Il Punto : Banca Centrale Europea – La riunione del 10 marzo doveva essere quella del cambio di passo verso la normalizzazione della politica monetaria
Intesa SanPaolo
L’invasione russa dell’Ucraina ha sconvolto i piani: ora il programma di riduzione dovrebbe essere accantonato, per passare a una fase di vigile osservazione degli sviluppi. Potrebbe essere utile un cambiamento dell’APP per reagire con maggiore agilità a eventuali sviluppi negativi nei prossimi mesi.
– Fino a due settimane fa, la BCE era pronta ad accelerare il percorso di normalizzazione della politica monetaria, e i mercati scontavano due rialzi dei tassi entro fine anno. Oggi, i mercati scontano a malapena un rialzo entro fine anno, e la BCE ringrazia il cielo di non aver cambiato ufficialmente politica già il 3 febbraio, come forse qualcuno nel Consiglio Direttivo avrebbe voluto.
– Il resoconto della riunione del 3 febbraio ha evidenziato che la possibilità di modificare fin da subito la politica monetaria, prima di una revisione delle previsioni, era stata esclusa in quanto “prematura”, alla luce di aspettative di inflazione ancora ben ancorate e di dinamiche salariali moderate. Inoltre, “si riteneva che l’aumento dei rischi geopolitici richiedesse un approccio molto prudente alla normalizzazione” (elemento, questo, andato del tutto perso nella conferenza stampa della Presidente). Tuttavia, i verbali mostrano allarme per la difficoltà di prevedere l’inflazione, che a inizio 2022 si è mossa in direzione opposta a quella prevista dallo staff. La soluzione di compromesso prevedeva di trasmettere il maggior senso di allerta e di comunicare la possibilità di un “più rapido progresso” lungo il sentiero di normalizzazione.
– Nella conferenza stampa, la presidente Lagarde era stata anche troppo pronta a mostrare maggiore allerta, considerando che i mercati avevano già anticipato il cambio di passo. Poi, le dichiarazioni di banchieri centrali nazionali avevano mostrato un consenso in formazione che prevedeva una chiusura un po’ più rapida degli acquisti netti (entro la fine del 3° trimestre) e l’avvio del rialzo dei tassi nel 4° trimestre, meno di quanto atteso dai mercati.
– Ci si attende che la guerra russa contro l’Ucraina e la rapida rescissione dei legami economico-finanziari dell’Occidente con la Russia portino a una netta riduzione della crescita economica dell’Eurozona e pressioni inflazionistiche esogene ancora più protratte. L’impatto principale sarà uno shock di offerta e passerà dal canale energetico, anche se un contributo arriverà anche dal crollo dell’interscambio commerciale con la Russia (rilevante soprattutto per gli Stati membri più orientali). La nostra stima preliminare è che la crescita media annua cali nel 2022 e nel 2023 di 0,7-0,8%, mentre l’inflazione potrebbe essere più alta anche di 2 punti percentuali. Un’ondata di effetti inflazionistici secondari è diventata ancora più probabile (recuperi una tantum di potere di acquisto dei salari, aumenti dei prezzi non energetici per il rincaro dei costi). La distruzione di domanda dovrebbe favorirne successivamente lo spegnimento, ma dipenderà dalle successive politiche salariali e di prezzo. Il rischio di scenario è aumentato drasticamente, essendo tutt’altro che probabile un raffreddamento della crisi con la Russia nei prossimi mesi.
– In queste condizioni di incertezza la BCE dovrebbe rinviare l’accelerazione che si stava preparando ad annunciare, aspettando che sia possibile valutare con maggiore precisione gli sviluppi di medio termine. C’è il rischio potenziale di turbolenze sui mercati e di tensioni sulla posizione di liquidità di singole banche, come parte delle ripercussioni finanziarie della crisi, incluse le sanzioni imposte alla Russia. Forse, invece che confermarlo, la BCE dovrebbe accantonare per il momento il piano rigido di riduzione dello stimolo monetario annunciato a dicembre, accentuando ancor più la flessibilità della politica monetaria. Un’opzione interessante, dopo la fine degli acquisti netti PEPP il 31 marzo, sarebbe passare a un target trimestrale per gli acquisti netti APP del periodo aprile-giugno. In alternativa, potrebbe essere annunciato un plafond aggiuntivo da mobilizzare in caso di necessità nel 2° trimestre. Sul fronte della liquidità, la rete di sicurezza potrebbe essere rafforzata offrendo operazioni LTRO su scadenze più lunghe delle normali.
Fonte: BondWorld.it
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