Il Punto : La Fed dichiara guerra all’inflazione e apre il nuovo ciclo della politica monetaria. Dopo il rialzo di marzo, la Fed prevede altri 6 rialzi nel 2022 e 4 nel 2023, con rischi verso l’alto.
Intesa SanPaolo
L’obiettivo esplicito della Banca centrale ora è frenare la domanda: il sentiero dei tassi verrà aggiustato per contrastare eventuali rischi che possano impedire il rientro dell’inflazione. A nostro avviso, lo scenario è soggetto a rischi di tassi più elevati, ma anche di restrizione eccessiva.
– La riunione del FOMC si è conclusa con l’attesa svolta dei tassi e il rialzo di 25pb preannunciata da Powell due settimane fa, ma l’elemento cruciale è stato l’ulteriore netto spostamento in direzione hawkish di tutto il Comitato. Il messaggio è che, per riportare l’inflazione al 2%, la politica monetaria dovrà frenare la domanda, entrando in territorio restrittivo con tassi al di sopra del livello neutrale. La Fed è tornata al copione degli anni ’80.
– Il comunicato, accorciato a una sola pagina, rileva che crescita e occupazione hanno continuato a rafforzarsi e che il tasso di disoccupazione è sceso “in misura sostanziale”. L’inflazione “rimane elevata” per via di squilibri fra domanda e offerta dovuti alla pandemia, ai prezzi energetici e a pressioni “più diffuse” sui prezzi. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia secondo il FOMC dovrebbe mettere ulteriore pressione verso l’alto sull’inflazione e pesare sull’attività economica. Con questo scenario e con l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, il Comitato ha annunciato l’aumento di 25pb dell’intervallo obiettivo del tasso dei Fed Funds a 0,25%-0,50% e prevede che saranno appropriati “continui” rialzi. Inoltre, il Comitato si impegna ad aggiustare la politica monetaria come appropriato di fronte a eventuali rischi che impedissero il raggiungimento degli obiettivi. Il voto non è stato unanime, ma ha registrato il dissenso di Bullard (St Louis Fed), che ha richiesto un rialzo di 50pb.
– Le proiezioni macroeconomiche parlano da sole. La crescita attesa è più moderata rispetto a dicembre, con 2,8% a fine 2022, 2,2% nel 2023 e 2% nel 2024, ma sempre al di sopra del potenziale. La revisione verso l’alto dell’inflazione mediana attesa è massiccia e vede l’inflazione core a 4,1% a fine 2022 (circa in linea con la nostra previsione di 4,3%) da 2,7% di dicembre, a 2,6% a fine 2023 e a 2,3% nel 2024. Il sentiero del tasso di disoccupazione previsto è circa invariato rispetto a dicembre, stabile a 3,5% a fine 2022 e 2023 e in marginale rialzo a 3,6% nel 2024. Il quadro macro si può riassumere così: inflazione sempre sopra l’obiettivo, se pure in calo, in un contesto di crescita al di sopra del potenziale e disoccupazione sotto il livello di lungo termine su tutto l’orizzonte previsivo.
– Il conseguente spostamento del grafico a punti (v. grafico) è significativo: aumenti dei tassi per 175pb quest’anno (intervallo a 1,75-2% a fine anno) e 100pb nel 2023 (intervallo a 2,75- 3%). La stima del tasso neutrale è rivista a 2,4% da 2,5%. Come è stato notato in una domanda durante la conferenza stampa, questo sentiero appare in parte incoerente con quello di crescita e inflazione, che si mantengono su tutto l’orizzonte previsivo al di sopra dei livelli di lungo termine, e di disoccupazione, sempre ampiamente sotto il 4%. La risposta di Powell è stata che il FOMC si aspetta un rallentamento della dinamica salariale ma, se appropriato, reagirebbe con maggiori aumenti dei tassi.
