Il Punto : Il 17-18 luglio a Bruxelles il Consiglio Europeo farà il primo tentativo di raggiungere un compromesso sul piano per la ripresa e sull’ampliamento del quadro finanziario pluriennale proposto dalla Commissione …
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Improbabile che la partita si chiuda al primo round. Più trasferimenti implicheranno maggiori controlli esterni su progetti e riforme.
– La prossima settimana i leader dell’Unione Europea si troveranno faccia a faccia per discutere le possibili ipotesi di compromesso sul piano per la ripresa e sul bilancio pluriennale dell’Unione.
Il presidente Charles Michel si era impegnato il 19 giugno a sottoporre al Consiglio “proposte concrete” per la discussione prima del vertice di luglio.
– Il punto di partenza è costituito da una proposta della Commissione Europea resa pubblica il 27maggio. Tale proposta prospetta un pacchetto che comprende 1134 miliardi di impegni di spesa sull’orizzonte 2021-27, pari all’1,1% del reddito nazionale lordo dell’UE, nonché il lancio di un programma temporaneo aggiuntivo (Next Generation EU) di 750 miliardi, con orizzonte quadriennale.
La parte principale di quest’ultimo è costituita dal Recovery & Resilience Fund (RRF), per il quale si proponeva una dimensione di 560 miliardi, ma la proposta includeva anche ReactEU (un potenziamento da 55 miliardi dei fondi di coesione e strutturali per sostenere progetti in campo sanitario ed occupazionale), misure sanitarie e un piano di sostegno agli investimenti.
– Next Generation EU sarebbe finanziato da emissioni di debito a lungo termine (la Commissione proponeva emissioni con piano di rimborso 2028-58). Un aspetto cruciale della proposta è che ben 310 miliardi sul totale di 560 sarebbero stati elargiti sotto forma di trasferimenti, invece che di prestiti agevolati. Il piano include anche una proposta di regola di allocazione basata su parametri storici (popolazione del paese, PIL pro capite, livello della disoccupazione ecc.), nessuno dei quali collegato agli impatti sociali ed economici della pandemia.
La Commissione prevede che il RRF finanzi progetti di investimento e riforme coerenti con le due priorità della transizione “verde” e della digitalizzazione; inoltre, i piani degli Stati membri devono essere allineati alle raccomandazioni del semestre europeo e costituiranno una parte integrante dei piani nazionali di riforma; infine, gli esborsi saranno effettuati sulla base degli stati di avanzamento di riforme e investimenti.
– La Commissione ha argomentato che il piano reca beneficio atutti gli Stati membri, inclusi quelli chiamati a versare più di quanto ricevono; anche nell’ipotesi che soltanto metà degli investimenti siano aggiuntivi, il PIL dell’Unione Europea sarebbe più alto di circa l’1%nel 2021 e nel 2022. Tuttavia, Michel ha ricevuto l’incarico di disegnare proposte proprie perché quella della Commissione è stata subito criticata da diversi Stati membri, e la procedura di approvazione (collegata a quella del bilancio pluriennale) richiede l’unanimità.
Non sorprende che i governi più riluttanti siano quelli che devono far digerire agli elettori un piano che comporta maggiori esborsi. Le critiche più radicali sono arrivate da 4 paesi (Olanda, Svezia, Danimarca e Austria), che respingono l’idea dei trasferimenti, non accettano un aumento del bilancio UE e vogliono rafforzare i controlli non soltanto su come i fondi vengono spesi dai paesi beneficiari, ma sulle politiche economiche degli Stati beneficiari in generale.
Almeno 5 governi (i 4 precedenti, più la Finlandia) vogliono che l’approvazione dei piani sia riservata al consiglio, a maggiore garanzia. Tuttavia, è la regola di allocazione che ha incontrato le critiche più diffuse, in questo caso provenienti anche da paesi favorevoli al piano nel suo complesso. Tutti e quattro i maggiori Stati membri sostengono il piano della Commissione.
Tuttavia, la recente bocciatura di Calviño alla presidenza dell’Eurogruppo malgrado l’appoggio di Germania, Francia, Italia e Spagna segnala che da solo ciò non basta a garantire un rapido accordo.
– La cancelliera Merke lha dichiarato mercoledì che un’intesa è necessaria, e che spera sia conseguita entro l’estate, anche se le posizioni degli Stati sono distanti. Indirettamente, ciò significa che non ci sono grandi aspettative che la trattativa si chiuda già la prossima settimana, anche se all’incontro fra i vertici delle istituzioni europee dell’8 luglio “i partecipanti hanno sottolineato che sarebbe essenziale” raggiungere un accordo “durante questa riunione del Consiglio Europeo”1, in modo da consentire un pronto avvio dei negoziati inter-istituzionali.
Probabilmente, il compromesso implicherà l’accettazione di maggiori controlli esterni sui flussi di spesa. Sarebbe strano se la condizionalità del RRF non fosse molto più stringente di quella pressoché inesistente prevista per la PCS del Meccanismo Europeo di Stabilità, qualora fosse confermato che le erogazioni avverranno soprattutto nella forma di trasferimenti piuttosto che di crediti agevolati.
Fonte: BondWorld.it
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