USA FOMC

Il FOMC cambia rotta, con una sorprendente virata superdovish

La riunione del FOMC avrebbe dovuto ricalcare il copione già preparato nei discorsi ascoltati da inizio gennaio, segnalando una pausa sul sentiero dei rialzi per raccogliere informazioni sui fattori di rischio accumulati negli ultimi mesi……

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Invece, il Comunicato e la conferenza stampa seguiti alla riunione di gennaio non sembrano segnalare tanto una pausa, quanto una virata molto più potente di quanto atteso, che ribalta diversi punti mantenuti fermi fino a poco fa dal FOMC.

Con una valutazione dell’economia sempre solida e positiva, in linea con quella di dicembre, il vero cambiamento è che non ci sono più indicazioni di ulteriori rialzi, anche dopo la risoluzione dei rischi in corso. I segnali di questa svolta sono molti, e non ambigui.

– Il Comunicato abolisce il giudizio secondo cui “alcuni ulteriori graduali rialzi” del tasso dei fed funds “saranno coerenti” con gli obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi.

– Anche la valutazione di rischi “circa bilanciati” viene eliminata, segnalando in modo implicito che non c’è una direzione attesa per i tassi.

– Il Comitato mantiene uno scenario centrale di ulteriore espansione dell’attività, mercato del lavoro forte e inflazione vicina al 2%, ma “alla luce delle condizioni economiche globali e degli sviluppi finanziari e delle deboli pressioni inflazionistiche, (…) sarà paziente mentre determina quali aggiustamenti futuri all’intervallo obiettivo del tasso dei federal funds saranno appropriati per supportare tali esiti”.

– A una domanda esplicita sulla direzione della prossima mossa, Powell ha riposto che sarà determinata “interamente” dai dati, dicendo anche che “il caso per alzare i tassi si è un po’ indebolito”. Secondo Powell per avere un rialzo occorrerà vedere prima un aumento dell’inflazione che non è l’unica variabile, ma è “certamente importante”. Questa posizione fino a dicembre era confinata al gruppo delle colombe nel Comitato, e non sottoscritta dal consenso.

– Secondo Powell, la stance attuale di politica monetaria è “appropriata” e “sappiamo anche che il nostro tasso di policy è nell’intervallo delle stime di neutralità” del Comitato. A dicembre, Powell aveva detto che il tasso attuale era all’estremo inferiore della stima di neutralità del Comitato, come testimoniato anche dalle proiezioni dei tassi.

– Alla svolta dovish sui tassi se ne aggiunge anche una sul bilancio.

Infatti, il Comitato all’unanimità ha approvato alcune modifiche al documento relativo alla normalizzazione della politica del bilancio.

Secondo il FOMC, i tassi restano lo strumento principale della politica monetaria, ma “cambiamenti occasionali” della politica del bilancio potrebbero essere giustificati in caso di necessità e la Fed è “pronta ad aggiustare” la riduzione dei reinvestimenti.

In generale, il FOMC ritiene opportuno mantenere un regime operativo in cui sia necessario un elevato livello di riserve e darà in futuro maggiori indicazioni. Non sono emerse indicazioni sulla vita media del portafoglio della Fed.

– Cosa c’è dietro questa svolta di comunicazione? Powell ha elencato, come atteso, una serie di rischi che minacciano il sentiero dell’economia americana:

– indebolimento della crescita globale, con enfasi sul fatto che il commercio internazionale e la solidità delle altre economie è rilevante per gli USA;

– rischi politici: lo shutdown , con effetti contenuti sull’attività, potrebbe minare la fiducia nella capacità di governare e prendere decisioni politiche; Brexit;

– svolta restrittiva delle condizioni finanziarie da fine 2018, in corso ancora, che sostituiscono in parte interventi sui tassi.

– Secondo Powell, il Comitato ritiene che questi rischi possano rimanere in atto “per un po’”.

Dato che il sentiero atteso dell’economia non sembra variato né indebolito rispetto a dicembre, la svolta di comunicazione della Fed per essere giustificata richiede qualche altro motivo fondamentale.

Se ora il FOMC ritiene che il tasso dei fed funds a 2,25-2,5% sia già alla neutralità, dovremmo vedere a marzo un’ulteriore revisione verso il basso del tasso neutrale, dall’attuale stima di 2,8% (era 3% a settembre), verso 2,5%.

Questo potrebbe segnalare o una crescita potenziale più bassa o un diverso modello per il più lungo termine, in linea con lo scenario di Bullard (St Louis Fed), secondo cui siamo in un regime di bassa inflazione, diverso da quello vigente nei cicli precedenti.

Quindi, al di là degli effetti di brevissimo periodo della nuova rotta del FOMC (che andrà comunque confermata e precisata dai dettagli dei verbali), l’impressione è che la politica monetaria sia entrata in una fase di navigazione a vista, ma con un bias espansivo.

– In conclusione, il FOMC segnala di essere davvero alla finestra ad aspettare l’evoluzione dei dati e degli eventi, sia economici sia politici.

La pazienza e la flessibilità hanno contorni dovish e forse riflettono anche timori che la ripresa quasi-più-lunga del secondo dopoguerra stia diventando progressivamente sempre più fragile.

Il mercato sconta già un taglio dei tassi entro inizio 2020 con una probabilità del 28% (Bloomberg).

Per ora manteniamo la previsione di un rialzo nella seconda metà dell’anno, con ampi rischi verso il basso, e di una svolta verso il basso dei tassi nel 2020.

Fonte: BondWorld.it


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