In Europa si è aperta una nuova fase di negoziati per opporre una maggiore integrazione ai dubbi sulla sopravvivenza dell’Unione..…
Yellen e Bernanke hanno spalancato la porta per nuovo stimolo monetario. Gli interventi di Yellen e Bernanke sono praticamente sovrapponibili nella descrizione dello scenario economico e dei rischi, e certificano che il FOMC è pronto a muoversi. Entrambi i discorsi hanno ridimensionato i dati deboli recenti, sottolineando l’importanza dei trend sottostanti, non influenzati da fattori idiosincratici. Lo scenario economico è ancora di “crescita moderata”, soggetta però a freni “significativi”, che rallenteranno molto il ritorno alla piena occupazione. L’inflazione dovrebbe rimanere all’obiettivo del 2%, o sotto tale livello. Secondo Yellen, anche con una crescita occupazionale in linea con la media da inizio anno, ci sarebbero scarsi progressi nelle condizioni del mercato del lavoro. In più, l’elevata disoccupazione è di natura per lo più ciclica, e non strutturale. Questa è la pre-condizione per qualsiasi intervento di politica monetaria, che influenza il ciclo ma non i fattori strutturali.
I freni sono: costruzioni residenziali, politica fiscale, incertezza e condizioni all’estero. La politica fiscale USA è già restrittiva, ma lo diventerà ancora di più nei prossimi trimestri: questa è una certezza. A ciò si aggiunge il rischio che entrino in vigore le misure automatiche in arrivo a inizio 2013, aumentando l’incertezza e la profondità degli scenari negativi. Le tensioni internazionali, anche senza prevedere una deflagrazione della crisi europea, frenano già l’economia USA attraverso esportazioni rallentate dalla recessione europea e dall’apprezzamento del dollaro, e attraverso il contagio dalle condizioni finanziarie mondiali.
La combinazione di una domanda troppo debole per riequilibrare il mercato del lavoro e di rischi verso il basso sull’inflazione rappresentano la spinta verso nuovi interventi. Per ora le aspettative inflazionistiche sono ancorate al 2%, frenando aggiustamenti verso il basso di prezzi e salari, pur in presenza di ampie risorse inutilizzate. Yellen però nota che potrebbe innescarsi una spirale verso il basso su salari e prezzi di fronte a un’interruzione dell’aggiustamento del mercato del lavoro. Ed ecco un punto chiave: “considerazioni di gestione del rischio” rafforzano il caso per ulteriore stimolo. Yellen afferma che “se il Comitato giudicherà che la ripresa procede a un ritmo insufficiente, può intraprendere interventi sul portafoglio, come ulteriori acquisti di titoli o un ulteriore allungamento delle scadenze”. Bernanke afferma che il FOMC valuterà la forza della ripresa, “questione chiave” insieme alla valutazione relativa alla stabilità dei prezzi. Se risultasse necessario intervenire, la Fed ha “diverse opzioni”: Bernanke “non vuole togliere niente dal tavolo” e afferma che il FOMC potrebbe dover prendere “decisioni difficili” sulla base di “valutazioni difficili”.
A nostro avviso, alla riunione di giugno, il FOMC potrebbe annunciare nuovo stimolo per circa 100-200 miliardi fino a settembre: o estensione dell’operation twist (su scadenze più lunghe per i titoli in vendita), o aumento degli acquisti, sterilizzandoli. In caso di peggioramento dello scenario, il FOMC potrebbe introdurre nuovo stimolo a settembre. Ovviamente la decisione sarebbe presa con dissensi espliciti ma sappiamo che la Fed di Bernanke è abituata a governare a maggioranza, e non aspetta l’unanimità per prendere decisioni importanti.
In Europa, sono arrivate autorevoli conferme riguardo a negoziati in corso per ridefinire l’impianto dell’Unione Monetaria. Il piano prevedrebbe l’istituzione di un’autorità bancaria europea, ma anche una maggiore integrazione delle politiche di bilancio e un trasferimento di poteri all’unione, da conseguire per tappe. Se già dal summit di fine giugno emergessero un consenso e un impegno politico concreti, il bilancio dei rischi potrebbe spostarsi significativamente. Sembra ormai sia solo questione di giorni prima che la Spagna richieda formalmente aiuto all’EFSF per ricapitalizzazione le banche tramite il FROB. L’ipotesi di un intervento diretto dell’ESM sembra essere caduta. Trasparenza sulle necessità di aiuto e sulla condizionalità posta, potrebbero contenere i timori che il Paese nel complesso possa aver bisogno di un programma di aiuti più esteso.
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