Il Punto: Elezioni europee? Saranno più importanti come test elettorale nazionale

Elezioni europee? Saranno più importanti come test elettorale nazionale. La Fed comincia a parlare di questioni operative legate alla exit strategy….


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–  L’elezione del Parlamento Europeo in corso in questi giorni sarà più importante per le possibili ripercussioni sulla politica nazionale di alcuni Paesi di quanto non lo sia per la gestione dell’Unione Europea. La prima ragione per cui il risultato delle elezioni non sarà molto rilevante è che il Parlamento, diversamente da quanto accade a livello di Stati, non è il titolare esclusivo della funzione legislativa: di fatto, il ruolo dominante viene svolto dal Consiglio e dalla Commissione Europea, anche se il Parlamento può esercitare qualche condizionamento nella procedura di convergenza. In pratica, raramente il Parlamento Europeo è stato in grado di imporre migliorie significative a regolamenti difettosi emersi da compromessi al ribasso a livello di Consiglio. Il vero problema della governance europea di oggi non sta nella quota di euro-scettici o xenofobi che entreranno nel Parlamento, ma nel congelamento di assetti istituzionali inadeguati a causa dell’impossibilità di superare gli effetti redistributivi delle riforme a livello di Stati, veri o presunti che siano.
–  In alcuni Paesi, però, il voto è diventato un  test elettorale per i Governi in carica. In Grecia, l’estrema sinistra è avviata verso un notevole successo elettorale, che potrebbe intensificare le richieste di elezioni politiche anticipate se il margine sul centrodestra fosse elevato, probabilmente con scarso successo. In Italia, dove si vota anche per il rinnovo di migliaia di consigli comunali, due sono gli scenari che possono mettere a rischio il processo di riforma in corso: il primo è quello di un calo così forte del centrodestra da fargli perdere ogni interesse a far approvare una riforma della legge elettorale che attribuisca ampi premi di maggioranza. Il secondo è lo scenario in cui il Partito Democratico non progredisce molto oltre i livelli del 2013, e viene magari superato dal Movimento 5 Stelle. In questo caso, sarebbe un duro colpo per la leadership del primo ministro. Riguardo al processo di riforme, però, potrebbe paradossalmente derivarne un’accelerazione, se ne venisse tratta la conclusione corretta, cioè che le riforme, oltre che annunciate, vanno realizzate.
–  Nelle comunicazioni recenti della Fed il focus si è spostato sulla strategia di uscita dalla politica monetaria ultra-espansiva attuale. La Fed, e i mercati, hanno ancora qualche mese di pace, mentre la politica monetaria è guidata con il  pilota semi-automatico del “tapering”. Fino all’autunno non ci sono decisioni di policy particolarmente controverse da prendere, a meno di eventi davvero eccezionali: la riduzione degli acquisti è su un sentiero ben avviato e il Comitato ha già detto che tra la fine degli acquisti e il primo rialzo intercorrerà un “periodo considerevole”. Ora, la Fed, per agire con una “pianificazione prudente” (Dudley), sta discutendo la sequenza delle mosse dell’uscita e gli strumenti da utilizzare per attuare la svolta. Questa discussione per ora appare piuttosto accademica e non determina reazioni di mercato. Le informazioni ricevute sono che la Fed intende seguire questa sequenza: 1) fine degli acquisti; 2) inizio dei rialzi, con l’obiettivo di raggiungere un livello neutrale di tassi di policy inferiore a quello dei cicli passati (che era intorno al 4%); 3) fine della politica di reinvestimento di scadenze e  cedole dopo l’inizio dei rialzi; 4) se possibile, detenzione dei titoli fino alla scadenza.  Per quanto riguarda gli strumenti, nella fase di transizione, fino a quando il bilancio resterà enorme (4300 miliardi di dollari il 22/5), il ruolo del tasso sui fed funds non sarà centrale, mentre la politica monetaria sarà attuata in modo da ridurre la quantità di riserve e liquidità attraverso  reverse repo e depositi a termine. I tassi di policy rilevanti saranno quello sulle riserve in eccesso e quello sui reverse repo; il FOMC dovrà decidere lo spread fra questi due strumenti: le prime indicazioni (Dudley, 20/5/2014) dicono che sarà imposto un pavimento per i tassi a breve, con i tassi sui reverse repo e sulle riserve in eccesso. Fra qualche mese, a questi dibattiti un po’ esoterici, si accosteranno quelli più tradizionali: quanto e di quanto saliranno i tassi? La BoE sta già discutendo questi punti (v. verbali di maggio), e anche la Fed non può rimandare molto a lungo la questione. Probabilmente alla riunione di giugno verrà modificata la comunicazione sulle proiezioni dei tassi (“dot plot”), con l’obiettivo di maggiore trasparenza. Anche se il FOMC riuscirà a comunicare meglio la propria funzione di reazione, la fase di “guidance” chiara per il medio termine è in dirittura di arrivo non solo alla BoE, ma anche alla Fed.


Comunicazioni importanti

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