Il Punto : La BCE ha confermato il percorso di riduzione dell’APP annunciato a marzo, senza nuove accelerazioni. Tuttavia, il comunicato segnala un peggioramento delle prospettive di inflazione, anche sul fronte aspettative: perciò la BCE valuta che i dati rendano più probabile la chiusura dell’APP nel 3° trimestre.
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Plausibilmente la sospensione avverrà a fine luglio, in modo da poter alzare i tassi da settembre.
Nella parte finale del comunicato afferma che “la flessibilità rimarrà un elemento della politica monetaria ove i rischi per la sua trasmissione mettano a repentaglio il conseguimento della stabilità dei prezzi”, e dichiara di essere pronta ad adattare tutti gli strumenti a tal fine; allo stesso tempo, però, la Presidente ha escluso che saranno annunciati strumenti nuovi in assenza di esigenze concrete e immediate.
– La BCE ha confermato il percorso di riduzione dell’APP annunciato a marzo, senza nuove accelerazioni. Nello specifico, gli acquisti mensili saranno ridotti da 40 a 30 miliardi in maggio, e quindi a 20 miliardi in giugno. La BCE ribadisce che gli acquisti saranno presumibilmente interrotti nel corso del 3° trimestre, e sostiene che i dati recenti hanno rafforzato tale aspettativa.
– La prospettiva che gli acquisti possano continuare a luglio non sembra coerente con l’aspettativa di un rialzo dei tassi ufficiali il 21 luglio, come il mercato scontava, in quanto il rialzo dei tassi deve avvenire un po’ di tempo dopo la fine degli acquisti netti. I tassi impliciti nella curva OIS sono calati durante la conferenza stampa, pur restando coerenti con una probabilità di rialzo il 21 luglio del 50% circa, ma successivamente sono risaliti di nuovo. In effetti, il valore dell’indirizzo (forward guidance) è molto ridotto in questa fase, e la stessa BCE sottolinea che le prossime decisioni dipenderanno dai dati: non stupisce, quindi, che le aspettative possano essere incoerenti con la comunicazione ufficiale della Banca centrale.
Da parte loro, i dati mostrano un aumento dei rischi al ribasso per la crescita reale, un aumento dei rischi di inflazione, un rafforzamento del mercato del lavoro che dovrebbe preludere a maggiore crescita anche dei salari, e uno scivolamento verso l’alto delle aspettative di inflazione anche a lungo termine.
– Il comunicato pone particolare enfasi sulla possibilità che il Consiglio direttivo adegui “tutti gli strumenti […] in modo flessibile” per contrastare le “disfunzioni nella trasmissione della politica monetaria”, citando l’esempio della reazione alla pandemia. Su questo tema, nei giorni scorsi ci sono state speculazioni in merito alla possibilità che la BCE potesse annunciare uno strumento specifico di controllo degli spread.
Lagarde ha negato per due volte che la BCE stia preparando un nuovo strumento, e ha anche avvisato che non necessariamente gli strumenti esistenti saranno adattati, perché dipenderà dalle esigenze concrete. Piuttosto, il riferimento contenuto nell’ultima parte del comunicato, e sottolineato dalla Presidente, sembra suggerire che la BCE intenda proporre nuove soluzioni ad hoc se e quando emergerà un problema di trasmissione, senza alcun automatismo ma rapidamente. Sarà il Consiglio direttivo a decidere di volta in volta se le condizioni richiederanno un intervento, ed è prevedibile che l’asticella sarà fissata molto in alto: la prima linea di intervento, infatti, è comunque costituita dai reinvestimenti PEPP.
– Alla luce delle comunicazioni odierne e dei dati recenti, prevediamo ora la sospensione dei programmi di acquisto a luglio e due rialzi dei tassi ufficiali entro fine anno – il primo dei quali a settembre.
Stati Uniti. Inflazione core: una rondine non fa primavera. Il CPI core di marzo ha registrato un rallentamento delle variazioni mensili a 0,3% m/m, per la prima volta sotto 0,5% m/m da settembre. Il dato non deve illudere, poiché è spinto verso il basso da una sola voce: le auto usate. Il resto dell’indice core continua a registrare aumenti ampi e diffusi, a cui la Fed risponderà, a nostro avviso, con almeno due rialzi dei tassi di 50pb a maggio e giugno.
– Il CPI di marzo ha registrato una variazione di 1,2% m/m (8,5% a/a), dopo 0,8% m/m di febbraio, in linea con le aspettative di consenso, con una netta accelerazione di energia e alimentari. Tuttavia, i dati hanno fornito una sorpresa verso il basso per la variazione dell’indice core, in aumento di “solo” 0,3% m/m (6,5% a/a), contro attese di consenso per l’ennesima variazione di 0,5% m/m. Da aprile in poi, il confronto con il 2021 dovrebbe determinare un trend in calo per tutte le misure annuali di inflazione, ma il sentiero delle variazioni mensili sarà la bussola per la politica monetaria, per questo l’interpretazione del messaggio del CPI core di marzo è particolarmente rilevante.
– A nostro avviso la riduzione della dinamica mensile dell’inflazione core a marzo non rappresenta una svolta duratura. La frenata è stata dovuta a una correzione dei prezzi delle auto usate (-3,8% m/m, 35,3% a/a), che ha contribuito per -0,2pp alla variazione complessiva. In questo comparto (peso sul CPI pari a 4%), a febbraio gli indicatori del mercato all’ingrosso, e il deflatore dei consumi avevano registrato flessioni più ampie rispetto al -0,2% m/m visto nel CPI. L’indice Mannheim dei prezzi della auto usate ha segnato due contrazioni consecutive a febbraio e marzo, ma il sentiero dei prossimi mesi potrebbe tornare a invertirsi, alla luce dei nuovi colli di bottiglia collegati al lockdown in Cina e alla guerra in Ucraina.
– Escludendo le auto usate, tutte le voci hanno spinto verso l’alto l’inflazione core, in particolare, abitazione, sanità, tariffe aeree, arredamento. L’inflazione mediana e quella misurata con la media troncata, pubblicate dalla Cleveland Fed, sono in aumento di 0,5% m/m e confermano rialzi ampi e diffusi. Inoltre, le informazioni del PPI di marzo segnalano una nuova recrudescenza di pressioni verso l’alto da aprile in poi, sia per il CPI headline sia per quello core. Dal PPI emerge una nuova accelerazione per energia e alimentari, ma anche per i beni core e per diversi servizi, fra cui sanità e trasporti su gomma e per via aerea.
– In conclusione, i rialzi dei prezzi, sia headline sia core, restano a nostro avviso incompatibili con una stabilizzazione “autonoma” della dinamica mensile dell’inflazione nei prossimi trimestri. Una dose di restrizione monetaria sarà probabilmente necessaria per contenere la domanda. Inoltre, sulla scia degli effetti della guerra in Ucraina e del lockdown in Cina, la riduzione delle variazioni tendenziali sarà probabilmente molto più contenuta di quanto atteso fino a pochi mesi fa, con l’inflazione headline oltre il 4% a/a e l’inflazione core oltre il 3% a/a almeno fino alla primavera del 2023. Pertanto, manteniamo la previsione di due rialzi consecutivi di 50pb alle riunioni del FOMC di inizio maggio e di metà giugno e rischi di altri interventi di dimensione analoga nei mesi successivi.
Fonte: BondWorld.it
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