Il nuovo terremoto sul debito europeo ha avuto per epicentro l’Irlanda, dove i piani di consolidamento devono fare i conti con il costo incerto del risanamento bancario…..
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Le difficoltà delle banche potrebbero rappresentare il maggior ostacolo per il ritorno a una gestione normale della liquidità da parte della BCE. L’Ecofin lancia il semestre europeo per l’esame preventivo dei budget nazionali, ma non ha ancora raggiunto l’accordo sul sistema di incentivi che dovrebbe rafforzare il Patto di stabilità.
Due sono le sorgenti che alimentano il pessimismo degli investitori in questo periodo: una è il rallentamento dell’economia americana, l’altra, l’insostenibilità dell’attuale dinamica dei conti pubblici di alcuni Stati membri dell’Eurozona (Grecia e Irlanda soprattutto), che in un caso (Irlanda) si intreccia anche con la crisi del sistema finanziario domestico. Sul primo fronte, nell’ultima settimana, sono emersi segnali in controtendenza, che hanno temporaneamente e parzialmente sopito le tensioni (v. Osservatorio Macroeconomico). Diverso è il caso della sfiducia nella sostenibilità del debito pubblico europeo, che ha già indotto la BCE a riprendere le sue operazioni di acquisto di titoli di stato.
Nel caso della Grecia, è ancora dubbio se il piano concordato con UE e FMI riuscirà o meno a evitare una ristrutturazione del debito, ma è oggettivo il fatto che un piano esiste e che finora è stato implementato con puntualità: il problema, sebbene molto grave, è già più definito. La situazione irlandese, sottovalutata nei mesi scorsi, appare in partenza non meno critica di quella greca: c’è un forte divario fra spesa ed entrate statali (inferiori di un terzo alle prime), una primaria fonte di crescita (il settore immobiliare) è venuta meno in modo non transitorio e il rapporto debito/PIL sta crescendo vertiginosamente sia per il deficit, sia per le misure di sostegno al sistema finanziario (8% del PIL nel 2010). Il nostro indice di fragilità finanziaria, in effetti, poneva da tempo l’Irlanda su livelli di rischio non lontani da quelli della Grecia. Ma le prospettive del paese sono rese ancor più complesse dall’incertezza sui costi del risanamento di un sistema bancario sproporzionato rispetto all’economia reale. S&P ha stimato il costo del sostegno al sistema bancario in 90 miliardi di euro (58% del PIL di un anno), di cui oltre metà per interventi di ricapitalizzazione. Nell’immediato, l’ostacolo più arduo è il costo della liquidazione di Anglo Irish, che ha già ingoiato 25 miliardi di fondi pubblici. Pesa soprattutto la forte incertezza, per usare un eufemismo, sul valore del portafoglio della banca: cosa che non sorprende, visto che la NAMA, l’agenzia che sta acquistando a sconto parte dei circa 110 miliardi di mutui casa dalle banche irlandesi, si è trovata ad applicare al primo lotto di 16 miliardi ceduto dal sistema uno sconto del 50% invece del 20% previsto. Se il Tesoro dell’Irlanda godrà per alcuni mesi di una certa tranquillità nella gestione delle scadenze (giovedì, per esempio, si è permesso di tagliare l’offerta di T-Bills per far calare i rendimenti in asta), la situazione rende cruciale una soluzione definitiva del caso Anglo-Irish, oltre che una credibile definizione del budget, previsto a inizio dicembre: al momento, infatti, le misure già adottate non garantiscono il conseguimento dell’obiettivo del 10% per il rapporto deficit/PIL.
L’intreccio fra insostenibilità del debito e fragilità di alcune banche europee rappresenterà, nei prossimi mesi, il principale ostacolo alla normalizzazione delle procedure di gestione delle operazioni di mercato aperto da parte della BCE, che tornerà a discutere della exit strategy a dicembre. Per il momento, la BCE deve anche supplire, con la politica monetaria, all’incapacità di alcuni governi di risanare le proprie banche.
L’Ecofin ha annunciato il lancio, dal 2011, del semestre europeo di coordinamento preventivo dei budget nazionali: in giugno e luglio, il Consiglio fornirà indirizzo preventivo sui documenti presentati dagli Stati prima che siano adottati dai rispettivi organi legislativi. Un primo passo in avanti, ma ancora insufficiente: non ci sono risultati concreti sulla riforma del sistema di incentivi che dovrebbe prevenire in futuro dinamiche insostenibili dei conti pubblici nazionali.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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