Le conseguenze per l’Europa non sono necessariamente negative. Quelle per l’andamento dell’economia, che viaggia a gonfie vele, saranno irrilevanti……….
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– Dopo più di un mese di negoziati tra FDP, CDU e Verdi, il tentativo di Merkel di formare una coalizione trasversale è fallito. Lindner, leader FDP si è ufficialmente ritirato dal tavolo domenica scorsa a causa di divergenze insanabili con i Verdi su politiche per i rifugiati e ambiente. Si è aperta una crisi assolutamente nuova per la Germania post bellica. Il Paese che viene portato ad esempio di stabilità politica rischia di restare senza governo fino alla primavera. Il Presidente Steinmeier vorrebbe evitare che il Paese torni alle elezioni a inizio 2018, ma uno scenario di questo tipo non può certo escludersi. Una nuova trattativa fra gli stessi partiti sembra altamente improbabile. Un’opzione sarebbe un governo di minoranza CDU-CSU, che potrebbe avere il via libera dei socialdemocratici, ma Merkel ha dichiarato che preferirebbe tornare alle urne piuttosto che guidare un governo instabile. Il presidente Steinmeier ha invitato l’SPD a considerare la possibilità di una trattativa con i cristiano democratici, ricevendo una risposta positiva. Tuttavia, Schulz può rivedere la decisione di restare all’opposizione dopo la pesante sconfitta subita nelle elezioni di settembre soltanto a fronte di concessioni molto significative da parte dei cristiani democratici sul fronte del programma e delle posizioni di governo.
– Le ripercussioni sulla scena politica potrebbero essere significative ma non necessariamente negative. Difficile dire se in caso di nuove elezioni si aprirebbero nuovi scenari. I sondaggi recenti indicano che le uniche strade percorribili sarebbero ancora una coalizione Jamaica o una grande coalizione. Ci sembra poco probabile che Merkel si possa fare da parte come Cancelliere per un quarto mandato in caso di nuove elezioni, a meno di un pesante arretramento dei cristiano democratici nei sondaggi. La politica in Germania come in altri paesi europei è sottoposta a nuove pressioni: l’entrata in scena di movimenti populisti ha eroso il consenso per i partiti tradizionali, in particolare per la sinistra, mentre l’immigrazione ha dato impulso alle destre radicali. Per ora, non è ancora emersa una risposta convincente.
– Riguardo al ruolo della Germania in Europa, la crisi attuale non ha necessariamente conseguenze negative. Il fatto che non facciano più parte del gioco i liberali, che hanno la posizione più intransigente sui temi europei, è positiva; tuttavia, non bisogna neppure sopravvalutare le differenze fra i partiti riguardo al tipo di unione economica e monetaria a cui puntare. Il principale rischio è che tutto il dibattito in corso sulle nomine, ma soprattutto quello sulla riforma delle istituzioni, venga rallentato.
– Invece, la crisi politica avrà probabilmente ripercussioni irrilevanti sull’andamento dell’economia dei prossimi mesi. Come hanno segnalato i dati negli ultimi giorni, la Germania continua a crescere a gonfie vele grazie all’accelerazione degli ordini esteri, indisturbati dall’apprezzamento del cambio. Oggi l’indice IFO è salito da 116,8 a 117,5, più che confermando le indicazioni molto positive arrivate ieri dall’inchiesta congiunturale PMI. Le nostre previsioni sull’andamento della crescita rischiano di essere riviste al rialzo, non al ribasso. Altri paesi, come l’Olanda, hanno dimostrato che governi deboli o lunghi periodi senza una maggioranza parlamentare stabile non sono necessariamente dannosi per l’andamento dell’economia. A maggior ragione in un paese come la Germania che non ha urgenza di approvare grandi riforme strutturali e che ha già un bilancio federale in pareggio e un debito pubblico relativamente basso, oltre che in calo
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