La BCE ribadirà, inoltre, di essere pronta ad usare nuovi operazioni di rifinanziamento a medio lungo termine. Tuttavia, non ci aspettiamo un annuncio formale già questo giovedì e non escludiamo che la decisione possa essere rimandata a inizio 2014…..
È possibile che siano finalmente resi noti i dettagli sulla pubblicazione dei verbali. Non mancheranno domande sugli stress test, ma non pensiamo Draghi vorrà offrire ulteriori dettagli.
La riunione di novembre del consiglio direttivo BCE dovrebbe rivelarsi ancora una volta piuttosto interlocutoria. La BCE confermerà che la ripresa dell’economia area euro rimane assai debole e che i rischi sono ancora verso il basso. I dati nell’ultimo mese hanno, difatti, segnalato che per il momento non vi sono indicazioni di una possibile accelerazione del ciclo a cavallo del nuovo anno. È possibile che la BCE ripeta che il cambio è uno dei fattori che influenzano la valutazione dello scenario macro, ma al di là di ciò non ci aspettiamo commenti che possano aprire ad un ulteriore allentamento dei tassi ufficiali. Il continuo rallentamento della dinamica degli aggregati monetari e del credito alle imprese costituisce un ulteriore motivo di cautela. La crescita a tre mesi di M3 è rallentata ulteriormente a settembre al 2,2% a/a, un minimo da gennaio 2012. Il credito alle imprese non finanziarie a settembre calava del 3,5% a/a da un precedente -3,8% a/a, ma i prestiti oltre l’anno si contraevano ad un ritmo più severo. Forse è solo questione di tempo prima che la politica monetaria e la (molto) graduale ripresa invertano il trend di calo dei prestiti.
L’indagine sul credito relativa al 3° trimestre mostra, difatti, una stabilizzazione delle condizioni al credito. Per la prima volta dal 2009 le banche intervistate si attendono un allentamento delle condizioni al credito alle imprese e del credito al consumo nei prossimi mesi. Tuttavia, a fronte di un miglioramento prospettico delle condizioni di offerta, la domanda di prestiti, in particolare da parte delle imprese, rimane in frenata, data la debolezza degli investimenti. La BCE ribadirà anche che la dinamica sottostante dei prezzi al consumo rimarrà bassa anche nel medio periodo e confermerà l’orientamento ribassista sui tassi di interesse. Una valutazione più completa dello scenario macro ed indicazioni sul corso della politica monetaria si avranno in dicembre, quando la BCE rivedrà le stime per il 2014 e pubblicherà una prima stima per crescita e inflazione nel 2015 e fornirà quindi indicazioni sul corso della politica monetaria nei prossimi 18 mesi.
Per quel che concerne le misure non convenzionali, la BCE ribadirà la sua disponibilità di massima a interventi sul mercato monetario, quali nuove operazioni di rifinanziamento oltre l’anno per smussare il salto di liquidità legato al venire a scadenza delle aste triennale di dicembre 2011 e marzo 2012 e mantenere inalterato l’orientamento di politica monetaria. Tuttavia, non ci aspettiamo un annuncio formale riguardo una possibile data prima di dicembre o inizio 2014. L’eccesso di riserve sistemico è sceso a 200 miliardi con ripercussioni pressoché trascurabili sull’EONIA. È possibile che vi sia un effetto Fed e che questo si inverta quando inizierà il tapering. Ma è pur vero che il mercato si sta gradualmente normalizzando. L’ultima indagine sul credito mostra che per la prima volta l’accesso ed il costo della raccolta sono migliorati al punto da contribuire ad un allentamento alle condizioni al credito, insieme al calo dei rendimenti governativi. Non sembra quindi esserci una necessità di fornire liquidità aggiuntiva o quanto meno di procedere ad un annuncio formale per fine anno. La BCE monitorerà attentamente il ritmo di restituzione dei fondi e la dinamica dei tassi di mercato monetario e deciderà di conseguenza. Mersch, membro del Consiglio Esecutivo BCE, ha indicato che se la restituzione di fondi dovesse procedere ancora in modo ordinato un’altra asta a lungo termine potrebbe non essere necessaria.
Alla riunione di novembre potrebbero emergere dettagli sulla pubblicazione dei verbali o almeno questa era stata l’indicazione di Draghi in agosto.
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