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Il Punto: Fed: probabile il rialzo a dicembre

Le elezioni in Austria potrebbero portare la destra euroscettica al governo in coalizione con i popolari,……..


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mettendo fine alle larghe intese con i socialisti. Crisi catalana a una svolta cruciale.

Fed: probabile il rialzo a dicembre, ma il sentiero successivo dipenderà dai prezzi. L’incertezza sulla natura (transitoria o strutturale) dei freni all’inflazione resta ampia. Occhio ai dati!

– Domenica 15 ottobre l’Austria rinnova il parlamento. La rimonta dei popolari di ÖVP, ora largamente in testa nei sondaggi, ha tolto un po’ di pathos all’evento. Ciò nonostante, la destra euroscettica di FPÖ non è fuori dai giochi. I sondaggi la danno testa a testa con i socialisti per il secondo posto, e non si può affatto escludere che il prossimo governo sia sostenuto da una coalizione fra popolari e FPÖ. La campagna elettorale ha mostrato molta
convergenza dei due partiti su diversi temi, dall’immigrazione alla riduzione delle imposte, e una riedizione delle larghe intese fra popolari e socialisti sembra più difficile dopo lo spostamento a destra di ÖVP.

– La crisi catalana ha avuto un’accelerazione questa settimana con una dichiarazione non ufficiale di indipendenza da parte del governo provinciale, che ha preso tempo prima di presentarla al parlamento locale per farla ratificare, e la successiva richiesta di chiarimenti da parte del governo centrale. La Catalogna ha 5 giorni per chiarire se c’è o no una dichiarazione unilaterale di indipendenza, e quindi, in caso affermativo, 3 giorni per ritrattarla. Se ciò non sarà fatto, allora scatteranno le misure di tutela dell’ordine costituzionale, che potrebbero
portare allo scioglimento anticipato degli organi politici della provincia. Se il presidente catalano ritrattasse, invece, si profilerebbe una rottura della coalizione con CUP, e quindi anche in questo caso elezioni locali anticipate. L’impatto di mercato è stato molto contenuto, anche se c’è stata qualche evidenza di preoccupazione fra i depositanti delle banche catalane.
L’istanza separatista non ha trovato alcun significativo appoggio internazionale e sembrerebbe destinata a ritornare faticosamente entro i confini della legalità. Il governo ha prospettato, come incentivo, l’apertura di un dibattito parlamentare sulla riforma della costituzione.

– I verbali della riunione del FOMC di settembre confermano un’elevata probabilità di rialzo dei tassi a dicembre, ma evidenziano anche due visioni contrapposte sull’inflazione e sui rischi per la politica monetaria. Mentre c’è un consenso praticamente unanime sulla valutazione positiva del mercato del lavoro e dell’economia, sull’inflazione ci sono due scuole di pensiero. “Molti” partecipanti ritengono che il livello basso dell’inflazione sia il risultato di fattori transitori (telefonia, cambio, prezzi nella sanità), e che l’ulteriore riduzione di risorse inutilizzate porterà
a un aumento della dinamica inflazionistica. “Alcuni” invece pensano che possano esserci freni strutturali, mentre “diversi” citano anche le aspettative di inflazione contenute. Da queste due visioni derivano implicazioni divergenti per la politica monetaria. Se i freni ai prezzi sono temporanei, è rischioso aspettare ad alzare i tassi, per via dei ritardi della politica monetaria. Se invece i freni sono strutturali, o se il basso livello dell’inflazione genera una riduzione delle aspettative, allora è rischioso alzare i tassi perché potrebbe ostacolare la risalita
della dinamica dei prezzi. Alla luce dell’opinione “generale” di previsione di graduale aumento dell’inflazione, nell’ambito di una gestione cauta dei rischi, il FOMC ha un’inclinazione per un rialzo a dicembre, ma i dati restano determinanti per il ritmo dei rialzi successivi. Le informazioni macroeconomiche dei prossimi mesi difficilmente modificheranno lo scenario centrale: i dati di attività dovrebbero restare omogeneamente forti, a parte l’occupazione (influenzata dagli uragani). L’evoluzione del deflatore dei consumi dovrebbe essere in linea
con una stagnazione dell’inflazione core, nonostante una modesta ripresa del CPI (per via della diversa composizione degli indici); la dinamica salariale, invece, in accelerazione dall’estate, potrebbe indicare un trend positivo. In conclusione, la nostra lettura è che sia molto probabile un rialzo a dicembre, ma che il sentiero successivo resti condizionato all’evoluzione dei dati: prezzi e salari saranno il focus principale, con possibili indicazioni divergenti almeno nel primo trimestre 2018.


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