Il Punto : Area euro. La crisi russo-ucraina rischia di avere pesanti ripercussioni sull’economia dell’Eurozona. Secondo le nostre simulazioni, lo shock esogeno sul prezzo delle materie prime (petrolio e gas) avrà come effetto non solo un ampio aumento dell’inflazione, ma anche un freno alla crescita del PIL nel breve termine.
Intesa SanPaolo
Tale effetto può estendersi anche al medio-periodo, negli scenari più avversi, e aumenta l’incertezza complessiva della previsione.
– La crisi ucraina rischia di avere pesanti ripercussioni sull’economia dell’area euro, fortemente dipendente dalle forniture russe di gas naturale. Al momento non è chiaro se la presenza massiccia di truppe russe nell’area sia soltanto uno strumento di pressione per ottenere concessioni dal Governo ucraino e/o una maggiore influenza nell’ampio scacchiere dell’Europa orientale, oppure se preluda a un’azione militare sul campo. Ai fini della nostra simulazione abbiamo ipotizzato tre scenari possibili:
* Scenario 1 – tensioni transitorie. In questo caso, i contrasti tra Russia ed Occidente si inaspriscono (senza che si arrivi ad un’escalation militare), ma la fase acuta si risolve entro 6 mesi. La Russia potrebbe ridurre ulteriormente le forniture di idrocarburi, anche come possibile risposta a eventuali sanzioni economiche e finanziarie, ma per un periodo limitato. Nell’immediato i mercati delle materie prime energetiche reagiscono all’incertezza con violenti aumenti dei corsi, che rientrano rapidamente – e quasi integralmente – non appena le tensioni si allentano.
* Scenario 2 – tensioni persistenti. Nel secondo scenario, la crisi diplomatica tra Russia ed Occidente è destinata a durare nel medio periodo e le sanzioni, minacciate o imposte, potrebbero essere più punitive. Gli effetti immediati sono simili a quelli descritti dallo scenario 1, ma il rientro dei prezzi degli idrocarburi è più lento, poiché le trattative diplomatiche si trascinano più a lungo alimentando una persistente incertezza sulla sicurezza delle forniture dalla Russia. Anche nel lungo periodo i mercati finanziari continuano a incorporare un premio al rischio geopolitico per la perdita di credibilità della Russia come fornitore affidabile e per la volontà politica europea di ricercare fonti energetiche alternative, più costose, per ridurre la dipendenza dalle importazioni russe.
* Scenario 3 – conflitto locale con conseguenze persistenti. Con questa ipotesi, la crisi diplomatica degenera in un conflitto militare locale, che si protrae per molti mesi. Il mix di sanzioni, da una parte, e di riduzione dell’offerta di petrolio e gas, dall’altra, porta a un aumento dei prezzi permanente delle materie prime. Come nel punto precedente, i mercati finanziari continuano a incorporare anche nel medio periodo un premio per il rischio geopolitico.
– L’ordine di grandezza dell’impatto dello shock dei prezzi energetici sulle principali variabili macroeconomiche può essere inferito attraverso un’analisi empirica a due fasi. La prima consiste nello stimare l’effetto sul livello dei prezzi domestici utilizzando un tool di simulazione sviluppato da Intesa Sanpaolo; successivamente, il profilo inflattivo dello scenario ipotizzato viene fissato nel modello a equazioni simultanee di Oxford Economics per cogliere appieno gli effetti su variabili macroeconomiche reali. È importante evidenziare che la nostra analisi ipotizza una politica monetaria invariata negli scenari alternativi e l’assenza di ulteriori shock esogeni legati alla situazione sanitaria. Rinviando al Focus pubblicato il 16/02 per maggiori dettagli, i principali risultati sono i seguenti:
* Nello scenario 1 la crescita addizionale dell’inflazione media annua ammonterebbe a +0,8% per il 2022 e -0,2% per il 2023. Il differenziale con lo scenario centrale toccherebbe il massimo a cavallo tra il 2° e il 3° trimestre, con l’inflazione che poi seguirebbe un trend di discesa più rapido rispetto al nostro scenario base; a partire dal 2° trimestre 2023 la dinamica dei prezzi dovrebbe spostarsi sotto le previsioni nel caso di assenza di shock. Il differenziale di crescita del PIL rispetto allo scenario base sarebbe di circa -0,6% nel 2022, con un massimo assoluto di -0,4% nel 2° trimestre 2022. Ad ogni modo, lo shock sulla crescita del PIL dovrebbe essere riassorbito nel 2023. L’impatto dei maggiori costi dell’energia sarebbe più ampio sugli investimenti fissi (-1,1% in media quest’anno) che sui consumi. Dal lato delle famiglie, l’erosione del reddito disponibile dovrebbe risultare significativa (-0,7% nel trimestre primaverile), ma è possibile che l’impatto sui consumi venga in parte spiazzato dall’utilizzo dei risparmi. Il saldo commerciale si deteriorerebbe di circa -0,8 punti di PIL nel 2022.
* Nello scenario 2 abbiamo un rialzo dell’inflazione media annua di +1,1% nel 2022 e +1,2% nel 2023; il picco si avrebbe nel 1° trimestre 2022, ma la differenza tra scenario 2 e quello attuale toccherebbe il suo massimo nella parte finale dell’anno; in dicembre 2022 l’inflazione potrebbe stazionare poco sotto il 4% contro l’1,8% nello scenario base. La crescita del PIL risulta più bassa rispetto allo scenario base di -0,7% nel 2022 e di -0,8% nel 2023. Sarebbero soprattutto i trimestri centrali del 2022 a subire maggiormente lo shock energetico, con effetti sia sui consumi delle famiglie (-0,8% sia nel 2022 che nel 2023) che sugli investimenti delle imprese (-1,3% quest’anno e -1,8% nel 2023). Il deterioramento delle ragioni di scambio implica che nel 2022 la bilancia commerciale peggiori di circa 159 miliardi rispetto allo scenario base; l’impatto sarebbe consistente anche il prossimo anno (-126 miliardi). La più alta inflazione impatterebbe negativamente sul reddito disponibile reale delle famiglie per -1,5% nel 2022 e -1% nel 2023.
* In ultima analisi, nello scenario 3, il rialzo dell’inflazione media annua rispetto alle nostre previsioni centrali risulterebbe di +1,8% sia nel 2022 che l’anno prossimo. La dinamica dei prezzi stazionerebbe in un intorno del 6% da febbraio a luglio (con un picco mensile al 6,2% in aprile); a fine anno l’inflazione risulterebbe solo di poco inferiore al 5%. Infine, in questo scenario la crescita del PIL nel 2022 risulterebbe più bassa di ben -1,1%, con un massimo di -0,6% (t/t) nel 2° trimestre 2022; il differenziale tra scenario 3 e scenario base calerebbe solo marginalmente nel prossimo anno (-0,9%).
Fonte: BondWorld.it
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