I dati sulla crescita del 1° trimestre sono stati nel complesso deludenti, mentre l’indagine dei professional forecasters BCE ha segnalato un calo delle attese a cinque anni all’1,84%. L’evidenza dai dati è inconfutabilmente per ulteriori azioni da parte della BCE alla riunione di giugno….
– I dati sulla crescita del PIL nel 1° trimestre sono stati nel complesso deludenti ed evidenziano che la ripresa rimane incerta e assai modesta, fatta eccezione per la Germania. Il PIL dell’Eurozona è cresciuto di 0,2% t/t, stesso ritmo di fine 2013. Su base annua il PIL accelera a +0,9% a/a da +0,5% di fine 2013. La sorpresa verso il basso sul 1° trimestre riduce la stima 2014 all’1,0% da un precedente +1,1%.
– Come si diceva, la Germania ha rappresentato l’eccezione. L’accelerazione a +0,8% t/t da un precedente +0,4% t/t ha superato le attese. L’ufficio statistico ha attribuito l’andamento brillante a una forte accelerazione della domanda interna, in particolare consumi e investimenti in costruzioni, ambedue sostenuti dal clima eccezionalmente mite. La crescita media annua 2014 viene così rivista a +2,1%. Tuttavia, le indagini di clima non evidenziavano fino a fine aprile una significativa accelerazione dell’attività produttiva, e nei mesi primaverili dovrebbe vedersi un rallentamento per effetto della crisi in Ucraina e della normalizzazione dei fattori climatici.
– In Francia il PIL non è cresciuto, e se non fosse stato per un forte contributo positivo delle scorte sarebbe calato di -0,6% t/t; i contributi di esportazioni nette e domanda interna, infatti, sono rispettivamente di -0,2% t/t e -0,4%. La variazione media annua 2014 è ora stimata allo 0,8%. I dati per Francia e Germania sono coerenti con le indicazioni dalle indagini congiunturali degli ultimi mesi. IFO e PMI avevano segnalato un’accelerazione della crescita tedesca nonostante il rallentamento del commercio estero. In Francia PMI e INSEE hanno seguito un andamento altalenante e rimanevano a maggio su livelli coerenti con un andamento fiacco dell’economia.
– I dati di Italia, Olanda e Portogallo, dove il PIL è tornato a scendere, sono più sorprendenti. In Olanda il PIL è crollato inaspettatamente di 1,4% t/t dopo il +1,0% di fine 2013 a fronte di stime di consenso che vedevano una frenata ma non una contrazione di questa portata. Nel caso dell’Olanda dovrebbe aver pesato la dinamica dell’export di gas e quindi è ragionevole attendersi un rimbalzo nel trimestre primaverile. In Portogallo il PIL è crollato di 0,7% t/t dopo essere cresciuto nei tre trimestri precedenti. Su base annua il PIL resta in territorio positivo e avanza di 1,2% a/a, in rallentamento rispetto al +1,5%a/a di fine 2013 (rivisto verso il basso da +1,7% a/a). Sembra che nel caso del Portogallo abbia pesato sfavorevolmente la chiusura della raffineria Gulp a marzo: l’export ne avrebbe risentito significativamente così come ne aveva beneficiato a fine 2013. In Italia, invece, non è altrettanto facile attribuire a fattori eccezionali l’inatteso calo del PIL (-0,1% t/t dopo il +0,1% t/t di fine 2013). Su base annua, il PIL cala di -0,5%, contro il precedente -0,9%. Forse hanno pesato più delle attese il rallentamento del commercio estero e il calo della produzione energetica per effetto del clima eccezionalmente mite. Tuttavia, il dato del PIL non è coerente con le indicazioni moderatamente incoraggianti che si erano avute dalle indagini congiunturali sia per il manifatturiero, che per i servizi.
– Non sono mancati, nell’ultima settimana, indicazioni dai Membri del consiglio BCE di ulteriori azioni già a giugno, che appaiono ancora più probabili dopo gli ultimi dati. Certo un taglio del refi, abbiamo ancora dubbi sulla possibilità che sia decisa subito una penalizzazione dei depositi; pensiamo invece che potrebbe essere preannunciato anche un programma di acquisto di ABS, poi finalizzato e avviato in estate. Un’altra spinta all’azione viene dall’indagine BCE dei professional forecasters, che mostra una revisione al ribasso delle stime di inflazione 2014-16. I previsori intervistati dalla BCE si aspettano l’inflazione in media a 0,9% nel 2014, all’1,3% nel 2015 e all’1,5% nel 2016, in linea con le stime di consenso di aprile. Le attese a 5 anni scivolano ulteriormente e ora sono all’1,84%.
Comunicazioni importanti
La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.
La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