– Nella conferenza stampa, Powell ha ripetuto più e più volte che l’economia è “molto forte”, il mercato del lavoro è “estremamente sotto pressione”, con un eccesso di domanda evidente dal fatto che ci sono 1,7 posizioni aperte per ogni disoccupato e superiori alla somma di occupati e forza lavoro non occupata. È stato notato più volte nelle domande che questa situazione è evidente da tempo e che la questione ora è quanto, non se, la Fed è in ritardo nel reagire. Powell ha risposto di non avere il “lusso” di rispondere a questa domanda, ma che la Fed è determinata a riportare l’inflazione sotto controllo attraverso una politica monetaria mirata a frenare la domanda. Questo è il punto principale, a nostro avviso, della strategia attuale della Fed: il piede non solo verrà tolto dall’acceleratore, ma verrà messo sul freno.
– Sull’inflazione, Powell ha affermato che la dinamica dei prezzi è molto al di sopra dell’obiettivo sulla scia di diversi fattori (domanda aggregata forte e strozzature all’offerta che generano squilibri, prezzi dell’energia in rialzo) ora amplificati dagli effetti della guerra. Secondo il Presidente della Fed, il rientro dell’inflazione è essenziale per garantire la sopravvivenza della ripresa ed è quindi un obiettivo dominante per la politica monetaria. Il livello elevato dell’inflazione e le condizioni macroeconomiche sottostanti richiedono, a suo avviso, tassi in territorio restrittivo per frenare la domanda di beni e lavoro. A domande che, con formulazioni diverse, chiedevano se la Fed avrebbe rischiato di portare l’economia in recessione, Powell ha risposto in modo fiducioso, affermando che la crescita prevista è ancora molto elevata e persistentemente al di sopra del potenziale e che l’economia è sufficientemente solida da poter “sopportare” i rialzi e addirittura “fiorire” con il sentiero dei tassi prospettato dal FOMC. La storia insegna che in passato quando la Fed fissava la politica monetaria con l’obiettivo di abbassare l’inflazione frenando la domanda ha sempre generato recessioni: la politica monetaria di Riccioli d’oro, né troppo calda né troppo fredda, è difficile da attuare.
– Nella discussione relativa alla velocità della rimozione dello stimolo, Powell ha sottolineato che ora la mediana prevede un rialzo (inteso di 25pb) a ogni riunione, per un totale di 7 rialzi, quest’anno, ma ha aggiunto che, di fronte a un sentiero di inflazione che scende meno di quanto atteso, la Fed non esiterebbe ad accelerare. Questo implica ovviamente la possibilità di rialzi di 50pb. Powell ha sottolineato che la valutazione dei progressi sull’inflazione verrà fatta valutando le variazioni mensili dei prezzi nella seconda metà dell’anno.
– Per quanto riguarda il bilancio, secondo Powell sono stati fatti grandi progressi sul programma da attuare che sarà “familiare” (cioè simile a quello del ciclo precedente), anche se più rapido. Powell ha detto che ci saranno molte informazioni nei verbali e che “a una prossima riunione” verrà annunciato, forse già a maggio. Secondo Powell, la riduzione del bilancio prevista dovrebbe avere un effetto analogo a un rialzo dei tassi.
– In conclusione, la Fed ha finalmente preso sul serio la deriva inflazionistica in atto e la spirale salari/prezzi in via di consolidamento, spostando la politica monetaria in direzione restrittiva, e interrompendo la fase pluridecennale di politiche monetarie mirate ad alzare l’inflazione media sottostante. Aggiungiamo 25pb al nostro scenario dei tassi per il 2022, portando il rialzo complessivo a 175pb e spostiamo in territorio restrittivo i tassi attesi nel 2023.
– Le pressioni inflazionistiche in atto e la probabile onda lunga dei rialzi dei prezzi dei servizi mettono ancora rischi verso l’alto sui tassi, ma anche rischi di eccesso di restrizione che potrebbero materializzarsi poi nella seconda metà del 2023. La restrizione monetaria e la valutazione dei progressi sull’inflazione avverranno mentre si trasmetteranno, con l’usuale ritardo, gli effetti della guerra in Ucraina sul ciclo mondiale, amplificando i rischi di un errore di policy.
Fonte: BondWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

