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Il Punto: Come il precedente, anche il secondo programma di sostegno alla Grecia serve soprattutto a guadagnare tempo

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Forse si poteva fare di meglio, ma almeno questo non è un male….…


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L’Eurogruppo ha compiuto un altro passo verso il lancio di un secondo programma di aiuti alla Grecia che, diversamente dal primo, vedrà una partecipazione relativamente marginale del FMI. Si badi che non tutti i nodi sono ancora risolti. Primo, il varo e la definizione dell’impegno finanziario sono condizionati a una sufficiente adesione al concambio da parte degli investitori privati, che però dovrebbe essere facilitata dall’introduzione per legge di clausole di azione collettiva retroattive. L’operazione di concambio sarà completata il 12 marzo, ma già l’1 marzo i creditori dovrebbero essere in grado di sciogliere gli ultimi dubbi sulla dimensione dei finanziamenti europei. Secondo: nei prossimi giorni, i legislatori ellenici dovranno approvare altri provvedimenti richiesti dai creditori come precondizione, e il Governo dovrà attuare una serie di azioni elencate nel Memorandum adottato dal Parlamento. Il rischio, in questo caso, non risiede nella volontà di rispettare le condizioni, ma nella capacità tecnica di implementare l’agenda in tempi così stretti.

Non vi sono dubbi che il secondo programma rappresenta un contributo soltanto temporaneo alla soluzione della crisi greca: anche negli scenari più favorevoli nuovi prestiti saranno inevitabili dal 2015. Inoltre, i creditori ufficiali sanno bene che anche l’adeguatezza delle risorse rispetto al fabbisogno finanziario del triennio dipenderà da una combinazione fortunata di eventi, e che pure i loro crediti, in futuro, hanno una buona probabilità di essere oggetto di ristrutturazione. L’orizzonte di tranquillità rimarrà sostanzialmente limitato ai tre mesi di copertura garantiti dall’escrow account. Dunque, ha pienamente ragione chi afferma che si sta guadagnando tempo, e che questo programma soffre degli stessi difetti congeniti del precedente. Ma è comunque meglio guadagnare tempo che rischiare di mettere i progressi di questi ultimi mesi subito in discussione.

Con il tempo guadagnato, infatti, altri paesi possono intanto rafforzarsi. In effetti, nonostante il calo degli spread sui Paesi periferici avvenuto da metà dicembre, le insidie non mancano. L’Italia deve ancora dimostrare di essere in grado di avviare anche le riforme strutturali più delicate, come quella che riguarda il mercato del lavoro, oltre che dimostrare che il miglioramento dei conti e il progressivo avvicinamento ai target 2012 non sono pregiudicati dalla più pesante contrazione del PIL (da 0,6 a 1,1 punti più forte della stima di dicembre). Spagna e Francia, che si sono finora nascoste dietre stime di crescita eccessive, dovranno far digerire una revisione degli obiettivi fiscali 2012 e nuove manovre correttive, sfida che per la Francia giunge in un contesto di elevata incertezza politica e probabile cambio di Governo. Portogallo e Irlanda, che per ora dei mercati non si devono ancora preoccupare, possono concentrarsi sul conseguimento degli obiettivi fissati dai programmi di sostegno, cercando di smontare le speculazioni sulla possibilità che anche il loro debito sia oggetto di ristrutturazione. Infine, si può sperare che anche i mercati interbancari siano gradualmente scongelati dall’inondazione di liquidità avvenuta in questi mesi e dal calo dei premi al rischio sugli emittenti sovrani.

Un interessante sviluppo collaterale dei negoziati è stata la forte pressione di FMI, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone a favore di un aumento del tetto sulla capacità di intervento di EFSF ed ESM come precondizione per un elevato coinvolgimento del Fondo nei programmi di sostegno. L’Eurogruppo si è impegnato a discuterne alla riunione di marzo. La Germania è apparsa sempre più isolata nella sua opposizione: anche il Ministro delle Finanze olandese è ora convinto che una maggiore potenza di fuoco è utile, come si evince dalle dichiarazioni del 23 febbraio.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.

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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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