’euro potrebbe indebolirsi un po’ come riflesso di un atteso generalizzato recupero del biglietto verde . Lo spazio sarebbe verso 1,40-1,38 EUR/USD,
perché giovedì prossimo, a ridosso della attesa decisione USA sull’innalzamento del tetto del debito, si riunisce la BCE. Ci aspettiamo tassi fermi, ma il focus non sarà sui tassi quanto sulle parole di Trichet. Fintantoché non saranno ben chiari i dettagli del piano di aiuti per la Grecia e resta tensione anche sul versante degli altri periferici dopo il warning di Moody’s sulla Spagna, il presidente della BCE non dovrebbe infatti calcare la mano sul rischio inflazione lasciando intravedere un altro rialzo dei tassi prima di fine anno. Questo toglierebbe forza all’euro.
Nello scenario (2) per gli USA, l’euro potrebbe invece trarre beneficio da notizie USA negative o potrebbe invece trarre beneficio da notizie USA negative o potrebbe invece trarre beneficio da notizie USA negative o potrebbe invece trarre beneficio da notizie USA negative, riportandosi sopra 1,45 EUR/USD. Ma la reazione rialzista dovrebbe rappresentare solo la risposta di impatto, non di durata, del cambio. Infatti, data la situazione di partenza dell’area euro (ovvero crisi del debito sovrano dei periferici), un’escalation negativa negli USA avrebbe ripercussioni negative anche dirette sull’area euro, andando così a smorzare e poi riassorbire l’eventuale reazione rialzista che la moneta unica registri di fronte ad eventi USA negativi.
Giovedì prossimo ci attendiamo che la BoE lasci ancora tassi e APF invariati. L’inflation report del 10 agosto dovrebbe veicolare il messaggio che la banca centrale inizierà ad alzare i tassi un po’ più tardi del previsto. Per quanto riguarda le tempistiche la BoE potrebbe però restare sul vago.
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