Image

Il Punto: Nell’ Eurozona il rallentamento e’ ascrivibile a fattori transitori.

Nell’Eurozona, i dati di produzione industriale di marzo corroborano la tesi che il rallentamento del 1° trimestre sia in larga parte ascrivibile a fattori transitori……..

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Progressi sul fronte dei negoziati cino-americani sul commercio, ma gli Stati Uniti agitano le acque in Medio Oriente ritirandosi dall’accordo sul nucleare.

Bank of England in modalità di attesa: politica monetaria invariata, e non è chiaro quanto presto sarà fatto il prossimo rialzo dei tassi.

Questa settimana, i dati europei di produzione industriale per il mese di marzo hanno offerto un po’ di conforto alla tesi che il rallentamento del 1° trimestre fosse in larga parte spiegato da condizioni meteorologiche avverse e fattori di calendario. La produzione è rimbalzata in Germania (+1,1% m/m), Italia (+1,2% m/m) e Finlandia, mentre ha continuato a crescere vigorosamente in Spagna (+1,2%). Fra i paesi più rilevanti, la flessione è continuata soltanto in Olanda (-0,1%), mentre in Francia si è verificato un calo dopo l’aumento di febbraio. Anche nel Regno Unito, dove il fattore meteorologico ha inciso significativamente, i dati non sono stati brillanti, per quanto migliori delle attese: la produzione manifatturiera è infatti calata di  -0,1% m/m.

I negoziati USA-Cina sul commercio internazionale stanno facendo qualche passo avanti, dopo che gli Stati Uniti avevano avanzato una serie di richieste sorprendenti in occasione del precedente incontro. Secondo le parti, gli incontri in Cina con il segretario del Tesoro e il rappresentante del commercio estero hanno registrato qualche progresso e la prossima settimana il vice-premier per l’economia Liu He sarà a Washington per proseguire le discussioni. Secondo notizie di stampa, la Cina potrebbe offrire di aumentare le proprie importazioni dagli USA per soddisfare almeno parzialmente la richiesta di Trump di ridurre il deficit fra i due paesi (pari a 375 mld di dollari nel 2017). Gli USA mirano a una riduzione di dazi su molti prodotti (per esempio, auto) e maggiore apertura nel settore dei servizi. Un allentamento delle tensioni fra i due paesi sarebbe necessario anche solo per ripristinare il normale flusso del commercio: nell’ultimo mese, le procedure doganali in Cina stanno rallentando il movimento delle merci in entrata dagli Stati Uniti e nuovi dazi su alcuni prodotti stanno penalizzando il settore agricolo. Inoltre, in attesa dell’incontro fra Trump e il leader coreano Kim Jong-un, gli Stati Uniti dovranno coordinarsi anche con la Cina.

Se da un lato potrebbe profilarsi una schiarita nei rapporti con la Cina, dall’altro gli Stati Uniti stanno agitando ancor più le acque in Medio Oriente. Come atteso, Il presidente Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo con l’Iran. Secondo il segretario di Stato Pompeo, gli Stati Uniti intendono isolare economicamente e diplomaticamente l’Iran mentre si cercherà una nuova strategia per contenere “la minaccia iraniana”. In seguito a questa decisione, verranno reintrodotte le sanzioni interrotte con l’entrata in vigore dell’accordo nel 2015. Questo implica che non potranno essere sottoscritti nuovi accordi commerciali e finanziari con l’Iran e che tornerà in vigore la “blacklist” che include individui, istituzioni, società, linee aeree con cui non si potranno stringere relazioni commerciali. Per quanto riguarda i contratti esistenti, banche e imprese hanno fra 90 e 180 giorni per chiudere le relazioni esistenti, a seconda della complessità delle operazioni. In particolare, a partire da inizio agosto saranno imposte sanzioni a società che esportano in Iran aerei e parti, conducano transazioni in dollari, oro e altri metalli, oltre che titoli di debito iraniani e abbiano accordi collegati al settore auto; da inizio novembre sarà vietato acquistare petrolio dall’Iran e operare nei porti iraniani o attraverso società di spedizione o di assicurazione del paese. L’Amministrazione però avrà margini per esenzioni speciali. 

L’effetto negativo più macroscopico deriverà dal divieto di acquistare petrolio dall’Iran, che porterà probabilmente a una graduale riduzione della produzione iraniana, con pressioni verso l’alto sui prezzi del greggio che sono già visibili in questi giorni. Inoltre, dal 2015 al 2017 le importazioni dell’Iran erano salite da 58 miliardi di dollari annui a 79 miliardi, di cui 11,7 miliardi dall’UE e 9,4 dalla Cina; dopo il ripristino delle sanzioni potrebbe verificarsi una nuova frenata dei flussi commerciali da e per l’Iran, oltre che degli investimenti diretti esteri. 

Nessuna sorpresa dalla Bank of England, che rimane in modalità di attesa.

Il Monetary Policy Committee ha lasciato il Bank Rate invariato a 0,5%, con due dissenzienti. L’atteggiamento della Banca centrale diventa di attesa, per valutare gli sviluppi dell’economia, anche se il rallentamento del primo trimestre è attribuito a “condizioni meteorologiche avverse”. L’inflazione è prevista scendere verso il 2%, anche se le pressioni dal lato dei costi stanno aumentando. Se l’economia si muovesse come previsto nell’Inflation Report, la BoE commenta che saranno necessari incrementi del Bank Rate “a ritmo graduale e di portata limitata”. Ciò potrebbe essere compatibile con appena un rialzo dei tassi ufficiali all’anno. Difficile dire se la BoE sarà in condizione di alzare i tassi ad agosto. Anche se i dati migliorassero, infatti, nei prossimi mesi le notizie su Brexit potrebbero frenare la mano della Banca centrale. Il governo ha perso altri voti alla Camera dei Lord su emendamenti alla proposta di legge di recesso dall’UE, fra i quali uno che imporrebbe di negoziare l’ingresso nella EEA (European Economic Area) e, quindi, un accordo simile a quello della Norvegia. Anche se difficilmente la Camera dei Comuni voterà allo stesso modo, i nodi si aggrovigliano, invece di essere sciolti.


Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.