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Il Punto: Come atteso, la BCE ha lasciato la politica monetaria invariata alla riunione di luglio

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Riunione del tutto interlocutoria per il Consiglio Direttivo BCE. Serve ancora un po’ di tempo per valutare la situazione: il referendum inglese non ha portato ad alcun restringimento delle condizioni finanziarie, né a impatti repentini sulla domanda interna britannica. La situazione sarà riesaminata con maggiore attenzione a settembre….


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Come atteso, la BCE ha lasciato la politica monetaria invariata alla riunione di luglio. Il Consiglio non ha discusso alcun intervento nello specifico ed ha rinviato il giudizio a settembre, quando saranno disponibili più informazioni e le nuove stime dello staff. Comunque, il comunicato e la conferenza stampa hanno riaffermato la retorica ampiamente accomodante e “ la volontà, disponibilità e capacità della BCE di agire con tutti gli strumenti previsti dal mandato, se necessario ”.

Nel complesso, la valutazione dei rischi per lo scenario rimane verso il basso. Tuttavia, né il comunicato né le dichiarazioni di Draghi hanno evidenziato un significativo peggioramento rispetto a giugno. In generale la BCE ha riconosciuto un aumento dei rischi geopolitici, come era pressoché scontato, ma allo stesso tempo non si attende impatti troppo negativi. Il Consiglio nota che i mercati finanziari hanno reagito con “incoraggiante resilienza” al voto inglese e che le condizioni finanziarie e creditizie nell’area euro rimangono di ampio supporto, grazie alle misure BCE già in essere. Inoltre è troppo presto per quantificare l’effetto del voto sulle prospettive di crescita dell’Eurozona. I PMI britannici sono calati sensibilmente in luglio, ma l’indagine congiunturale della Banca d’Inghilterra nota che “l’incertezza fra le imprese è salita significativamente”, ma rileva anche un’attitudine “a continuare come al solito”, e conclude che “non c’è alcuna chiara evidenza di un violento e generalizzato rallentamento dell’attività”. Se ci saranno ricadute sull’Eurozona, perciò, saranno probabilmente graduali e limitate. Draghi ha confermato che la BCE stima che dal voto inglese potrebbe derivare una minor crescita del PIL compresa tra -0,2% e -0,5% in tre anni, ma ha anche sottolineato che le stime vanno prese con cautela. Per quanto riguarda la dinamica inflazionistica, Draghi ha indicato che i dati di giugno hanno finanche sorpreso verso l’alto e soprattutto ha sottolineato che l’ultima indagine BCE dei previsori ufficiali, condotta dopo il voto britannico, manteneva le stime di inflazione a cinque anni all’1,8%, come nella precedente edizione.

Riteniamo che a settembre la BCE rivedrà le stime di crescita verso il basso di due o tre decimi nel 2017-18 in modo da giustificare un aumento dello stimolo monetario. Diamo come assai probabile un’estensione del programma di acquisto oltre marzo 2017, come minimo di tre mesi ma più facilmente di sei. I pregi di tale intervento sono ovvi, dal momento che metterebbero in sicurezza i rendimenti a più lungo termine nel 2017, quando vi saranno numerosi eventi politici “caldi” nella zona euro, e agevolerebbe la desiderata riduzione dell’esposizione bancaria verso i governi. Però sarà necessario preparare la strada aumentando la disponibilità di carta acquistabile. Pensiamo che la BCE interverrà sui limiti di detenzione di titoli senza CACs e sul limite dei rendimenti, che al momento non possono essere inferiori al tasso sui depositi. Riteniamo che la BCE potrebbe considerare di deviare dalla regola degli acquisti in base alle quote capitale soltanto in caso di importanti dislocazioni.

Draghi ha usato parole rassicuranti riguardo alla salute del sistema bancario europeo, ricordando che nel complesso il sistema è decisamente più patrimonializzato e più liquido rispetto al 2009, e che i problemi attuali riguardano soprattutto la profittabilità. Sulla gestione delle sofferenze e sull’eventuale apporto di capitali pubblici nelle banche, le dichiarazioni del Presidente sono state molto “istituzionali” e in linea con la comunicazione passata. Secondo Draghi, i tempi di gestione dei crediti deteriorati sono lunghi ma potrebbero essere accelerati grazie: 1) alla regolamentazione e continua supervisione; 2) lo sviluppo di un mercato per le sofferenze; 3) un intervento pubblico in circostanze eccezionali, disciplinato dalle regole comunitarie e nei limiti delle regole del mercato unico, per evitare “svendite” dei crediti in sofferenza.


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