Le nubi sempre più cupe sull’amministrazione Trump hanno frantumato la fiducia dei mercati sugli effetti miracolosi delle sue possibili politiche economiche…….
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Negli ultimi giorni, la crisi dell’amministrazione Trump ha subito un’improvvisa accelerazione, con un intrecciarsi pericoloso di passi falsi che orbitano tutti intorno alla strana relazione fra il presidente americano e la Russia e alle palesi difficoltà del Presidente di adattarsi agli standard del suo ruolo. Per il momento, l’amministrazione è stata costretta soltanto a nominare una personalità indipendente alla guida dell’indagine condotta dal FBI sulla questione dei rapporti con la Russia, ma restano aperte le indagini delle commissioni di Camera e Senato, che potrebbero vedere qualche sviluppo già la prossima settimana con la consegna dei memoriali dell’ex-direttore del FBI. Parlare di impeachment è sicuramente prematuro: il presupposto per l’esautoramento del Presidente è che l’indagine (potenzialmente lunga) si concluda con la prova che ha commesso alti crimini o misfatti minori . Inoltre, devono sussistere le condizioni politiche che convincano una maggioranza qualificata di due terzi del Senato ad esautorare il Presidente. Nonostante il disagio crescente fra i membri repubblicani del Congresso, e la probabilità concreta che l’intervento sul direttore del FBI si possa qualificare come “ostruzione della giustizia”, difficilmente tali condizioni potranno materializzarsi prima delle elezioni di mid-term . Infatti, il Presidente rimane al momento popolare fra il nocciolo duro dell’elettorato repubblicano e, quindi, una presa di posizione contro Trump potrebbe essere di danno alle possibilità di rielezione di senatori e deputati.
I mercati hanno reagito allo scandalo con un pesante storno dei mercati azionari e un netto calo di dollaro e tassi. Il dollaro, in particolare, è tornato sui livelli precedenti l’elezione, mentre l’adattamento degli indici azionari è ancora parziale. La ragione non è necessariamente il rischio di impeachment : se un presidente fosse palesemente inadatto al ruolo, in fondo sarebbe meglio che fosse rimosso prima che procuri guasti irreparabili. Piuttosto, ne è responsabile l’acquisita consapevolezza che la visione della presidenza Trump, costruita sulla scia della sua elezione, non sta in piedi.
Tale visione si poggiava su 4 cardini: taglio delle tasse a vantaggio di società e individui più ricchi, in parte finanziato con lo smantellamento della riforma sanitaria attuata da Obama, e integrato da un programma di investimenti infrastrutturali; un’agenda protezionistica che avrebbe dovuto favorire le aziende americane; lo smantellamento di parte della regolamentazione sui mercati finanziari introdotta dopo la crisi; la convinzione che le debolezze del Presidente sarebbero state controllate e compensate dall’apparato. La conclusione era positiva per le attese sui dividendi delle società, e quindi per i corsi azionari; cautamente positiva per il dollaro; negativa per il debito del governo federale. Di questa visione si salva davvero poco. A parte le difficoltà già sperimentate con il tentativo di smantellare la riforma sanitaria, la perdita di credibilità dell’amministrazione e del Presidente che si sta verificando in questo periodo renderà più difficile l’implementazione anche della sua agenda economica.
In Europa, anche l’Austria (un altro Paese con un forte partito euroscettico) andrà al voto quest’anno.
In Europa, il calendario politico avrà un’inattesa fiammata in autunno. In Austria, si è deciso di indire elezioni anticipate il 15 ottobre 2017. I sondaggi mostrano gli euroscettici nazionalisti di FPÖ in lizza per la maggioranza relativa, anche se le rilevazioni successive alla costituzione della Liste Sebastian Kurz, che include i popolari dell’ÖVP, sembrano aver guadagnato un certo margine di vantaggio sugli altri partiti, inclusa la SPÖ. In ogni caso, il meccanismo elettorale austriaco rende alquanto improbabile che l’FPÖ possa conquistare la maggioranza assoluta. Al massimo, potrà ambire a governare nell’ambito di una coalizione, che tenderà a diluirne il potenziale destabilizzante.
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