L’approvazione parlamentare del nuovo piano fiscale greco come minimo rinvia di alcuni trimestri la crisi. ….
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Tuttavia, il successo finale rimane appeso a una combinazione di eventi molto favorevole, soprattutto alla luce del graduale indebolimento della maggioranza, e il resto della periferia rimane costretto a un percorso accelerato di risanamento fiscale.
Il doppio voto a favore del nuovo piano fiscale di medio termine del governo ellenico ha allontanato il rischio di insolvenza del paese. Le nuove misure consentiranno all’Eurogruppo di lanciare un secondo programma di aiuti, che a sua volta rimuoverà l’ultimo ostacolo al pagamento della quinta tranche del primo programma da parte di FMI e paesi dell’Eurozona. Le misure proposte sono estremamente ambiziose. La manovra prevede tagli pari al 12% del PIL nel 2011-15, con target per il deficit al 7,5% nel 2011 e al 2,6% nel 2014. La correzione rispetto alla dinamica inerziale dei conti è imponente: circa 5 punti sulle entrate e quasi 6 punti sulla spesa nell’arco di quattro anni. Un saldo primario positivo sarebbe raggiunto nel 2012 (1,7% del PIL). Le principali riduzioni sono attese dal ridimensionamento del settore pubblico e da una selezione dei percettori di sussidi.
Tagli per 6,5 miliardi sono previsti già sul bilancio 2011, a compensare la perdita di efficacia delle misure già introdotte. Dato che senza dismissioni di beni pubblici il debito rimarrebbe su livelli estremamente elevati per anni, sarà creata un’agenzia per le privatizzazioni, chiamata Fondo per la Ricchezza Nazionale (FNR), a cui verranno conferiti i beni e le partecipazioni da dismettere. Commissione Europea ed Eurogruppo nomineranno due osservatori nel consiglio di amministrazione dell’FNR, che sarà nominato dal Parlamento e rimarrà in carica per 6 anni. Le operazioni saranno inizialmente finanziate con capitale fornito dallo Stato, e poi con le commissioni sulle operazioni di dismissione. La FNR potrà anche finanziarsi sul mercato, eventualmente offrendo in garanzia i flussi di reddito delle attività in portafoglio. L’obiettivo è di raccogliere 50 miliardi entro il 2015.
L’erosione della maggioranza parlamentare del Pasok, ormai scesa a 4 seggi, il crescente malcontento popolare e il fallimento del primo programma di correzione consigliano di non dare per scontato che il problema sia avviato a soluzione. Ciò su cui si può ragionevolmente confidare è qualche trimestre di relativa tranquillità, in attesa di verificare se la Grecia riesce a implementare le nuove misure: un periodo che dovrà essere impiegato per ridurre i rischi di contagio. Per gli Stati della periferia, ciò significa procedere senza indugio a ridurre il disavanzo. L’Italia sta annunciando quelle misure sul biennio 2013-14 che erano state richieste dalla Commissione Europea per garantire il pareggio di bilancio alla fine del triennio di programmazione, e già quest’anno dovrebbe registrare un avanzo primario. La Spagna mantiene una buona performance a livello di governo centrale, anche se deve combattere con sforamenti a livello di autonomie locali. Il Portogallo, i cui conti di cassa nel primo trimestre erano migliorati anche per mere dilazioni di pagamento, ha appena introdotto un’imposta una tantum per garantire il rispetto degli obiettivi concordati. L’Irlanda, che pure presenta una correzione molto più diluita nel tempo, destinata a durare molto più a lungo, ha avuto la buona notizia di una revisione al ribasso delle stime di costo per il risanamento del sistema finanziario.
Irlanda e Portogallo dovrebbero teoricamente tornare ad emettere carta a medio-lungo termine nel giro di un anno e mezzo. Una condizione necessaria, ma non sufficiente, è che per allora mostrino un radicale miglioramento dei parametri fiscali e qualche segnale di ritorno alla crescita. Ma un’altra condizione è che per allora la bomba greca sia stata disinnescata, o che il suo timer sia stato resettato di nuovo. Se ciò non accadesse, l’area euro si troverà a finanziare anche questi paesi più a lungo dei tre anni previsti, e allora la miopia dell’attuale assetto di gestione della crisi emergerebbe con evidenza ancora maggiore.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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I market mover della settimana
Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.
La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.
Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.
Martedì 10 maggio
Area euro
Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.
Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.
Stati Uniti
I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).
Mercoledì 11 maggio
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati
dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).
Giovedì 12 maggio
Area euro
Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.
La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output
manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.
Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.
Venerdì 13 maggio
Area euro
Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).
Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.
Stati Uniti
Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.
La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).
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