Nell’Eurozona si avvicina la scadenza per la presentazione dei programmi di stabilità. Il quadro che si prospetta è quello del ritorno a una moderata restrizione fiscale nel 2015, dopo la pausa che ha caratterizzato il 2014. Pochi paesi, ma fra questi c’è la Germania,….
possono permettersi un allentamento della politica fiscale nel rispetto del vincolo di pareggio strutturale di bilancio. Per alcuni, come la Spagna, il divario fra le proiezioni tendenziali e i vincoli fiscali è ancora molto ampio.
Entro la fine di aprile, tutti i Governi dell’Eurozona dovranno presentare i propri programmi di stabilità. L’Italia ha già compiuto tale operazione il 15 aprile, inoltrando alle Autorità europee il nuovo programma pochi giorni dopo, in quanto la revisione ha comportato lo slittamento dal 2015 al 2016 del pareggio strutturale di bilancio e ha reso necessario il parere della Commissione Europea prima del voto parlamentare. In generale, era da tempo previsto che il 2014 sarebbe stato un anno di rallentamento per la restrizione fiscale dell’Eurozona, e tale aspettativa si è andata rafforzando nei primi mesi di quest’anno. Tuttavia, l’andamento medio nasconde una notevole dispersione di orientamenti fiscali, dettata sia dagli obblighi del patto di stabilità e crescita, sia da differenze nello stato del ciclo economico. Questo orientamento generale è condivisibile, visto che la ripresa della domanda interna nell’Eurozona è al momento ancora molto fragile. Plausibilmente, il rafforzamento della ripresa nel 2015 sarà accompagnato da una nuova accelerazione della correzione fiscale, in quanto verranno meno i motivi che oggi giustificano la flessibilità nella revisione degli obiettivi fiscali.
L’Italia è uno dei pochi paesi non soggetti alla procedura contro i disavanzi eccessivi. Per alcuni Stati (Austria, Belgio, Slovacchia), la scadenza per rientrare entro i limiti era il 2013: l’obiettivo dovrebbe essere stato conseguito, anche se per la Slovacchia sia il FMI sia la Commissione Europea prevedono un netto aumento del disavanzo già quest’anno, in assenza di nuove misure fiscali. Per altri due Paesi (Olanda, Malta) il rientro dovrà avvenire quest’anno: l’Olanda dovrebbe essere in grado di calare giusto al 3% senza adottate ulteriori misure, mentre Malta ha riportato il deficit in linea con il limite già nel 2013. Come già avvenuto per l’Italia, una volta usciti dalla procedura contro i disavanzi eccessivi il focus si sposterà sul conseguimento del pareggio strutturale di bilancio, che richiederà a tali Paesi correzioni superiori ai due punti percentuali di PIL nei prossimi anni.
Per Francia, Slovenia e Irlanda, la scadenza per la correzione è il 2015. Riguardo alla Francia, che presenterà il suo programma di stabilità la prossima settimana, il FMI prevede che l’obiettivo sia conseguito, mentre la Commissione Europea stimava in febbraio che il deficit sarebbe rimasto al 4% in assenza di misure correttive. In marzo, la Commissione aveva affermato che esiste un significativo rischio di mancato rispetto dei target fiscali 2013 e 2014, e valutava in almeno lo 0,2% il buco da colmare quest’anno. Recentemente il Governo francese ha smentito che intenda chiedere un nuovo rinvio di un anno, anche se gli annunci di politica fiscale sembrano privilegiare il sostegno alla crescita (mediante sgravi fiscali, come in Italia) rispetto alla riduzione del deficit. Pochi credono che la scadenza del 2015 sarà rispettata.
Nel 2015, il FMI stima che il saldo primario corretto per il ciclo dell’Eurozona cresca di 0,3% del PIL, contro lo 0,1% stimato per il 2014. In febbraio, la Commissione Europea stimava che si sarebbe verificato un allentamento di 0,4 punti, a legislazione invariata, ma l’andamento atteso dei saldi corretti per il ciclo implicherebbe una restrizione aggiuntiva media di 0,6-0,7% del PIL, con un picco di 2,8 punti per la Spagna. Per quest’ultima, infatti, la Commissione prevede che il deficit corretto per il ciclo salga di 2 punti fra il 2014 e il 2015.
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