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Il Punto: BCE “pronta ad agire”.

Un taglio di altri 25 punti base del refi e del tasso di rifinanziamento marginale potrebbe arrivare entro la riunione di luglio. I rischi per lo scenario macro sono diminuiti solo in parte nell’ultimo mese e Draghi aveva segnalato che la “BCE era pronta ad agire in caso di necessità”… 

Pensiamo che un tasso negativo sui depositi non troverà a breve un consenso sufficientemente ampio all’interno del Consiglio e che in ogni caso sarà introdotto solo dopo il taglio del refi. Riteniamo poco probabile che la BCE abbia già finalizzato il piano di azione congiunto con la BEI per riattivare il credito alle piccole e medie impres

Da aprile scorso la BCE si è impegnata con una sorta di verbal guidance a “mantenere la politica monetaria accomodante fin quando sarà necessario”. Dopo il taglio di maggio, Draghi ha segnalato la possibilità di un ulteriore ritocco del refi, oltre a confermare che il Consiglio BCE sta valutando un taglio al di sotto di zero del tasso sui depositi. La BCE ha inoltre comunicato che sta studiando un piano di azione congiunto con la BEI, per alleviare la restrizione al credito alle piccole e medie imprese. Questo, dunque, il menù di strumenti che la BCE potrebbe attivare in caso di necessità: prolungata debolezza dello scenario macro e mancata trasmissione dell’impulso di politica monetaria.

Un taglio del refi di altri 25 punti base entro luglio appare probabile. Il comunicato di maggio indicava che la BCE avrebbe “monitorato molto attentamente gli sviluppi sul ciclo economico” l’espressione à la Trichet ha anticipato il taglio dei tassi sia di luglio 2012 che di maggio scorso. Inoltre, Draghi durante la conferenza stampa ha segnalato che un taglio di 50 punti base è stato discusso e che la BCE “rimane pronta ad agire in caso di necessità”. I rischi per lo scenario macro sono marginalmente diminuiti nell’ultimo mese. Gli indici di fiducia nazionali e PMI hanno recuperato a maggio solo parte del calo dei due mesi precedenti e rimangono su livelli depressi. Per il momento non si hanno dati di produzione industriale, esportazioni e ordini per il 2° trimestre che consentano di confermare le attese di ripresa dell’economia area euro nei mesi primaverili. Un taglio, quindi, potrebbe vedere la luce già il prossimo giovedì.

Non è escluso però che la BCE decida di aspettare fino a luglio e di preparare il taglio del refi su nuovi minimi con la pubblicazione delle nuove stime di crescita e inflazione. In particolare, ci aspettiamo una revisione al ribasso per la crescita del PIL a -0,7% da un precedente -0,5% nel 2013 e all’1,0% da un precedente +1,2% nel 2014. Le stime d’inflazione dovrebbero essere circa invariate. Riteniamo invece che la probabilità di un taglio del tasso sui depositi in territorio negativo rimanga inferiore al 50%, come abbiamo dettagliato nel WEM del 24.05.2013. In ogni caso, un taglio del tasso sui depositi arriverebbe solo dopo un ulteriore ritocco del refi.

Per quel che concerne le misure non convenzionali, un taglio dei margini di garanzia su cartolarizzazioni di prestiti a piccole e medie imprese per l’estate ci sembra poco probabile. La misura potrebbe allentare i vincoli di liquidità residuali per alcune istituzioni (probabilmente di piccola e media dimensione), ma è assai improbabile che induca a un aumento degli impieghi in assenza di prospettive di ripresa economica. La misura, pensiamo potrebbe trovare un consenso sufficientemente ampio all’interno del Consiglio solo nel caso in cui il rischio ad esso associato rimanga sul bilancio delle Banche centrali nazionali.

È possibile che un programma di credit easing cogestito con la BEI sarà presto o tardi realizzato, ma dubitiamo che la BCE abbia già finalizzato i dettagli. Abbiamo già espresso dubbi sull’efficacia di una misura di questo tipo (si veda il WEM del 24.04.2013) dal momento i principali ostacoli all’erogazione di nuovo credito sono il rischio macro e il calo di domanda di impieghi. Un programma di acquisto di cartolarizzazioni di prestiti a piccole e medie imprese potrebbe comunque servire per ravvivare il mercato delle cartolarizzazioni e liberare capitale di rischio per le istituzioni sotto patrimonializzate. Se la misura troverà o meno un consenso ufficientemente ampio all’interno del Consiglio dipende da chi sopporterà il rischio ultimo dell’operazione.


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