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Il Punto: BCE: in pausa per il futuro prevedibile

BCE: in pausa per il futuro prevedibile. Con i dati che sono tornati a sorprendere positivamente, e una maggiore fiducia nel ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo,……

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la riunione del 26 luglio si prospetta del tutto interlocutoria. Dalla BCE, non si avranno novità fino al 2019, le decisioni chiavi per i prossimi mesi sono state prese a Riga

Brexit: dopo la pausa estiva si prospetta la resa finale dei conti. Il parlamento britannico approva un emendamento che rende più difficile chiudere l’accordo con l’UE sul periodo transitorio. La Commissione europea invita le imprese a essere pronte all’eventualità di no deal Brexit . Nel Regno Unito, però, c’è chi pensa che tutto potrebbe fermarsi con una crisi di governo e nuove elezioni.

Mentre gli Stati Uniti continuano a minacciare aumenti dei dazi, UE e Giappone hanno appena firmato un accordo di cooperazione economica.

▪ La riunione del consiglio direttivo BCE del 26 luglio sarà del tutto interlocutoria. Dopo le importanti decisioni del 14 giugno scorso, il Consiglio discuterà l’evoluzione dei dati e gli sviluppi sul piano internazionale delle ultime settimane, ma non si attende alcuna decisione di politica monetaria. 

I dati più recenti sono tornati a sorprendere verso l’alto, dopo una serie ininterrotta di sorprese negative nei primi cinque mesi di quest’anno. Il livello medio degli indici di fiducia presso le imprese è rimasto circa invariato nel mese di giugno e, anche se è più basso rispetto ai tre mesi precedenti, rimane ancora al di sopra della media storica. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione Europea nel 2° trimestre si è assestato su un livello (112,6) coerente con una crescita del PIL Eurozona vicina al 2,1%, saldamente al di sopra del potenziale, anche se su ritmi meno vivaci rispetto alla seconda metà dello scorso anno.

Il consiglio direttivo BCE confermerà che i rischi per la crescita restano circa bilanciati, anche se prenderà atto che i rischi associati alle politiche commerciali americane sono aumentati. Per quanto riguarda la dinamica inflazionistica, i dati di giugno hanno mostrato un aumento al 2,0% da un precedente 1,9% anche se l’inflazione core , al netto di energia e alimentari freschi, è arretrata di un decimo. I verbali della riunione BCE di giugno scorso hanno indicato che il Consiglio è generalmente più fiducioso sulla convergenza dell’inflazione al target nel medio periodo, e gli ultimi dati non possono aver intaccato tale convinzione. Rimandiamo al Focus pubblicato ieri per un’analisi più articolata delle prospettive della politica monetaria nell’Eurozona.

▪ La situazione dei negoziati su Brexit resta più confusa e incerta che mai. Nel Regno Unito, nel giro di pochi giorni, è naufragato il presunto accordo all’interno del partito conservatore sul tipo di relazione da proporre all’UE. Questa settimana, il Governo ha evitato una sconfitta alla camera dei comuni su un emendamento soltanto grazie a una manciata di voti di laburisti proBrexit, che hanno compensato ben 12 defezioni di deputati della maggioranza. Questi ultimi erano adirati per le concessioni fatte dal Governo agli oltranzisti pro-Brexit dopo il rimpasto di Governo. Uno degli emendamenti rende più complicato chiudere l’accordo con l’UE sul trattato di recesso, perché dichiara illegale staccare l’Irlanda del Nord dall’unione doganale britannica – escludendo, quindi, la clausola di salvaguardia proposta dalla Commissione Europea 

La proposta May, ammesso e non concesso che sia accettata dall’UE, rischierebbe comunque di essere bocciata alla camera dei comuni da oppositori con motivazioni contrastanti (dai laburisti, per far cadere il Governo; dagli oltranzisti, perché tradisce il mandato degli elettori). Ma anche un’uscita senza accordo rischia di essere ormai ingestibile. Il Financial Times ha riferito che Raab, il nuovo ministro per Brexit, sta per lanciare una campagna di informazione per invitare le imprese a prepararsi a un’uscita senza accordo ma che, allo stesso tempo, non sono stati avviati i preparativi necessari a livello statale per gestire una simile eventualità. 

La Commissione Europea ha pubblicato ieri un documento che invita istituzioni e imprese a prepararsi a tutti gli scenari di Brexit, incluso quello di un’uscita senza accordo dal 30 marzo 2019. Barnier ha ricordato che le due parti non hanno ancora finalizzato il trattato di recesso (il backstop per l’Irlanda non è stato ancora accettato dal Regno Unito), né hanno raggiunto l’intesa sulla dichiarazione politica relativa alla relazione dopo il periodo transitorio, che dovrà essere approvata anch’essa da Consiglio e Parlamento Europeo e quindi ratificata dal parlamento britannico. Riguardo alla soluzione per il confine irlandese, l’approvazione da parte della Camera dei Comuni di un emendamento che rende illegale separare l’Irlanda del Nord dall’area doganale britannica renderà più difficile trovare una quadratura. La Commissione Europea ricorda che, nell’ipotesi di no – d e al B r e xit , dal 30 marzo 2019 le certificazioni britanniche non sarebbero più valide, e che le imprese farebbero bene a trasferirle per tempo o a ottenerne una da un’autorità del blocco UE-27. Inoltre, inviare o ricevere merci dal Regno Unito comporterà l’applicazione di procedure diverse e più complesse, come quelle che si applicano a paesi terzi. Ci potrebbero anche essere impatti sulle catene del valore, perché non è scontato che un eventuale input proveniente dal Regno Unito sia considerato “UE” dal punto di vista degli accordi di libero scambio con paesi terzi.

La resa dei conti arriverà probabilmente fra settembre e ottobre, dopo la pausa estiva del parlamento britannico. In caso di collasso dei negoziati, o di rigetto dell’accordo da parte del Parlamento, il governo britannico sarà perciò costretto ad elemosinare dalla UE una proroga per completare i preparativi, che a quel punto dovrà necessariamente mettere a punto. Il Parlamento potrebbe però respingere il piano di azione del Governo per gestire una no – deal Brexit : i laburisti potrebbero, in questo caso, votare assieme all’ala moderata del partito conservatore. In tal caso, si assisterebbe a una crisi di governo e all’indizione di nuove elezioni, ed eventualmente a un nuovo referendum. Spetterebbe a quel punto all’UE decidere se negare la proroga e tagliare ugualmente i legami con il Regno Unito: senza una scelta chiara a favore dell’Europa, forse avrebbe senso limitarsi soltanto all’estensione minima necessaria per prepararsi a una no – deal Brexit .

▪ Unione Europea e Giappone hanno siglato un accordo di cooperazione economica che riduce le barriere all’interscambio commerciale fra le due aree economiche. L’accordo prevede riduzioni dei dazi su diverse categorie di prodotti merceologici, agricoli e non agricoli, oltre a misure che faciliteranno l’accesso ai rispettivi mercati delle imprese. Secondo le stesse analisi di impatto della Commissione Europea, il beneficio in termini di maggior crescita nei prossimi 20 anni non è impressionante, visto il limitato peso del Giappone fra i mercati di sbocco dell’UE: 0,14%, pari a 33 miliardi di PIL in più per l’UE nel 2035, e 29 miliardi (0,6%) per il Giappone. Tuttavia, è una mossa che lancia un segnale positivo, contrastando le spinte destabilizzanti che stanno ormai arrivando con regolarità dagli Stati Uniti


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