I verbali della riunione del FOMC di settembre confermano la profonda spaccatura all’interno del Comitato sui rischi associati a rialzi dei tassi e la difficoltà a trovare un consenso di policy……
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– La decisione di mantenere i tassi fermi a settembre, orchestrata probabilmente dai centristi del Board guidati da Yellen, appare un compromesso che prelude a un rialzo “relativamente presto”. Prevediamo che, anche sulla scia di dati generalmente favorevoli, il FOMC alzi i tassi di 25pb a dicembre e apra un’altra pausa di riflessione.
I verbali della riunione del FOMC del 21 settembre mostrano, come atteso, un Comitato spaccato fra gruppi con opinioni diverse sui costi e i vantaggi di mantenere i tassi fermi. Diversi partecipanti riportano che la decisione di settembre è stata una close call . Il difficile consenso si è coagulato probabilmente intorno all’opinione dei centristi del Board, che hanno dovuto trovare un equilibrio di fronte a due gruppi, molto agguerriti, su posizioni opposte.
Nei verbali si riporta un consenso diffuso sul fatto che “il caso per un rialzo dei tassi si era rafforzato”. Anche se una maggioranza dei membri (cioè i votanti, non i partecipanti!) ha giudicato opportuno aspettare ulteriori informazioni di progresso verso gli obiettivi, “si è notato che c’erano argomentazioni ragionevoli sia per un aumento a questa riunione sia per un’attesa di qualche informazione aggiuntiva sul mercato del lavoro e sull’inflazione”. Non c’è sezione dei verbali che non testimoni la profonda divisione all’interno del Comitato, sia sulla valutazione dei rischi, sia sull’opportunità di provare a spingere ancora il mercato del lavoro verso (e oltre) l’equilibrio, sia sulla formulazione del testo del comunicato.
Nella sostanza, la valutazione dell’economia è comunque positiva, con aspettativa di crescita spinta da consumi solidi e da una stabilizzazione degli investimenti. La questione più dibattuta ha riguardato l’opportunità di spingere il mercato del lavoro oltre il pieno impiego. Per alcuni l’obiettivo è di fare aumentare ulteriormente la partecipazione. Altri invece hanno notato che in passato il calo del tasso di disoccupazione di qualche decimo sotto l’equilibrio è stato seguito da recessioni generate da svolte rapide della politica monetaria, richieste da prezzi e salari in rialzo. Questa divisione probabilmente resterà aperta, come appare anche dai discorsi recenti.
I verbali non danno indicazioni sulla tempistica del prossimo rialzo, ma si afferma, con un consenso generale, che l’evoluzione delle condizioni economiche dovrebbe svilupparsi in modo da richiedere aumenti graduali dei tassi. Diversi membri ritenevano che un rialzo dei tassi sarebbe opportuno “relativamente presto”, con un andamento dei dati in linea con lo scenario atteso. Fra l’altro alcuni partecipanti hanno notato che il Comitato rischiava di perdere credibilità non alzando i tassi a fronte di condizioni in linea con quello che il FOMC stesso aveva indicato necessario e sufficiente per una mossa. La decisione di attendere a settembre appare un segnale di pausa di breve termine: i “centristi” non sembrano condividere la visione delle colombe estreme.
Ovviamente i dati saranno ancora sovrani: a metà dicembre, la Fed avrà altri due employment report dopo quello di settembre (generalmente positivo), due tornate di indagini ISM e inflazione e un quadro abbastanza chiaro sulla crescita del secondo semestre. Ci aspettiamo che il tenore dei dati rimanga positivo, e dia luogo al tanto dibattuto rialzo dei tassi a dicembre.
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