Il Punto : Federal Reserve: la politica monetaria è immutata, la revisione dello scenario riguarda quasi esclusivamente il 2021 e le pressioni sull’inflazione sono ancora giudicate largamente transitorie.
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Tuttavia, diversi membri del FOMC hanno cambiato idea sui rischi per lo scenario di inflazione, tanto che ora la previsione mediana è che ci siano 2 rialzi dei tassi nel 2023. Anche se il presidente Powell ha giudicato “molto lontano” tale momento, riteniamo che entro fine anno la Fed compirà il passo concreto di annunciare una riduzione graduale degli acquisti.
– La Federal Reserve ha lasciato quasi immutato rispetto ad aprile il comunicato stampa, e il presidente Powell non ha mandato alcun segnale esplicito che il FOMC sia più vicino di prima a discutere una riduzione del flusso di acquisti di attività finanziarie. Tuttavia, le previsioni dei membri del FOMC in merito all’andamento dei tassi sono salite nel 2023, elevando la mediana da 0,1% a 0,6%.
– Nel dettaglio, soltanto 5 membri ora prevedono tassi invariati fino a tutto il 2023, mentre 2 si attendono un rialzo entro fine anno e 11 ritengono che ve ne sarà più di uno. Inoltre, sono diventati 7 i membri che vedono il primo rialzo già nel 2022. Lo spostamento delle previsioni sui tassi avvicina la posizione mediana del FOMC a quanto il mercato già scontava.
– Powell ha invitato a non dare troppo peso a tale cambiamento, dichiarando che il Comitato non ne ha discusso e che l’incertezza su tale orizzonte è eccessiva. Tuttavia, uno spostamento di opinione così ampio non può essere né casuale né irrilevante, e in effetti si accompagna al diffondersi nell’ambito del Comitato di valutazioni meno benevole riguardo ai rischi di inflazione di quelle ufficialmente espresse dalla banca centrale. Riguardo al futuro tapering degli acquisti, Powell ha continuato a ribadire che la Fed avviserà per tempo i mercati e che la decisione dipenderà dai dati – non dal calendario. Probabilmente, tale passo sarà compiuto in autunno.
– La revisione al rialzo delle stime di crescita e inflazione è significativa soltanto nel 2021 (PIL: da 6,5% a 7,0% a/a nel 4° trimestre 2021, inflazione: da 2,4% a 3,4% a/a) e il giudizio della Fed riguardo alle pressioni inflazionistiche è ancora che esse riflettano prevalentemente fattori transitori. La proiezione sul deflatore core dei consumi (PCE) a fine anno è salita da 2,2% a 3,0% a/a, ma la previsione per il 2022 (2,1%, rivista soltanto di un decimo) implica che la Banca centrale si aspetta ancora un rapido calo dopo il picco di quest’anno.
– Al margine dell’evento, da segnalare il piccolo aumento del tasso sulle riserve in eccesso da 0,10% a 0,15% e di quello sui reverse repo da 0% a 0,05%: un intervento di natura tecnica finalizzato a compensare l’effetto del crescente eccesso di liquidità sui tassi a brevissimo termine, mantenendoli all’interno del corridoio-obiettivo per i Fed funds
Fonte: BondWorld.it
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