Il Punto : Il prossimo 12 e 19 giugno, in Francia si svolgeranno le elezioni legislative per l’attribuzione dei 577 seggi dell’Assemblea Nazionale.
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Tema centrale sarà la possibilità per il Presidente neo-eletto di governare con una maggioranza a lui favorevole, ovvero dovendo mediare il contenuto e la successiva approvazione di ogni provvedimento. Per ora, tutti i sondaggi disponibili indicano che Ensemble, la coalizione di centro di cui è espressione il Presidente, dovrebbe ottenere i seggi necessari a garantire l’appoggio politico a Emmanuel Macron.
– Fra tre settimane, il presidente Macron saprà se potrà contare su una maggioranza a lui favorevole nell’Assemblea Nazionale, o se invece dovrà negoziare ogni provvedimento con altre forze politiche. Il prossimo 12 e 19 giugno, infatti, si svolgeranno le elezioni legislative per l’attribuzione dei 577 seggi dell’Assemblea Nazionale.
– In Francia vige un sistema elettorale maggioritario, uninominale a doppio turno: in ogni circoscrizione, nel caso in cui già al primo turno un candidato ottenga la maggioranza assoluta dei voti che rappresentino almeno il 25% degli elettori, si ritiene eletto; altrimenti, si svolge un secondo turno tra tutti i candidati che hanno ottenuto voti validi pari almeno al 12,5% degli elettori; se solo uno o nessuno rispetta questo criterio, partecipano al secondo turno solo i due candidati più votati al primo. Il seggio va quindi al candidato che ha ottenuto più voti.
– Cambia lo scacchiere politico a sinistra. Nell’ottica di non ripetere l’errore delle ultime Presidenziali, quando la frammentazione politica costò con buona probabilità alla sinistra il passaggio al secondo turno, il leader di La France insoumise Jean Luc Mélenchon ha dato vita a una (non semplice) intesa tra il suo movimento ed i partiti comunista, socialista e dei Verdi (cd Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale, NUPES). Denominatore comune sarebbe l’opposizione ad alcune delle riforme annunciate da Macron, in particolare a quella sull’innalzamento dell’età pensionabile; tuttavia, dal testo dell’accordo, si evince anche l’intenzione di non volersi attenere a specifiche regole comunitarie, come quelle fiscali, sulla concorrenza e sull’agricoltura (punti, questi ultimi, su cui sarebbe emersa la distanza maggiore tra i membri della coalizione).
– Per il momento, una simile intesa non sarebbe stata ancora raggiunta a destra, nonostante le richieste che Eric Zemmour avrebbe rivolto in tal senso a Marine Le Pen.
– Al 27 maggio, sulla base delle medie dei sondaggi condotti da Harris Interactive, OpinionWay-Kéa, Elabe e Ipsos-Sopra Steria, a conclusione del secondo turno la coalizione di sinistra non dovrebbe ottenere più di 147-184 seggi, e la destra nel suo complesso (RN / DLF / Reconquête!) 64-112, a fronte dei 293-335 che andrebbero allo schieramento di centro, Ensemble (LREM / MoDem / Horizons / LR / UDI), il che prefigura uno scenario simile a quello verificatosi nel 2017. Intanto, come da prassi, Jean Castex si è dimesso dall’incarico di Primo Ministro. Al suo posto, Macron ha nominato Elisabeth Borne, già Ministro del Lavoro dal 2020.
– Peraltro, il dettaglio dei sondaggi, in particolare quelli condotti da Ipsos ed Elabe, evidenzia che c’è ancora un rischio di sorprese: in entrambi i casi, infatti, la parte bassa della forbice indica che a Ensemble potrebbero essere assegnati 290 seggi, cioè a dire appena uno in più dei 289 richiesti per la maggioranza. Depurato dei sondaggi attualmente più favorevoli a Macron (Opinioway ed Harris Interactive), l’esito della tornata elettorale di giugno appare più incerto. Più in generale, il trend dei sondaggi sta mostrando un progressivo spostamento delle intenzioni di voto dal centro verso la sinistra di NUPES.
– Circa le preferenze dei francesi rispetto al futuro assetto politico nazionale, Ifop ha realizzato due sondaggi tra il 13 e 16 maggio e tra il 3 e 4 maggio, dai quali emergerebbe come:
* 7 francesi su 10 auspicherebbero una maggioranza parlamentare di opposizione a Macron (tra questi figurerebbe un 15% degli stessi elettori dell’attuale Presidente);
* il 35% degli intervistati vorrebbe che fosse la Sinistra unita di NUPES a vincere le elezioni, e il 29% la destra di Le Pen e Zemmour, a fronte di un 26% che auspica invece una conferma dei partiti di Centro, espressione della Presidenza;
* i due partiti politici che vengono percepiti come la più credibile opposizione a Macron sono La France insoumise di Mélenchon e RN di Marine Le Pen, rispettivamente per il 34% e il 38% degli intervistati;
* in caso di vittoria della sinistra, il 35% degli intervistati vorrebbe che Primo Ministro fosse il leader di La France insoumise, Jan Luc Mélenchon.
Infine, complice il difficile quadro economico e geopolitico, Ifop evidenzia come le elezioni di giugno si svolgeranno in un clima di crescente pessimismo delle famiglie francesi rispetto al futuro prossimo – un aspetto, questo, che potrebbe spostare, almeno in parte, la bilancia del voto a favore dei partiti dell’attuale opposizione.
– A giudicare dai sondaggi, gli scenari possibili sono due: quello dato come più probabile, favorevole al presidente Macron, in cui i partiti che formano la coalizione di centro, Ensemble, ottengono la maggioranza dei seggi e appoggiano l’azione del Presidente, come accaduto nella precedente legislatura; e quello considerato ad oggi meno probabile, in cui la maggioranza parlamentare dipende dall’appoggio della destra o della sinistra, che potrà condizionare il contenuto dei singoli provvedimenti e la successiva approvazione. Nell’ipotesi in cui fosse la sinistra a fornire i seggi richiesti per ottenere la maggioranza dell’assemblea, Eric Mélenchon sembrerebbe il più accreditato ad ottenere la carica di Primo Ministro, configurando uno scenario di “coabitazione” analogo a quello del 1997, quando il Presidente di centro-destra Jacques Chirac dovette nominare premier il socialista Lionel Jospin.
– I temi sui quali uno scenario di coabitazione potrebbe sollevare le maggiori criticità sono quelli relativi a politica estera e integrazione europea: tanto Marine Le Pen quanto Eric Mélenchon infatti, si sono detti contrari a un ampliamento della sovranità europea, auspicando al contempo un’uscita della Francia dal comando integrato della NATO (come fece De Gaulle nel 1966), dopo che nel 2009 Sarkozy ne sancì il rientro.
– Ad oggi, tra i due scenari di “coabitazione”, pare più probabile quello in cui sia coinvolta nella maggioranza parlamentare la sinistra anziché la destra, il che potrebbe accentuare le divisioni dell’eventuale coalizione sui temi, oggi al centro dell’attenzione, di politica estera. Anche la politica fiscale sarebbe verosimilmente più “lasca” che in uno scenario di governo di centro (o, forse, anche di centro-destra).
Fonte: BondWorld.it
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